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Xiaomi, come sono cambiati negli anni i prezzi degli smartphone Mi?

L’articolo di oggi prosegue la serie inaugurata con quello riguardante i Pixel di Google e ci porterà ad analizzare l’andamento e l’evoluzione dei prezzi degli smartphone Mi di Xiaomi. Azienda spesso criticata negli ultimi anni per una politica troppo “espansionistica” in termini di prezzi, avrà realmente visto modificarsi di così tanto i costi dei propri device negli anni?

Logo Xiaomi

L’articolo odierno è basato su ragionamenti inerenti i prezzi di listino ufficiali dei device Mi di Xiaomi, rapportati al cambio in euro senza costi degli importatori. In Italia i prezzi dei device, fino al modello Mi 8, sono stati ovviamente maggiori, a causa appunto dei costi logistici legati all’operazione di importazione ed ai ricavi dei negozi terzi.

Le origini

Siamo nel 2011. Il mondo tech si appresta a godere dell’ascesa sempre più importante di Android come sistema operativo, trainato da tante aziende che scelgono questo software per i propri device. Fra queste, una in particolare inizia il suo percorso e la sua avventura con una visione molto “particolare” di questo SO. Stiamo ovviamente parlando di Xiaomi, che con il primo Mi 1 a fine 2011, presenta al mondo la sua visione del mercato tech smartphone fatta di device con un rapporto qualità prezzo incredibile.

Il prezzo al cambio per il primo modello di smartphone della serie Mi è di poco più di 200 euro. Le caratteristiche tecniche rapportate ad oggi fanno sorridere, ma non dobbiamo dimenticarci che i competitors (uno fra tutti il famosissimo S2 di Samsung) non erano poi così tanto diversi lato hardware, ma obbligavano l’utente ad un’esborso molto più elevato. Per cronaca, e per fare un tuffo nostalgico nel passato, vi lascio qui un estratto della scheda tecnica proprio di Mi 1:

  • Display TFT da 4″
  • 1GB di RAM
  • Batteria da 1920mAh
  • sistema operativo MIUI 2.3 su base Android 2.3 Gingerbread
  • Processore Dual Core (Snapdragon S3)
Xiaomi Mi 1

La costruzione estetica non era certamente il suo punto di forza ed il nome Xiaomi all’interno del mercato non era sicuramente il più gettonato fra gli utenti. Nonostante ciò il successo di vendita fra i vari importatori fu tale da far iniziare a circolare il brand Mi anche nel nostro mercato e nel nostro territorio, per quello che veniva considerato un brand adatto ancora però solo per lo più per un pubblico di smanettoni.

Sono a conoscenza anche dell’esistenza di tante varianti che potremmo definire come “intermedie” nella serie Mi di Xiaomi, denominate “c” oppure “s”. Per la realizzazione di questo contenuto sono però state prese in esame solo le varianti principali dei top di gamma Mi di Xiaomi.

Fast Forward fino al Mi 4

La politica di prezzi aggressivi è stata una costante per i tre modelli successivi al Mi 1, presentati a cadenza annuale dal 2012 al 2014, con un prezzo che rimaneva sempre costante in patria, con un valore al cambio compreso nel range fra i 200 euro ed i 250 euro. Quello che iniziò a cambiare in modo indelebile però fu il ruolo degli importatori nella diffusione del nome Mi, andando ad incidere in maniera importante sui prezzi finali che gli utenti italiani dovevano pagare per portarsi a casa un device Xiaomi.

Se è vero infatti che prima del primo modello il nome Mi non era tanto diverso da quello di un’attuale Cubot oppure Dogee, la grande community di appassionati nata appunto dopo il 2011, fece capire al mondo le potenzialità di questa azienda, spingendo sempre più negozi ad investire sugli smartphone della serie Mi.

Fu così che per esempio quelli che erano prezzi potenzialmente molto popolari e di rottura, vedevano il loro valore di accrescersi anche di oltre il 50%, con una serie di criticità intrinseche alle operazioni di importazione (una su tutte la gestione della garanzia), che però non fermarono l’espansione degli smartphone Xiaomi.

Xiaomi Mi 4

Mi 5, l’inizio della storia recente

Forse lo smartphone che potremmo prendere come capo stipite della “nuova” Xiaomi. Le fondamenta degli investimenti in Europa da parte dell’azienda infatti possono essere ricondotti al successo riscontrato dalle varie serie precedenti, culminate con un Mi 5 che per la prima volta metteva realmente al centro un’estetica in grado di rubare la scena e competere con i rivali.

Sono gli anni in cui dal “plasticone” S5, si passa a modelli realizzati in vetro ed alluminio, con Xiaomi che si fa trovare pronta cercando di mantenere la sua tradizione di prezzi aggressivi, nonostante gli ovvi costi aumentati derivanti dall’utilizzo di materiali premium. Il prezzo al cambio per portarsi a casa Mi 5 possiamo stimarlo in circa 300 euro, un valore che però alla prova dei fatti non trovò mai applicazione, per via degli ovvi ricarichi dei vari importatori.

Xiaomi Mi 5

Un piccolo passo falso

Forse l’unico vero passaggio a vuoto della serie Mi. Il modello 6 infatti è secondo me, ma anche secondo tanti utenti appassionati, il punto forse più basso dell’intera serie. Complice delle differenze non così marcate con il suo predecessore, ed un’attenzione a determinati dettagli forse non così importanti per gli utenti, il prezzo subì anche in patria un aumento notevole di prezzo, con condizioni per la prima volta sempre sopra i 300 euro anche per la variante base, e costi per gli importatori che diventavano non così distanti rispetto ai nuovi arrivati sulla scena (OnePlus su tutti).

I giorni nostri

Dalle cadute però si può anche imparare  a rialzarsi“. Questo si devono essere detti in Xiaomi, con una storia recente a seguito del Mi 6, che probabilmente potremmo definire come il giusto compimento di un percorso di crescita e sviluppo ancora ineguagliato nel campo Android (nonostante in tanti stiano cercando la scalata).

Mi 8 infatti è stato il primo device disponibile ufficialmente in un negozio fisico nostrano realizzato da Xiaomi, a segnale di una serie di investimenti che da li a pochi mesi avrebbero portato alla nascita in Italia ed in Europa dei Mi Store e di un circuito distributivo solido ed affidabile

Mi Store

Ovviamente sparisce quasi completamente il discorso importatori, con prezzi che diventano ora ufficiali per la prima volta anche fuori confine. Il posizionamento di Mi 8 fu forse un pò troppo ottimistico (si parlava di un target di partenza di 529 euro), subito però limati nel giro di un anno con Mi 9, acquistabile anche su Amazon  a 449 euro, prezzo di listino ufficiale.

Redmi, POCO… e Mi 11

La sensazione di un ritorno alle origini con l’abbassamento dei prezzi fra Mi 8 e Mi 9 è stata poi però velocemente messa da parte, con un Mi 10 prima (il primo presente anche in versione PRO) ed un Mi 11 dopo che hanno scelto la via dell’allineamento ai competitors, con prezzi che se rapportati agli originali in Cina convertiti in euro, portano un rincaro di oltre 4 volte almeno. Di certo non si tratta della stessa Xiaomi, con ora un servizio ed una presenza sul territorio non paragonabili, ma è interessante prendere come questo dato frutto di ormai 10 anni di attività.

Poco F3

Dato che probabilmente anche ai vertici suona come troppo distante dal senso stesso della proprio mission iniziale. Da qui la nascita dei vari sub-brand come POCO e Redmi, al quale è stato affidato il compito di prolungare la serie fatta di device dotati di un grande rapporto qualità prezzo. Quale sarà il futuro della gamma Mi ancora è presto per dirlo, ma il percorso di costante evoluzione ed aumento dei prezzi pare ormai segnato.

Commentate qua sotto con il vostro modello preferito della serie Mi, dicendoci il vostro pensiero in merito a questa escalation dei prezzi. Pensate che i grandi investimenti attuali possano permettere a Xiaomi di commercializzare prodotti a quasi 1000 euro, oppure ormai avete puntato ad altre aziende per il vostro prossimo smartphone top di gamma?

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