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Smartphone sotto controllo, quanto ci spia Carrier IQ?

Pagina 1: Smartphone sotto controllo, quanto ci spia Carrier IQ?

Il “caso Carrier IQ” s’ingrossa. Negli Stati Uniti Samsung e HTC sono infatti già state denunciate, insieme all’azienda che produce l’ormai noto software, uno strumento diagnostico che sembra però in grado di registrare e trasmettere all’esterno molte informazioni personali (Scandalo dei telefoni spia, scaricabarile contro gli operatori).

Sul fronte europeo invece sembra che la situazione sia più tranquilla. Tutti gli operatori chiamati in causa affermano di non usare Carrier IQ – forse grazie alle più rigide leggi sulla privacy – ma non ci sono certezze. Le autorità del Vecchio Continente però non si accontentano, e vogliono vederci chiaro.

Andrew Coward, AD di Carrier IQ

In Italia infatti il garante per la privacy Francesco Pizzetti ha aperto un’istruttoria sul caso, mentre noi continuano ad attendere risposte ufficiali da parte degli operatori. Magra consolazione, non abbiamo trovato traccia di Carrier IQ sui telefoni Android che abbiamo qui in redazione (Galaxy S, Galaxy W e Xperia Arc S), usando un’applicazione apposita scaricabile dal Market. Anche in Germania, Regno Unito, Francia e a livello della Commissione Europea si sta indagando.

L’Ufficio Bavarese per la Protezione dei Dati ha inoltre fatto sapere di aver mandato una lettera ad Apple per avere delucidazioni. “Normalmente i lavoratori Apple in Germania devono parlare con gli USA prima di dire qualcosa, quindi dobbiamo aspettare”, ha spiegato infatti il Garante per la Privacy tedesco Thoma Kranig.

Carrier IQ è certamente capace di registrare problemi riguardanti la rete telefonica, la batteria o la stabilità del sistema operativo. E anche d’inviare questi dati all’operatore telefonico che gestisce la rete, e magari ha venduto il telefono in abbonamento. È utile, ad esempio, per sapere se e perché in una certa zona c’è un maggior frequenza di chiamate interrotte, e provvedere quindi a sistemare il problema.

L’azienda però nega che il software raccolga altri tipi di dati, o che registri informazioni inserite con la tastiera (keylogging). I dirigenti della compagnia hanno ammesso comunque che, per alcuni operatori, l’azienda può trasmettere gli indirizzi web visitati. Un fatto accompagnato da una scusa deboluccia: conoscere gli URL visitati sarebbe utile se il cliente chiama perché non riesce a visitare il sito, e il problema è che scrive male l’indirizzo. Vogliamo crederci, ma è dura. La registrazione degli URL tra l’altro significa anche che l’operatore telefonico sa anche quello che un utente cerca con un motore come Google o Bing, perché la SERP (pagina dei risultati) contiene le parole chiave nell’indirizzo.    

In altri casi invece l’operatore è in grado di dire al cliente che la batteria dura meno perché usa una certa applicazione che consuma molto. Carrier IQ può dire quali applicazioni sono attive, quando è stata caricata o cambiata la batteria, e scovare altri dati simili.