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Nokia: quale piano B? O Windows Phone o affondiamo

Nokia non ha una strategia alternativa nel caso in cui la scommessa di Windows Phone andasse male. A scoprire il fianco ci ha pensato il vice presidente di Nokia Victor Saeijs, che in un’intervista con il quotidiano finanziario svedese Dagens Industri ha dichiarato che “il piano B è che il piano A deve funzionare“. Il Lumia sta registrando confortanti risultati di vendite, ma per ora i numeri non sono sufficienti per fare da salvagente a un’azienda in perdita di 1,07 miliardi di euro.

Saeijs ne è consapevole, tanto da spiegare che Nokia “deve riuscire negli Stati Uniti, se vuole avere successo nel mondo”. Il riferimento è al fatto che i Lumia 800 sono stati annunciati solo in pochi Paesi fra cui Hong Kong, India, Russia, Singapore e Taiwan. In Italia e in altri Paesi europei è arrivato il 19 novembre, ma non è mai sbarcato negli Stati Uniti, dove il Lumia 900 è approdato solo a gennaio, in vendita con AT&T entro fine trimestre.

Per compensare le perdite in attesa che l’accordo con Microsoft porti i frutti sperati Nokia sta sfornando una gran quantità di prodotti di fascia bassa basati su Symbian, di cui la più recente versione è Belle, ma stando a quanto riportato da alcune fonti sembra che la domanda per Symbian abbia rallentato più velocemente di quanto previsto, perché nei mercati in via di sviluppo gli acquirenti sono più interessati ai telefoni Android a basso costo piuttosto che a quelli Nokia economici.

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Al Mobile World Congress è atteso l’annuncio di altri prodotti di fascia alta con sistema operativo Windows Phone, nel frattempo la casa finlandese ha il dovere di contenere i costi, e per farlo ha annunciato che taglierà 4.000 posti di lavoro per traslocare la produzione in Asia, in particolare in Cina e in Corea del Sud. L’assemblaggio dei telefoni a marchio Nokia sarà poi ripartito fra le fabbriche di Ungheria (con 2300 persone in meno), Messico (700 dipendenti in meno) e Finlandia (il taglio qui è di mille operai). 

La pesante riduzione del personale si aggiunge a quella  operata da Elop subito dopo avere siglato l’accordo con Microsoft, quando erano stati lasciati a casa 14.500 lavoratori. L’analista svedese Mikko Ervasti di Bank Evli ha spiegato che Nokia ha la necessità di “seguire i fornitori” se vuole “raggiungere l’obiettivo di riduzione dei costi di 1 miliardo di euro entro la fine del 2013.”