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Samsung Galaxy Fold, iFixit spiega le rotture

I ragazzi di iFixit hanno detto la loro sui motivi dell'eccessiva fragilità del Samsung Galaxy Fold, il primo smartphone pieghevole.

Il Samsung Galaxy Fold è il primo smartphone assieme allo Huawei Mate X ad avere un display pieghevole, che però a quanto pare è così prono a rotture da aver convinto il colosso coreano a rinviarne la commercializzazione. Ma cos’è che rende così fragile questo innovativo smartphone? Hanno provato a spiegarlo i ragazzi di iFixit.

Gli schermi OLED sono particolarmente fragili

Il primo problema è proprio dovuto agli schermi OLED. Samsung è leader del settore, fornendo gli schermi agli iPhone, ai propri smartphone e in generale avendo prodotto circa l’89% di tutti gli schermi OLED mondiali realizzati nel 2017.

L’esperienza dunque non manca al colosso coreano, ma questo tipo di schermi è particolarmente prono alla rottura totale piuttosto che al malfunzionamento localizzato, soprattutto a causa dello strato di incapsulamento che avvolge il materiale organico. Se si fessura infatti e fa passare ossigeno e umidità è finita.

Cerniera mal realizzata, con diversi punti di ingresso per la polvere

L’altro punto critico, in un prodotto del genere, è ovviamente la cerniera e questa, anche a occhio nudo, ha mostrato sin da subito una realizzazione tutt’altro che impeccabile, con diversi punti in cui quando aperta è possibile che detriti e polvere entrino all’interno, andando a compromettere il delicatissimo display, come per altro già ammesso dalla stessa Samsung dopo le analisi preliminari.

La pellicola protettiva non andava asportata

Diverse delle rotture documentate sono state dovute a tentativi maldestri di togliere una particolare pellicola protettiva che Samsung ha installato in fase di realizzazione e che non era previsto in realtà che venisse tolta, come accade alle normali pellicole che troviamo sul vetro protettivo dei display, tanto che questa anzi rendeva inutile l’adozione di screen protector di terze parti. Ma forse non a tutti era chiaro.

Test effettuati da robot e non da umani

Testare un dispositivo del genere con i robot non può garantire lo stesso risultato di un utilizzo da parte degli esseri umani. Non è tanto una questione di quante volte lo smartphone è stato aperto e chiuso (200mila per la precisione) ma di come l’operazione viene svolta. I robot applicano infatti una pressione omogenea sull’intera superficie esterna ma le persone reali non sono robot e per aprire e chiudere il device faranno pressione solo su alcuni punti specifici, aumentando così esponenzialmente la possibilità che il display si danneggi.

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