Spedizione italiana in Artico, un successo hi-tech

Dopo 89 anni dalla famosa quanto sfortunata spedizione artica di Umberto Nobile e del dirigibile Italia, magistralmente raccontata nel film La Tenda Rossa di Mikheil Kalatozov, il nostro Paese è tornato nell'Artico con la campagna High North 2017. Si tratta di una missione congiunta che ha visto l'impegno della Marina Militare (con il coordinamento dell'Istituto Idrografico), del CMRE (Centre for Maritime Research and Experimentation) della NATO  e di diversi ricercatori dell'ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell'OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale).

I risultati preliminari, illustrati a Roma, sono di assoluto rilievo e hanno contribuito a rendere la ricerca svolta un punto di riferimento assoluto e un elemento di traino per ulteriori ricerche nei settori polari.

WP 20170920 10 28 29 Pro
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano e a destra il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Valter Girardelli

Perché l'Artico

Il Polo Nord è un settore cruciale del nostro mondo attuale e futuro sotto diversi punti di vista. Nei suoi mari infatti potranno passare in futuro importanti rotte commerciali navali, che consentiranno di abbattere i costi accorciando i tempi di navigazione in maniera significativa. Ma l'Artico riveste anche un ruolo fondamentale per le sue caratteristiche di "motore" del clima del pianeta e per questo le dinamiche delle sue acque sono fondamentali per comprendere fenomeni come i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Infine, le sue acque pescose costituiranno in futuro una risorsa alimentare ed economica importantissima.

Immagine
La rotta seguita durante la missione

Conoscere dunque la natura dei fondali oceanici dell'Artico, delle sue correnti e di diverse altre caratteristiche è la necessaria premessa allo sviluppo di nuove rotte, alla comprensione degli equilibri dell'ecosistema e del possibile impatto dello sfruttamento ittico, nonché dell'inquinamento. Argomenti sui quali le ricerche all'avanguardia svolte dal nostro Paese hanno contribuito a gettare nuova luce.

Glider, un sottomarino green e autonomo

Una delle chiavi del successo della missione High North 2017 è stato l'impiego di un glider, un aliante sottomarino che "vola" letteralmente sott'acqua per raccogliere e trasmettere in tempo reale dati sulle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche delle acque. Una tecnologia che sta modificando radicalmente le metodologie di indagine nell'ambiente marino, schiudendo possibilità inimmaginabili fino a pochi anni fa.

hn17 46
Messa in acqua del Glider

Privi di sistema di propulsione, i glider avanzano semplicemente variando il proprio assetto, grazie a una tecnica chiamata "spinta di galleggiamento e spostamento del centro di massa", seguendo traiettorie a dente di sega. Questi dispositivi possono raggiungere profondità fino a 1 km, coprire distanze fino a 30 km al giorno e viaggiare ininterrottamente anche per diversi mesi.

I Glider inoltre non necessitano di equipaggio, visto che le loro rotte sono programmabili e modificabili attraverso una connessione satellitare bidirezionale. Inoltre possono trasmettere i dati in tempo reale, abbreviando così drasticamente i tempi della ricerca. Essi sono infine equipaggiati con sensoristica di vario tipo, dai correntometri acustici (ADCP) agli idrofoni per l'ascolto dei mammiferi e del rumore di fondo, sensori per la bioluminescenza, fluorimetri, scatterometri (radar in grado di misurare le capacità che hanno gli oggetti di ridiffondere all'indietro l'energia elettromagnetica che incide su di essi), sensori per l'assorbimento e l'attenuazione della radiazione luminosa, spettrofotometri per il riconoscimento dei pigmenti di alghe tossiche, CTD con flusso forzato o meno, e sensori per la micro-turbolenza.

Alcuni risultati preliminari

 

La campagna è stata condotta a bordo della nave ITS Alliance con la partecipazione di 25 ricercatori con obiettivi che abbracciavano la geofisica, la geologia marina, l'idrografia del fondo e del sottofondo, l'oceanografia per la dinamica e i caratteri delle masse d'acqua e atmosfera, in cinque diversi siti.

1

Le ricerche, condotte impiegando diversi strumenti, sono state innovative anche perché, grazie all'allestimento di 6 laboratori a bordo della nave, è stato possibile registrare, analizzare ed elaborare i campioni in modo rapido, producendo quindi in poco tempo un report con i dati preliminari, solitamente disponibili dopo non meno di un anno dallo svolgimento delle ricerche stesse.

721305
La nave ITS Alliance

 Scopo della ricerca era di mappare zone inesplorate sia per conoscere la particolare morfologia e natura del fondale marino, che le caratteristiche fisiche e biogeochimiche delle acque.

Tra i risultati preliminari è da evidenziare la nuova mappatura del fondale d alta risoluzione per tutti e 5 i siti indagati, secondo gli standard idrografici dell'IHO (International Hydrographic Organization) e un segnale chiaro delle cosiddette NSDW (Norwegian Sea Deep Water) e delle acque di piattaforma Brine.

3

I dati raccolti sono infatti già risultati indispensabili nel definire le proprietà termoaline (la componente della circolazione globale oceanica causata dalla variazione di densità delle masse d'acqua) di queste acque dense, fredde e particolarmente ricche d'ossigeno. Grazie all'integrazione di tutti i dati raccolti sarà poi possibile fornire le dinamiche stagionali della massa d'acqua in rapporto alla circolazione della BSW (Brine-enriched Shelf Waters) e di quelle dell'Atlantico. Questo aspetto sarà a sua volta un utile supporto agli studi sulle condizioni attuali dei fondali marini in rapporto alle variazioni climatiche e ambientali del passato e del futuro, co le diverse proiezioni.

Pubblicità

AREE TEMATICHE