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iPhone SE batte i marchi cinesi a casa loro

Sembra che l'iPhone SE abbia avuto un notevole impatto sul mercato cinese, sottraendo quote di mercato ad aziende locali come Xiaomi, Oppo o Huawei. Secondo le fonti, il segnale sono le difficoltà da parte delle aziende che producono i componenti.

Secondo nuove fonti l'iPhone SE starebbe guadagnando terreno in Cina, e a farne le spese sarebbero proprio aziende locali come Xiaomi, Huawei e altre.  Lo affermerebbero voci interne al settore manufatturiero cinese, citate dal Digitimes. Secondo la testata taiwanese, i produttori di smartphone stanno ordinando meno componenti, e questo dimostrerebbe le loro difficoltà. 

Il condizionale tuttavia è d'obbligo, considerato soprattutto che in passato sono circolate notizie diametralmente opposte riguardo il nuovo smartphone da 4 pollici Apple.

Di sicuro era legittimo prevedere che un iPhone a basso costo (per essere un iPhone) avrebbe creato una qualche alterazione nel mercato cinese, dove il marchio Apple è apprezzato tanto quanto sono amati i prezzi contenuti.

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Allo stesso tempo, non era ovvio immaginare che l'iPhone SE, che costa 500 dollari circa, andasse a infastidire aziende come Oppo, Xiaomi o Huawei, i cui smartphone sono ancora meno costosi. La cautela è doverosa, anche perché la fonte (Digitimes) non sempre si è rivelata affidabile.

A sostenere la propria ipotesi, Digitimes afferma che i produttori cinesi di smartphone comprano meno componenti, proprio in virtù delle vendite minori – a loro volta innescate dal nuovo prodotto Apple.  

Sarebbe questo l'effetto dell'iPhone SE, particolarmente evidente per i produttori di moduli fotografici: nel 2015 avevano commesse sostanziose, ma i risultati si sono rivelati inferiori alle attese del 20-30%. Difficile svuotare i magazzini, e l'introduzione di smartphone con doppia fotocamera non suscita particolari entusiasmi.

Similmente Apple avrebbe influenzato anche il settore degli alimentatori, in particolare cambiando la tensione di riferimento da 15 a 20 volt. Anche questa mossa avrebbe generato eccedenze di magazzino, e le aziende specializzate sarebbero ora in una situazione di "alto rischio".