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SpaceX, Falcon 9: viaggi nello Spazio, nulla sarà come prima

L'impresa compiuta questa notte da SpaceX apre una nuova era dell'esplorazione spaziale. Ecco le questioni sul tavolo e le prospettive.

SpaceX, Falcon 9: viaggi nello Spazio, nulla sarà come prima

La vera storia inizia oggi. L'impresa di questa notte di SpaceX non è tanto la conclusione di un progetto durato 15 anni, piuttosto l'inizio di una nuova era. Come tale chiude simbolicamente un capitolo della storia dell'esplorazione spaziale e ne apre un altro, quello della sfida per far diventare ordinari i lanci, gli atterraggi e le ripartenze dei razzi, a costi inferiori e con tempi molto ristretti rispetto a quelli che sono lo standard di oggi.

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Partiamo dall'inizio: Elon Musk, l'istrionico e visionario creatore di SpaceX, a giugno 2002 investì 100 milioni del suo patrimonio per aprire un'azienda focalizzata sullo sviluppo di razzi riutilizzabili. Lui era convinto che fosse il futuro dell'esplorazione spaziale, tanti esperti del settore si sono pronunciati con un giudizio scettico. Stanotte Musk si è tolto un sassolino dalla scarpa quando è intervenuto in diretta subito dopo l'atterraggio del primo stadio e ha detto: "abbiamo dimostrato che si può realizzare quello che molti dicevano impossibile".

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Non è la prima soddisfazione che si toglie. Ricordiamo che finora SpaceX è riuscita a recuperare otto dei 13 primi stadi rientrati: non sono tutti, ma la media è alta, considerato che parliamo di un progetto sperimentale.

Qualcuno obietterà che c'è voluto quasi un anno per rimettere in sesto il primo stadio che ha spiccato di nuovo il volo questa notte. È vero, è passato quasi un anno dal primo lancio, ma il Presidente di SpaceX Gwynne Shotwell ha chiarito questa notte che l'obiettivo è quello di atterrare e ripartire il giorno stesso, come conferma Musk stesso:

Quanto ci vuole a recuperare il primo stadio

Per la cronaca non c'è voluto un anno a rimettere in pista il primo stadio che è decollato questa notte: Shotwell aveva già chiarito qualche settimana fa che ci sono voluti 4 mesi, e che questa tempistica una volta a regime si ridurrà della metà. Anzi, persino parlare di ripristino è scorretto, perché il Falcon 9 è progettato fin dall'origine per volare diverse volte prima di raggiungere i limiti operativi.

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Queste informazioni erano già note prima della missione di questa notte, ma molti bollavano le dichiarazioni di SpaceX come "panzane". Oggi cambia tutto.

Questa notte ho seguito la diretta, ho rivisto il video della missione una decina di volte, con l'attenzione catturata dalla volontà di imprimermi nella memoria le immagini dell'impresa storica appena conclusa. Stamani l'ho rivisto senza il coinvolgimento emotivo del primo momento e l'effetto è stato diverso: il primo pensiero non è più "wow è successo davvero, ce l'hanno fatta", quanto piuttosto: "...e adesso?". Non cambia quello che è successo, cambiano la prospettiva e l'aspettativa. Un po' come al primo atterraggio in verticale, che è stato un'emozione, e che sta diventando pian piano qualcosa di "ordinario", nel senso che adesso quando un Falcon 9 atterra in piedi nessuno pensa più che sia un caso fortunato.  

La questione economica

L'altro dubbio che molti avanzano riguarda i costi, a fronte degli effettivi risparmi. I detrattori della prima ora infatti quando hanno visto i Falcon 9 atterrare davvero in piedi l'hanno messa sul piano finanziario. In effetti l'idea di Musk non era inedita: la NASA aveva valutato l'ipotesi di ricondizionare i motori dello Space Shuttle ma aveva gettato la spugna. Il colosso europeo Arianespace ha deciso di non battere questa strada per il momento perché - secondo la valutazione dell'amministratore delegato Stephane Israel - anche ammesso che sia economicamente conveniente recuperare il primo stadio, per raggiungere un risparmio sui costi che si traduca in consistenti sconti ai clienti occorre un tasso di lancio molto elevato, che è fuori portata per l'Europa.

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In un articolo precedente avevamo già affrontato la questione: secondo SpaceX riutilizzare il primo stadio dei razzi consente di tagliare i costi di lancio di circa il 30 percento. Facendo il proverbiale conto della serva, se lanciare un Falcon 9 nuovo ha costi a partire da circa 60 milioni di dollari, il lancio di un razzo riutilizzato potrebbe richiedere circa 40 milioni di dollari. Aggiungiamo che SES per il lancio della notte passata non ha dovuto sostenere costi assicurativi aggiuntivi e ha avuto anche un incentivo, di ammontare ignoto - ma tutte le fonti parlano indicativamente di un 10% o poco più.

L'obiettivo di Musk però è decisamente più ambizioso: si è detto "molto fiducioso di riuscire a ottenere una riduzione di 100 volte del costo del trasporto spaziale". Non subito, perché SpaceX deve prima recuperare i costi di ricerca e sviluppo, ma in prospettiva.

Del resto il numero uno di SES ha minimizzato sulla scelta della sua azienda di affidarsi a un lancio così rischioso, spiegando che nelle missioni spaziali non si ha mai la certezza della perfetta riuscita - e chi è appassionato di questo settore di incidenti ne ha visti tanti anche nelle missioni "ordinarie".

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Oltre ai dati noti però ha aggiunto un'informazione interessante: va bene il risparmio sul costo crudo del lancio, ma nel conto bisogna includere anche la riduzione dei tempi di attesa, ossia il reale punto debole degli operatori satellitari. Oggi il satellite viene costruito, poi resta fermo mediamente sette mesi in attesa di essere messo in orbita, e questo gli impedisce di produrre profitti fin da subito, anzi, costituisce un costo. L'auspicabile contrazione dei tempi di attesa promessa da SpaceX è un'opportunità di risparmio al di là della cifra scritta sul contratto.

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Lanci futuri  

Ci saranno quindi altri lanci come quello della notte appena passata: Shotwell promette che quest'anno SpaceX farà decollare per la seconda volta almeno sei primi stadi recuperati. Non solo per dimostrare che questa notte non è stata un caso fortunato, ma anche per dare respiro alle finanze, che hanno registrato perdite per un quarto di miliardo di dollari - più che altro a causa dell'incidente del 1 settembre 2016 (negli anni precedenti infatti SpaceX annotava piccoli profitti). SES resterà un cliente in prima linea, con due missioni prenotare sui razzi ricondizionati (SES-14 e SES-16).

Da sottolineare che la fase sperimentale è tutt'altro che conclusa, quindi anche i prossimi lanci saranno delle prove generali che - a prescindere dall'esito - saranno fondamentali per mettere a punto il meccanismo vincente che Musk ha in mente.

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Una cosa è certa: il 30 marzo 2017 ha fatto da spartiacque fra la vecchia e la nuova concezione di missioni spaziali. Probabilmente in molti guarderanno alle prossime missioni con più ammirazione verso SpaceX e con un'aspettativa più costruttiva che critica. Del resto quando ci si trova davanti a un successo indiscutibile come questo l'unica cosa che si può fare è applaudire. 

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