Stop al lock-in nel cloud con la Open Cloud Foundation

Quello del lock-in e dlela difficoltà di cambiare fornitor IT  è un problema molto sentito e che lo diventa sempre più con il diffondersi e l'accettazione dell'IT come servizio.

In quanto tale, e dovendo rispondere a processi di business e sfide globali molto rapide, il settore impone ai fornitori di servizi una velocità di innovazione e industrializzazione finora mai sperimentata ma che contribuisce alla diffusione dei servizi IT in tutti i settori.

Se però da una parte crescono le aziende che si rivolgono al cloud, dall'altra si assiste ad un processo di consolidamento dei Cloud provider e all'emergere di realtà che hanno le dimensioni e l'impatto  tale da portarle a cercare di imporre norme se non de jure perlomeno de facto, norme che limitano il grado di libertà del mercato.

Definire normative aperte è invece l'obiettivo che si è prefisso la Open Cloud Foundation (vedere anche "Servizi aperti o vendor lock-in? La soluzione nella Open Cloud Foundation".

"La chiave per erogare ai clienti il più alto livello possibile in termini di protezione dei dati, sicurezza e soddisfazione, è la condivisione di normative e standard che possono essere applicati, utilizzati e compresi da tutti. Continueremo a lavorare sull'apertura dell'ecosistema cloud affinché vengano abbattute le barriere tecnologiche e burocratiche", ha dichiarato  Stefano Cecconi,  CEO di Aruba.

In un mercato in rapida evoluzione  anche in questo caso la velocità è tutto.

La Open Cloud Foundation verrà registrata ufficialmente e iniziare a operare già nel primo trimestre 2018., con un primo incontro preparatorio che si terrà a Parigi nel dicembre di quest'anno.

La disponibilità a lavorare in stretto contatto e a collaborare con la fondazione è stata espressa  anche da OpenStack, una fondazione che ha fatto dell'openess la propria vision.

 

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