The Pagemaster, film e invito alla lettura fallito

The Pagemaster, film e invito alla lettura fallito

retrocult

Nota del curatore. Insulso, inutile, robaccia, rovina del cinema, schifezza, porcheria ... ci sono innumerevoli aggettivi con cui si può etichettare un brutto film o presunto tale. E la maggior parte di noi non va oltre le cinque o sei parole per esprimere la sua personale stroncatura.

Giustificata o immeritata che sia, comunque, anche la stroncatura è più bella se è argomentata. Come fa oggi il Retronauta. Il suo racconto su Pagemaster è una retrospettiva su un film che non sentirete il bisogno di vedere.

Le prossime righe sono, non ho dubbi, per molti l'occasione di scoprire qualcosa di forse ignoravano l'esistenza. E non solo, perché come ogni buon critico il nostro rimanda con delicatezza alle regole essenziali della narrativa. Ed ecco che da un'ironica stroncatura, da un divertissement sopra le righe, possiamo imparare qualcosa.

Che è, dopotutto, il meglio a cui si può aspirare in una calda domenica mattina di luglio. E in qualsiasi altro momento se è per quello.

Valerio Porcu

 

Piccole Grandi Storie

Dato che vado a periodi, nel senso che ogni tot mi fisso malamente sulle cose, sul Sotterraneo di tanto in tanto me ne esco con delle... chiamiamole rubriche. Fra queste ce n'è una che ho chiamato Piccole Grandi Storie. Siccome la nostalgia è sempre canaglia, una sirena che ti trascina sul fondo di un mare di ricordi alterati, il senso di Piccole Grandi Storie è quello di un equalizzatore, se così vogliamo dire. Che rimette in pari i ricordi del passato con lo sguardo esigente dello spettatore annoiato di oggi.

Quindi, in virtù di tutto questo, il film su cui c'andiamo a buttare un occhio oggi è Pagemaster - L'avventura meravigliosa (The Pagemaster). Polpettone più o meno giovanile a tecnica mista del 1994, con protagonista, carismatico come un cincillà, Macaulay Culkin (la star di Mamma ho perso l'aereo). All'epoca sulla cresta dell'onda, oggi ridotto a fare la cresta sugli spicci.

Pagemaster comincia con l'introduzione del protagonista Rich Tyler (Macaulay Culkin). Un ragazzino pieno d'ansia, panico e fobie che già uscire dal letto, per lui è un'avventura da far impallidire John Connor. Tra l'altro Rich è ossessionato da assurde statistiche, su quanto sia pericolosa praticamente ogni cosa. Tipo le probabilità di farsi del male in casa, o di morire fulminati sul water a causa di una particolare configurazione astrale.

I genitori, soprattutto il padre, sono angosciati dall'assurdo comportamento del figlio. Che va in giro imbacuccato all'inverosimile (compresa la pettorina catarifrangente per andare in bici) a sparare numeri a casaccio. Così, nel tentativo di spronare in qualche modo Rich ad avere più fiducia e sicurezza in se stesso, il padre fa quello che ogni buon cliché americano degli anni '90 farebbe: costruirgli una casa sull'albero.

Non ho la più pallida idea di come una casetta sull'albero dovrebbe aiutare un piccolo disadattato, ma tant'è. Alla fine non è altro che un pretesto, giusto per mandare avanti in qualche modo la storia. Infatti, a un certo punto il Sign. Tyler finisce i chiodi, e chiede a Rich di andare dal ferramenta a comprarli.

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Ferramenta che tra l'atro sta proprio dietro l'angolo, guarda un po' il caso. Cosicché, in sella alla sua assurda biciclettina che fa tanto Chips disoccupato, Rich parte in direzione del ferramenta. Durante la traversata inizia a piovere, ma non una pioggia normale. È una specie di Tempesta Perfetta; pare che la natura stessa si sia rivoltata contro il personaggio, tentando in ogni modo di ucciderlo. Perciò cercando riparo (leggi: mettersi in salvo) Rich s'imbatte in una misteriosa biblioteca.

Questo dettaglio non lo ricordavo. O meglio, ricordavo solo che il bibliotecario fosse Christopher Lloyd (Ritorno al futuro). Non ricordavo però quanto facesse paura. Fa morire ... dalle risate. Rich entra nella biblioteca deserta, da solo. A un certo punto spunta Lloyd che afferra Rich per le spalle, dicendogli Io so cosa vuoi e cosa stai cercando. Sbarrandogli gli occhi a cinque centimetri dalla faccia. Cioè, un adulto che blocca un bambino in luogo isolato, dicendo una cosa del genere: è giusto un tantino inquietante, eh.

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A ogni modo, gironzolando per la biblioteca in cerca dell'uscita, Rich si trova in questa grande sala. Sul cui soffitto capeggia un gigantesco murale dove sono rappresentati i personaggi classici della letteratura. Affascinato dai dipinti, con agile mossa da piccione sbronzo, Rich scivola su una pozzanghera formatasi dal giubbotto bagnato, e sbatte violentemente la testa. Nonostante la botta micidiale si riprende, ma all'improvviso i dipinti del soffitto iniziano a sciogliersi e venire giù in una specie di torrente in piena che lo travolge.

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