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L'uomo bicentenario, il robot che volle farsi uomo

L'Uomo Bicentenario fu il primo film hollywoodiano ad adattare l'opera di Isaac Asimov. Mostrò che era possibile portare su schermo il lavoro di questo scrittore, e seppe toccare con successo alcuni temi fondamentali della narrativa sia scritta sia filmata.

L'uomo bicentenario, il robot che volle farsi uomo

L'uomo bicentenario, il robot che volle farsi uomo

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Nota del curatore: in origine un robot è una macchina che lavora. Instancabile frutto dell'ingegno, schiavo felice, operatore instancabile. Subito però l'immaginario ha assaltato questa idea e ne ha fatto qualcos'altro. Qualcosa che è rappresentato magistralmente in questo articolo di Valerio Pellegrini.

Il robot, soprattutto quando è umanoide, è specchio dell'umano. E dunque una tra le più potenti risorse a disposizione di un Narratore, a maggior ragione uno abile come Isaac Asimov. Ciò che ci riflette, da sempre, ci obbliga a guardarci, a parlare di noi, ad affrontare il più difficile degli sguardi.

Ha ragione Valerio quando dice che L'uomo bicentenario segna una svolta nel cinema di fantascienza, eppure allo stesso tempo è una storia - come molte di quelle che ci ha donato Asimov- classica, di quelle che scavano nel profondo per obbligarci, con la forza delle emozioni, a giocare con gli archetipi.

Il che è curioso, perché il robot di Asimov è un Mostro noto, un Altro che ci fa riflettere sull'essenza del corpo e sulla natura dell'umano. Eppure questo robot è già obsoleto, è già antico. Oggi la parola non ha solo perso la prima sillaba, ma ha smarrito qualcosa di più. Prima degli umani, i bot hanno già perso il corpo; le IA moderne non hanno certo il cervello positronico di Andy, se non altro. Non ancora.

Valerio Porcu

Trama e ambientazione

L'uomo bicentenario di Chris Columbus (Harry Potter e la Pietra Filosofale, Gremlins) è un film del 1999 che si basa su due racconti di Isaac Asimov: quello omonimo del 1976 e Robot NDR-113 (scritto con Robert Silverbeg) del 1993. I fatti narrati rientrano in un contesto che, tra controversie etiche, uncanny valley e dibattiti filosofici, vede l'umanità sfruttare i robot come forza-lavoro.

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Chris Columbus

In questo contesto si muove (e cresce) Andrew (Andy), un robot molto particolare, che manifesta strane curiosità e improbabili attitudini creative. Finirà con l'ingaggiare un lungo percorso (bicentenario come ricorda il titolo del racconto di Asimov) che lo porterà a diventare più umano dell'umano e a pretendere un riconoscimento ufficiale che sancisca questa sua "umanità". Quasi una via di mezzo tra un diario personale e un libro di Storia dell'umanità androide, il film segue Andy a partire dalla sua entrata in società come domestico della famiglia Martin fino al sorprendente traguardo finale.

Il film è un evento nella storia della fantascienza perché rappresenta un primo importante incontro tra Asimov e il linguaggio audiovisivo. Fino al 1999 sono infatti rarissime le traduzioni per cinema o televisione delle idee del famoso scrittore di origine russa. C'è solo una manciata di episodi televisivi in serial come Out of the Unknown (1965-1971) e tante strizzatine d'occhio in Star Trek.

Da un certo punto in poi ai produttori hollywoodiani comincia a sembrare più fattibile la possibilità di frequentare quello straordinario giacimento di idee sfruttando l'eloquenza della CGI. Qui in particolare un misto tra computer grafica e prostetica riesce a rendere credibile la fusione tra la faccia-funzione di Robin Williams e l'idea di maggiordomo robotico. Il personaggio viene poi seguito nella sua graduale trasformazione dalla rigidità di un corpo meccanico fino al traguardo di un corpo esternamente indistinguibile da quello umano.

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Nel nostro tempo proporre un racconto sull'essere artificiale implica una cornice filosofica sempre più complessa. La scelta di questa sceneggiatura di Nick Kazan è quella di far deflagrare i soliti dubbi su cosa sia l'essere umano in una commedia tragicomica che punta i riflettori sul robot individualizzato.

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