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Operatori TLC obbligati a salvarci dal telemarketing

Il Garante della Privacy ha stabilito che le società telefoniche dovranno fornire a nuovi e vecchi abbonati le istruzioni per iscriversi al Registro delle opposizioni, che blocca le telefonate pubblicitarie.

Le telefonate pubblicitarie potranno essere bloccate in ingresso, e saranno proprio le società telefoniche a doverci comunicare la procedura. “Lo ha stabilito il Garante per la privacy con un provvedimento, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. La nuova normativa sul telemarketing prevede, infatti, che gli abbonati che non desiderano ricevere telefonate promozionali debbano iscrivere la loro utenza telefonica nel Registro delle opposizioni, entrato in funzione il 1 febbraio scorso (Al via il Registro pubblico anti-scocciatori telefonici) e gestito dalla Fondazione Bordoni”, si legge nel comunicato ufficiale.

Telemarketing

L’indicazione vale sia per i nuovi che per i vecchi abbonati. In ogni caso “il Garante ha messo a punto i due modelli di informativa che le società dovranno utilizzare e nei quali vengono specificati i cinque modi per potersi iscrivere al Registro (per posta, tramite numero verde, via mail, via fax, direttamente sul sito web della Fondazione Bordoni)”.

Il primo modello riguarda i nuovi abbonati alla telefonia, fissa e mobile, e coloro che cambiano operatore richiedendo la cosiddetta portabilità del numero. “Il modulo dovrà essere fornito al momento della stipula del contratto, oltre che inserito nei siti web degli operatori telefonici. Consentirà anche di decidere se comparire negli elenchi telefonici ed eventualmente con quali dati (ad. es. solo con il cognome e l’iniziale del nome)”, continua il comunicato.

Il secondo modello é relativo ai vecchi abbonati e “dovrà essere inviato alla prima occasione utile di contatto (rendiconti, fatture, altre comunicazioni di servizio) oltre che essere inserito nei siti web degli operatori”.

Il mancato rispetto delle prescrizioni del Garante comporta sanzioni “da un minimo di 30mila ad un massimo di 180mila euro, che potranno raggiungere, nei casi più gravi, i 300mila euro”.