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UE, ingannati da Facebook sull'acquisizione di WhatsApp

La Commissione UE ha comunicato a Facebook alcune obiezioni riguardo alle dichiarazioni rese sull'acquisizione di WhatsApp. Il social in particolare non avrebbe detto tutta la verità riguardo alla possibilità di collegare i propri account con quelli dell'app acquistata.

UE, ingannati da Facebook sull'acquisizione di WhatsApp

Lo scontro tra la commissione europea guidata dalla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager e i colossi dell'hi-tech come Apple, Google, Microsoft e Facebook continua. Dopo le notizie di oggi riguardanti l'azienda di Cupertino e quelle di ieri sui possibili provvedimenti riguardo la circolazione di notizie false sui social, la Commissione ha fatto recapitare oggi a Facebook una lettera di obiezioni riguardo

alle dichiarazioni rese nel 2014 durante le indagini sull'acquisizione di WhatsApp.

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In particolare, secondo la commissione, Facebook non avrebbe detto tutta la verità sulla possibilità di collegare gli account degli utenti dei due network, possibilità che sussisteva già allora e non solo a partire dall'agosto 2016 quando il sito in blu ha aggiornato le condizioni d'uso e della privacy.

"Le aziende sono obbligate a dare alla Commissione informazioni accurate durante le inchieste sulle fusioni, e devono prendere questo obbligo in modo serio. La nostra revisione puntuale ed efficace delle fusioni dipende dall'accuratezza delle informazioni fornite dalle società coinvolte" ha infatti dichiarato la Vestager.

Accuse pesanti dunque che, se confermate, potrebbero costare care a Facebook: all'orizzonte infatti si profila una mega multa con importo pari sino all'1% del fatturato globale del colosso statunitense, nonostante quest'ultimo, in ottemperanza alle richieste di varie autorità europee, abbia già rinunciato ad usare nel vecchio continente i dati di Whatsapp per diffondere i propri contenuti pubblicitari. Ora l'azienda di Zuckerberg ha tempo sino al 31 gennaio per rispondere alle accuse di Bruxelles.

Aggiornamento: Facebook ha tempestivamente diffuso un comunicato stampa in cui ribadisce la propria disponibilità alla collaborazione e la propria fiducia in una conclusione positiva della vicenda: 

"Rispettiamo il processo avviato  dalla Commissione e siamo fiduciosi  che dall'analisi completa dei fatti  verrà confermato  che Facebook ha agito in buona fede. Abbiamo costantemente fornito informazioni precise sulle nostre capacità tecniche e sui nostri piani,  incluso le richieste circa l'acquisizione  di WhatsApp e briefing proattivi inviati in maniera volontaria  prima della introduzione dell'aggiornamento  della privacy policy di WhatsApp quest'anno. Siamo lieti che la Commissione confermi  la sua decisione di autorizzazione ("clearance decision" nel testo originale); noi continueremo a collaborare e condividere informazioni con i  funzionari per rispondere alle loro domande".

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