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TikTok si appella in USA: “non abbiamo ricevuto alcun feedback”

TikTok ha deciso di rivolgersi a una delle Corti d’Appello degli Stati Uniti. ByteDance vorrebbe che venissero riviste le azioni intraprese nei propri confronti dal Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS) sotto l’amministrazione Trump, questo perché non avrebbe ricevuto alcun feedback dal comitato riguardante la cessione dei propri asset statunitensi entro il termine ultimo imposto per la vendita.

TikTok - Copertina

Il CFIUS avevo imposto all’azienda cinese la vendita di “qualsiasi attività o proprietà materiale o immateriale, ovunque si trovi, utilizzata per consentire o supportare il funzionamento dell’applicazione TikTok di ByteDance negli Stati Uniti“.

ByteDance aveva richiesto un’estensione della deadline di 30 giorni come previsto dall’ordine del CFIUS, tuttavia non avrebbe mai ricevuto alcuna comunicazione riguardo l’argomento. Inoltre non è ben chiaro quali siano le conseguenze nel caso si raggiunga senza un accordo la data della scadenza, ovvero il 12 novembre.

Per un anno, TikTok si è impegnato attivamente con il CFIUS in buona fede per affrontare i suoi problemi di sicurezza nazionale, anche se non siamo d’accordo con la sua valutazione“, ha dichiarato TikTok a The Verge. “Nei quasi due mesi trascorsi da quando il Presidente ha dato la sua approvazione preliminare alla nostra proposta di soddisfare tali preoccupazioni, abbiamo offerto soluzioni dettagliate per finalizzare l’accordo ma non abbiamo ricevuto alcun feedback sostanziale sul nostro ampio quadro di sicurezza e riservatezza dei dati“.

ByteDance aveva accettato di vendere parte delle sue attività negli Stati Uniti in un accordo complicato che comprende Oracle e Walmart approvato dal presidente Trump a settembre, tuttavia l’accordo non è mai stato approvato dal governo cinese e da allora è rimasto in un limbo.

Di fronte alle continue nuove richieste e alla mancanza di chiarezza sull’accettazione delle nostre soluzioni proposte, abbiamo chiesto la proroga di 30 giorni che è espressamente consentita nell’ordine del 14 agosto“, continua la dichiarazione. “Oggi, con la scadenza del 12 novembre del CFIUS imminente e senza una proroga in mano, non abbiamo altra scelta che presentare una richiesta in tribunale per difendere i nostri diritti e quelli dei nostri oltre 1500 dipendenti negli Stati Uniti. Rimaniamo impegnati a lavorare con l’Amministrazione – come abbiamo sempre fatto – per risolvere le questioni che ha sollevato, ma la nostra sfida legale oggi è una tutela per garantire che queste discussioni possano avere luogo“.

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