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Google Project Brillo, per l’Internet of Things

Pagina 5: Google Project Brillo, per l’Internet of Things

Google Project Brillo, per l'Internet of Things

Developers, developers, dev … ah, no. 

Il concetto di Internet of Things (IoT) risulta ancora relativamente alieno a molti, compresi diversi lettori di Tom's Hardware, eppure è uno dei fenomeni più rilevanti di questi anni. La "Internet delle Cose" è, in parole povere, quella rete a cui si collegano le macchine, dall'automobile al frigorifero, dal cancello elettrico alla poltrona, rendendole più intelligenti, versatili, e in ultima analisi più utili a migliorare la nostra vita quotidiana.

Si possono fare molte discussioni concettuali sulla IoT, sulla sua effettiva utilità, sui rischi per la privacy o su come influenzerà il nostro modo di ragionare. In ogni caso Google ha pensato bene di realizzare Project Brillo, un sistema operativo pensato apposta per questo panorama.

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Possiamo vederlo come una versione "miniaturizzata" di Android, il cui obiettivo è portare armonia in un settore dove ora regna il caos. Si perché idealmente la lavatrice può dialogare con il cestino dei panni, e tutte e due possono parlare con l'app che usiamo per gestire la lista della spesa. Ma in realtà, al momento, è più una Babele elettronica con tante lingue diverse che non si capiscono tra loro. Project Brillo mira a rendere le cose un po' più semplici.

Project Brillo contiene gli elementi essenziali per sostenere la comunicazione tra macchine e quella tra macchine e uomo: Bluetooth, Wi-Fi, gestione dei sensori e così via. Poi c'è Weave, che vuole appunto essere quella lingua franca tra dispositivi di cui comincia a sentirsi il bisogno. Weave è una piattaforma a sé stante, che in effetti può esistere anche senza Brillo.