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Truffe online: qual è il giudice competente?

Se una truffa avviene online non è sempre facile determinare il luogo dell'accaduto e di conseguenza il giudice componente. Una difficoltà che è stata superata da una recente sentenza di Cassazione.

Truffe online: qual è il giudice competente?

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Sono ormai diversi anni che la giurisprudenza si interroga su quale sia il giudice competente a livello territoriale nelle ipotesi di truffa telematica.

Un caso che si verifica se, per esempio, compriamo un oggetto che poi non ci viene mai consegnato. Ma può anche essere un bonifico bancario non autorizzato, o qualche altro tipo di transazione indebita.

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In casi del genere, non ci sono dubbi: siete stati truffati. Ora la domanda è: a chi rivolgersi? Qual è il giudice competente? A sanare questi dubbi ci ha pensato la Cassazione, con una recentissima sentenza dello scorso 14 novembre.

La truffa online

Il reato di truffa si può realizzare, com'è facile intuire, anche nel commercio online (ecommerce); anzi, tale fenomeno ha assunto un rilievo davvero considerevole. Nello specifico, si tratta di un'evoluzione della truffa contrattuale, ma con criticità ancora maggiori di quest'ultima. Fra le tante difficoltà, ad esempio, emerge la problematica relativa all'individuazione del luogo di consumazione del reato: è quello del luogo da cui il bonifico è partito? O quello del luogo in cui si è conseguito l'ingiusto profitto?

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Il problema principale riguardava l'enorme difficoltà nell'individuare il giudice competente: la regola generale lo individua in relazione al luogo nel quale il reato è stato consumato. In particolare ci si riferisce al luogo dove avviene la "disposizione patrimoniale pregiudizievole", vale a dire dove effettivamente la vittima subisce il danno economico.

Seguendo tale impostazione, nell'ipotesi in cui la vittima avesse effettuato la ricarica di una carta prepagata (es: la Postepay), sarebbe risultato competente il giudice del luogo dell'ufficio postale presso cui fosse stata effettuata la ricarica.

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Stabilire la competenza in questo modo presentava, tuttavia, un inconveniente di non poco conto: si impediva infatti la concentrazione, presso uno stesso ufficio giudiziario, delle denunce presentate nei confronti di uno stesso venditore, magari operante con nomi diversi e/o su piattaforme diverse. Gli uffici investigativi, infatti, non avevano gli strumenti per conoscere, in tempo reale, l'esistenza di altre denunce nei confronti sì della stessa persona, ma presentate presso una qualsiasi altra Procura nazionale.

Anche individuare una serialità nella commissione delle truffe on-line era, in questo modo, estremamente difficile. La situazione è diventata meno confusa grazie all'interpretazione resa con la recentissima sentenza di cui si è parlato all'inizio di questo articolo.

I nuovi strumenti per individuare il giudice

La Cassazione ha modificato l'orientamento in materia l'8 settembre scorso con una sentenza secondo la quale, al fine di stabilire la competenza in oggetto, è necessario valutare il momento in cui si perfeziona il reato, individuando il tempo ed il luogo in cui la truffa si conclude. Sempre nella sentenza in analisi, i giudici affermano che, nel caso di truffa commessa attraverso i pagamenti effettuati tramite bonifico bancario, il reato si perfeziona nel momento in cui sul conto corrente del truffatore vengono accreditati i soldi della vittima. Non è sufficiente, quindi, la sola disposizione di pagamento da parte della vittima, perché è solo con il definitivo accredito sul conto corrente del destinatario/truffatore che avviene l'addebito sul conto dell'ordinante. È questo, pertanto, il momento in cui egli perde definitivamente la somma.

Di conseguenza, per stabilire il giudice territorialmente competente sarà necessario individuare la sede della banca del truffatore.

Tale innovativo orientamento è stato confermato dalla recentissima sentenza dello scorso 14 novembre 2016, con la quale la Corte è tornata ad occuparsi della materia, annullando senza rinvio la sentenza con cui una donna che era stata condannata in grado di appello per una truffa avvenuta via Internet. In particolare, si è riconosciuto erroneo l'aver individuato come competente il tribunale del luogo in cui le vittime avevano materialmente effettuato il bonifico bancario anziché quello del luogo in cui l'imputata aveva riscosso le somme.

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Conclusioni

Il nuovo orientamento giurisprudenziale descritto segna sicuramente un punto di svolta nella trattazione del reato di truffa online. Se non altro, d'ora in avanti, individuare il giudice competente sarà più facile, essendo sufficiente risalire al luogo in cui è avvenuto l'accredito della somma sul conto del beneficiario.

Ad ogni modo, anche qualora non si riuscisse ad avere certezza del luogo di riscossione, non si dovrebbero porre particolari problemi, poiché la Corte ha stabilito che si applicheranno comunque le regole suppletive di cui all'art. 9 c.p.p.

Resta sempre valida, peraltro, la solita raccomandazione, rivolta a tutti coloro che decidono di procedere con un acquisto online: la prudenza non è mai troppa ed è sempre una delle migliori delle soluzioni, così com'è opportuno informare quanto prima le autorità competenti.

Nota: una versione più approfondita di questo articolo, con riferimenti a tutti gli opportuni articoli di legge, si può consultare su Diritto dell'Informatica.

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