Android

Volete il codice sorgente? Imparate il cinese e andate a Shenzen!

Android è originariamente sviluppato sotto forma di progetto open source, software libero su cui poi i vari produttori (incluso Google) si basano per realizzare la propria versione personalizzata di sistema operativo da installare sui vari dispositivi.

Quello che però in molti non sanno è che le aziende sono obbligate a rilasciare in cambio il codice sorgente dei propri kernel per rispettare la licenza GPLv2 sotto la quale Android è distribuito. Alcuni di questi OEM rendono la cosa più difficile rispetto ad altri…

Umidigi copertina

Nonostante la grande maggioranza dei produttori di dispositivi Android rilasci pubblicamente il codice sorgente dei propri kernel per rispettare la licenza GPLv2, sono in molti che ritardano quella che ricordiamo è una procedura obbligatoria.

Questo può essere particolarmente fastidioso per il mondo dei modder o degli sviluppatori di custom ROM che spesso si ritrovano a lavorare con codice vecchio, meno ottimizzato e poco sicuro rispetto a quello ufficialmente disponibile per i vari dispositivi.

Alcune aziende sono meno disponibili di altre e, mentre la pubblicazione del codice sorgente in questione solitamente avviene tramite appositi portali online, queste richiedono lo svolgimento di procedure decisamente fuori dalla portata di molti per avere accesso ai “segreti” contenuti in quella che possiamo definire la parte più importante del sistema operativo.

Come scoperto dall’utente Twitter Patrycja (@ptrcnull), Umidigi richiede agli utenti di soddisfare diversi requisiti ridicoli al fine di ottenere l’accesso al relativo codice per i propri dispositivi. Patrycjia ha richiesto il rilascio del codice sorgente per un preciso smartphone, ma le è stato detto da un rappresentante del servizio clienti che la richiesta doveva essere fatta di persona presso il loro ufficio di Shenzhen durante l’orario di lavoro. Inoltre, la risposta di Umidigi ricorda che in tale ufficio si parla solo cinese.

È chiaro che l’azienda sta cercando di rendere il più difficile possibile per gli utenti l’accesso al codice sorgente (che sarebbe obbligata a rilasciare in primo luogo). In questo modo, può apparentemente affermare che soddisfa i requisiti GPLv2. La YouTuber Naomi Wu ha però accettato le condizioni di Umidigi.

Wu ha visitato l’ufficio di Umidigi a Shenzhen, richiedendo il codice sorgente del kernel. La YouTuber ha anche fatto il nome del rappresentante del servizio clienti, solo per sentirsi dire che non lavorava più nell’azienda.

È stato quindi possibile ottenere il codice sorgente di Umidigi alla fine? Wu ha scritto su Reddit che ha ricevuto solo alcuni dei file, ma sta ancora cercando di ottenere il resto.

Una pratica che di certo non farà dormire sonni tranquilli ai possessori di smartphone del brand che per qualsivoglia motivo è riluttante a concedere accesso alle informazioni contenute in tale codice sorgente…

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