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Italia bene nel 5G, male nelle competenze digitali

L’Italia va bene nel 5G, male nelle competenze digitali. È quanto emerge dall’ultima relazione DESI (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società), lo strumento mediante cui la Commissione Europea monitora il progresso digitale degli Stati membri dal 2014. In linea generale, il Bel Paese si è collocato in 25ma posizione, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria.

A penalizzare l’Italia ci sono i bassi livelli di competenze digitali e di base che si traducono in uno scarso utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali nonostante una posizione alta nell’offerta di servizi di e-government. Internet viene utilizzato abitualmente solo dal 74% degli italiani. Non solo i cittadini, ma anche le imprese viaggiano lentamente nell’utilizzo di tecnologie come il cloud e i big data.

Credit - DESI

Quanto alla connettività, con 50 punti l’Italia si posiziona al numero 17 con un aumento del solo 4% per la diffusione della banda larga fissa ad almeno 100 Mbps (dal 9% al 13%). Se il Bel Paese è sotto la media europea (30% contro il 44%) per la diffusione della fibra nonostante l’accelerazione; è ben al di sopra per quanto riguarda la preparazione al 5G guadagnandosi la terza posizione. Per il nuovo standard di rete – si legge nella relazione – l’Italia ha già assegnato il 94% dello spettro armonizzato a livello UE per la banda larga wireless e gli operatori hanno già avviato offerte commerciali nelle principali città. Oltre ad aver già concluso l’asta per le frequenze 5G.

Pessimi risultati per il capitale umano. Gli italiani sono all’ultimo posto della classifica con dati di cui non c’è da andare fieri:

  • nella fascia 16-74 anni, solo il 42% possiede competenze di base (58% nell’UE)
  • solo il 22% possiede competenze avanzate (33% nell’UE)
  • solo il 2,8% di specialisti ICT (3,9% nell’UE)
  • solo l’1% di laureati ICT (1,4% nell’UE)
Credit - DESI

Il 17% degli italiani non ha mani utilizzato Internet, quasi il doppio rispetto alla media europea. Ascolto di musica, visione di video, giochi, videochiamate, lettura di notizie e uso dei social network sono le attività più diffuse. Mentre restano scarse le attività che riguardano i corsi e la vendita online. Solo il 10% delle PMI italiane vende online. Una tendenza che comunque potrebbe cambiare in seguito al periodo di lockdown, in cui le attività digitali hanno ricevuto una grandissima accelerata.

Infine, uno sguardo ai servizi pubblici digitali. L’Italia supera la media europea quanto a completezza dei servizi disponibili, ma si colloca in 19ma posizione a causa del basso livello di interazione tra i cittadini e le autorità pubbliche. Solo il 32% degli italiani usufruisce di tali servizi, con un dato addirittura in diminuzione rispetto al 2018.

Insomma, abbiamo il 5G ma non le competenze!

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