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Spotify verso Wall Street: all'orizzonte un'IPO senza utili

Il colosso dello streaming musicale è sempre più vicino all'IPO, che consentirà lo sbarco a Wall Street. Gli utili però latitano, ed entrano così in scena i cinesi di Tencent (WeChat). L'obiettivo è giocare d'anticipo su Apple.

Spotify verso Wall Street: all'orizzonte un'IPO senza utili

Spotify è ad un passo dallo sbarco a Wall Street. Il colosso dello streaming musicale si prepara infatti all'IPO (offerta pubblica iniziale), attesa per i primi mesi del 2018. Una mossa fondamentale grazie alla quale, unitamente ai nuovi investimenti provenienti dalla Cina, l'azienda svedese rafforzerà ulteriormente il proprio business, nella logica di poter finalmente cominciare a macinare utili, che continuano a latitare.

Procediamo con ordine. Il valore di Spotify dovrebbe essere compreso tra i 14,4 e i 21,5 miliardi di dollari, così come indicato da diversi analisti del settore, fra tutti quelli di SharesPost. L'azienda svedese si posiziona al vertice del mercato dello streaming musicale, con i suoi 60 milioni di abbonati e 150 milioni di utenti attivi ogni mese.

Spotify IPO
Daniel Ek, co-fondatore Spotify

Il mercato musicale ha però subito importanti cambiamenti negli ultimi anni. Se da una parte l'esplosione dello streaming ha consentito all'intero settore di consolidarsi (con un valore totale di oltre 16 miliardi di dollari), dall'altra parte le realtà che propongono servizi di questi tipo si sono ormai moltiplicate, con l'entrata in scena dei giganti dell'hi-tech.

Non a caso, al secondo posto si posiziona proprio Apple Music, con  oltre 30 milioni di abbonati, seguita da Amazon Music con 16 milioni di abbonati. Società che, rispetto a Spotify, hanno il vantaggio di poter contare su un ecosistema di servizi tra loro complementari che, soprattutto in relazione all'azienda di Cupertino, coinvolgono anche dispositivi con una base di utenti enorme (iPhone, iPad, Mac).

apple music

Un importante vantaggio strategico rispetto a Spotify che, peraltro, vive una situazione finanziaria molto particolare. Quest'anno il fatturato è cresciuto del 43% (raggiunta quota 3,3 miliardi), i dipendenti hanno sfondato quota 3.000, ma il modello di business non riesce ancora a produrre utili.

Non a caso, l'azienda svedese, in questi mesi, si è mossa per consolidare la propria posizione di leadership, che rimane la carta più importante da giocarsi rispetto ai potenziali investitori. A novembre, insieme ad altre piattaforme europee come Deezer e SoundHound, ha fondato la Digital Music Europe, con l'obiettivo di tutelarsi rispetto alle policy dei giganti statunitensi.

Leggi anche: Spotify contro Apple ed Amazon, la guerra dello streaming

Proprio qualche giorno fa, vi abbiamo parlato della lettera inviata dalla Digital Music Europe alla Commissione Europea, nella quale Amazon ed Apple vengono accusate di concorrenza sleale. La logica è quella di spingere l'Unione Europea a garantire condizioni eque nel mercato dello streaming musicale, condizioni che, secondo le piattaforme riunite nell'organizzazione in quesitone, oggi non sarebbero garantite. Ma non è tutto.

Spotify IPO

Spotify si è infatti mossa per trovare nuovi sbocchi commerciali. Ecco dunque arrivare l'accordo con Tencent, vero e proprio gigante cinese, la prima compagnia in ambito tech del Paese del dragone a essere valutata più di 500 miliardi di dollari. Un nome probabilmente sconosciuto ai più, ma che in realtà si cela alle spalle di servizi estremamente noto, tra cui WeChat.

Quest'ultima è l'applicazione di messaggistica istantanea maggiormente diffusa in Cina, ormai vicina ad 1 miliardo di utenti attivi. Tencent è comunque attiva in tantissimi altri settori: dall'intrattenimento ai giochi per PC e smartphone, fino ad arrivare ai mass-media e al web.

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Insomma, un vero e proprio colosso, che ha deciso di investire in Spotify. Questa partnership potrebbe consentire all'azienda svedese di penetrare in maniera più efficace nel mercato dello streaming musicale cinese dove, in questo settore, spopola proprio un servizio di Tencent chiamato QQ Music.

Leggi anche: Apple acquisisce Shazam, ma perchè?

All'inizio del 2017 alcune indiscrezioni parlavano di una possibile acquisizione di Spotify da parte di Tencent, con tanto di offerta rifiutata dall'azienda svedese. L'accordo di investimento tra le due società però apre a scenari inediti, e sarà certamente interessante verificare ipotetiche integrazioni con QQ Music in Cina.

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Spotify è dunque pronta a presentarsi in maniera solida rispetto ai potenziali azionisti, forte della propria posizione di leadership nel mercato. Si profila un IPO praticamente in assenza di utili, con l'azienda svedese che sembra intenzionata a  procedere con il così detto direct listing,  ovvero una pratica basata sulla vendita diretta delle azioni, senza l'intervento di intermediari. 

Inevitabile il richiamo a Snapchat che, nonostante fosse diventato un vero e proprio fenomeno di costume in un lasso di tempo estremamente ridotto, arrivò all'IPO ugualmente senza utili. L'andamento negativo del social-network successivo allo sbarco in borsa è ormai cosa nota, ed il progetto di Spotify si basa evidentemente su una chiave di lettura differente: lo streaming musicale inteso come bisogno continuativo nel tempo da parte degli utenti.

Snapchat

In ogni caso, la pratica del direct listing espone, potenzialmente, il titolo a sbalzi improvvisi in borsa ma, di contro, evita la diluizione del capitale tramite l'emissione di nuove azioni. In ogni caso, è bene sottolineare come si tratti di indiscrezioni non confermate in via ufficiale. Staremo a vedere se l'operazione in borsa di Spotify riscuoterà successo oppure si arenerà.


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