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Il mercato smartphone si prepara ad avere un nuovo protagonista in Europa: abbiamo incontrato Vivo

110 milioni di smartphone venduti nel 2018. Secondo produttore di telefonia in Cina, terzo in India, sesto a livello mondiale. Sono solo alcuni dei numeri di Vivo, azienda cinese pronta a conquistare l’Europa. Lo sbarco ufficiale nel Vecchio Continente sarebbe dovuto avvenire in pompa magna, nel corso del Mobile World Congress 2020 di Barcellona. La fiera spagnola è stata però annullata a causa dell’emergenza coronavirus, ma questo non ha cambiato i piani del gigante di Dongguan.

Più di qualsiasi altro numero, c’è un dato che consente di comprendere la filosofia che ha da sempre contraddistinto Vivo: l’80% della forza lavoro è impiegata in attività di ricerca e sviluppo. L’azienda ha costruito R&D Center in giro per il mondo e, allo stato attuale, ne conta sei in patria (Dongguan, Pechino, Shenzen, Shangai, Nanchino, Hangzhou), uno a Taipei, uno a San Diego e uno a Tokio. Luoghi in cui vengono poste le basi per le tecnologie del futuro. E non è semplicemente una frase fatta.

Esempio lampante di questo approccio è l’APEX 2020, concept phone annunciato a fine febbraio. È il primo smartphone a integrare, nel modulo fotografico posteriore, una stabilizzazione di tipo cardanico, come avviene nei gimbal. Non solo ma, in questo dispositivo, Vivo è anche riuscita a montare la fotocamera anteriore al di sotto dello schermo, senza fori o “tacche” in stile iPhone. Questo è stato possibile grazie a una particolare disposizione dei pixel che, esattamente in quella porzione, aumentano la trasmittanza della luce fino a 6 volte, eliminando al tempo stesso la diffrazione e qualsiasi forma di interferenza con le ottiche.

Queste sono solo le ultime trovate, in ordine temporale, tirate fuori dal cilindro dei centri di ricerca e sviluppo dell’azienda cinese. Chi, come me, ha avuto la fortuna di avere tra le mani smartphone Vivo negli scorsi anni, conosce bene quanto il concetto di innovazione tecnologica sia radicato nelle strategie del brand. Ed è proprio questo fil rouge che ne guiderà lo sbarco in Europa, così come ci ha raccontato Seon Il Hwang, Vicepresidente europeo dell’azienda e responsabile di tutte le attività di marketing, comunicazione ed e-commerce per il Vecchio Continente.

Seon Il Hwang

L’offensiva di Vivo riguarderà tutte le fasce di mercato. Dalla serie NEX, storicamente quella top di gamma dell’azienda, fino ad arrivare alla serie U, con quest’ultima pensata appositamente per la vendita online. In più, il gigante di Dongguan metterà in piedi una strategia simile a quella già vista tra Xiaomi e Redmi, o ancora tra Huawei e Honor: in Europa arriverà dunque anche il brand Iqoo, facente parte della galassia Vivo, che consentirà di puntare sul rapporto qualità/prezzo per determinati segmenti. Insomma, una strategia che abbraccerà il settore smartphone nella sua interezza.

A proposito di canali di vendita, Seon Il Hwang ci ha spiegato di voler replicare, nel tempo, quello che è l’approccio di Vivo in Cina. Infatti, oltre agli store online, l’azienda può contare su ben tre tipologie di negozi fisici: i concept store, gli experience center e i brand store. La logica dunque sarà quella, inizialmente, di sfruttare gli e-commerce e le catene di elettronica, per poi strutturare anche una propria rete. Questa si comporrà anche di veri e propri centri di riparazione, con la logica di poter assistere il cliente in loco.

Tra l’altro, considerando il periodo storico e l’emergenza legata al coronavirus, Vivo può contare su un vantaggio strategico decisivo. Infatti, i centri di produzione dell’azienda non sono dislocati solo in Cina, bensì sono presenti anche in India, in Bangladesh e in Indonesia. Questo dunque, al netto di alcune limitazioni, dovrebbe consentire di non intaccare la strategia complessiva per lo sbarco in Europa, tenendo ben presente quello che sarà il target di riferimento.

A tal proposito, la base di utenti Vivo è davvero interessante. Complessivamente, il 75% dei già clienti dell’azienda si posiziona nella fascia d’età compresa tra 0 e 36 anni (il restante 25% oltre i 36 anni).  Un pubblico estremamente giovane dunque, con il 44% composto da donne, segno evidente di come l’innovazione tecnologica non sia semplicemente fine a se stessa, ma venga in qualche modo incanalata in dispositivi funzionali e, perché no, belli esteticamente, come come ha tenuto a sottolineare Seon Il Hwang.

L’aspetto su cui Vivo sarà chiamata realmente a un salto di qualità è sicuramente l’interfaccia software, almeno nella logica dell’arrivo in Europa. Da questo punto di vista, l’azienda cinese condivide le criticità già emerse inizialmente con le varie Oppo, Xiaomi, Huawei: una UI pensata per le esigenze e i gusti degli utenti orientali, che si adatta con maggiore difficoltà a quelle degli utenti occidentali. Sarà probabilmente questa la vera grande sfida del gigante di Dongguan, al netto di un’innovazione tecnologica che continuerà a rappresentare il faro della propria strategia. Il mercato smartphone europeo si prepara ad avere un nuovo protagonista.