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Smartphone carico per una settimana con lo schermo a basso consumo

I moderni smartphone hanno tutti lo stesso problema: la batteria non dura mai abbastanza. Alcuni modelli sono migliori di altri naturalmente, ma in generale ci accontentiamo di arrivare a fine giornata, o a metà del giorno successivo nel migliore dei casi. Ma c'è una novità che promette un grande miglioramento.

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Peiman Hosseini

Sì perché una ricerca nata in seno all'Università di Oxford ha portato alla creazione di uno schermo che non consuma praticamente nulla. Questo è importante perché proprio lo schermo è il componente del telefono che assorbe più energia – è responsabile fino al 90% del consumo, in effetti.

A sviluppare il nuovo schermo è stata la società Bodle Technologies, fondata dal Dott. Peiman Hosseini, che si è già assicurata un generoso finanziamento da parte di uno speciale fondo gestito dall'università stessa. Ci sarebbero già diversi produttori di smartphone interessati, i cui nomi per ora sono riservati.

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Vien da sé che non si sa molto di questa nuova e miracolosa tecnologia per gli schermi. Sappiamo che alla base c'è la stessa tecnologia dei DVD riscrivibili, che permetterebbe di creare schermi dai colori brillanti e ben visibili anche alla luce del sole grazie all'uso di materiali a cambiamento di fase (che passano da cristallino ad amorfo e viceversa). 

Il cambiamento di fase nel materiale è indotto da piccole correnti, ed è in effetti il passaggio che consuma energia. In altre parole si consuma per modificare un pixel, ma non per mantenerlo visibile in un certo stato. Fino a qui c'è una similitudine con gli schermi e-ink (Kindle, Nook e simili), ma la tecnologia di Bodle promette più reattività e più definizione – abbastanza da proporsi per smartwatch, smartphone e dispositivi che oggi usano LCD e OLED. 

"Possiamo creare un mercato del tutto nuovo", ha commentato il Dott. Hosseini, "Oggi bisogna ricaricare lo smartwatch ogni giorno, e questo ne sta rallentando la diffusione. Ma se avessimo uno smartwatch o degli occhiali smart che non hanno bisogno di molta energia, potremmo ricaricarli solo una volta alla settimana".

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Il nuovo materiale, sottolinea Rebecca Burn-Callander su The Guardian, si potrebbe usare anche per finestre e grandi superfici, un mercato il cui valore dovrebbe impennarsi nell'immediato futuro. Sarebbe inoltre possibile per bloccare i raggi infrarossi, mantenere fresco l'interno degli edifici e ridurre i costi per l'aria condizionata.

Insomma sembra un mezzo miracolo, ma dovremo aspettare almeno un anno prima di vedere un prototipo. Fino ad allora, chi ha investito nella Bodle ha fatto più che altro un atto di fede. D'altra parte il Dott. Hosseini (32) ha un background autorevole, e conta sul supporto della Royal Academi of Engineering. E la sua società nasce nell'università britannica che fu definita anni fa quella che meglio di tutte sa sfruttare commercialmente la ricerca scientifica.