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Venezuela, criptovaluta di Stato per aggirare le sanzioni?

Il presidente del Venezuela Maduro ha annunciato di voler creare una propria criptomoneta in modo da tentare di aggirare le sanzioni internazionali.

Venezuela, criptovaluta di Stato per aggirare le sanzioni?

Una criptomoneta per uscire dall'accerchiamento e sfuggire alle sanzioni finanziarie ed economiche volute dagli USA, che negli ultimi mesi hanno messo in ginocchio la moneta nazionale, il bolivar: è quanto ha annunciato durante la sua trasmissione domenicale "Los domingos con Maduro" il presidente del Venezuela Nicolas Maduro.

Negli ultimi mesi infatti a causa delle sanzioni la situazione economica del paese latinoamericano è al tracollo, e il default è vicino. Il bolivar infatti come detto è stato vittima di una inflazione vertiginosa, 250% in più rispetto all'anno scorso, e non è quindi più' utilizzabile per gli scambi internazionali. Dal primo luglio scorso inoltre il salario minimo mensile è crollato drasticamente, attestandosi a circa 97 mila bolivar, l'equivalente di 28 euro.

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Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro

Da qui l'idea di affidarsi a una moneta virtuale, il petro, che dovrebbe essere garantita dalle risorse minerarie del paese: petrolio, gas, oro e diamanti. "Questo ci permetterà di intraprendere nuove forme di transazioni finanziarie internazionali, per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese", ha annunciato Maduro, "e lo faremo con l'emissione di una criptomoneta, basata sulla riserva di ricchezza venezuelana".

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In realtà la soluzione non è del tutto nuova: già a settembre infatti, a pochi mesi di distanza dal crollo dei salari, molti venezuelani si sono rivolti al mondo degli MMORPG per ottenere preziosi contenuti virtuali da rivendere in cambio di Bitcoin. Quella di Maduro quindi sembra essere una decisione che sistematizza tale prassi in maniera più solida ed affidabile. Il presidente venezuelano però al momento non ha annunciato una data precisa per l'inizio di tale attività, che tra l'altro richiederebbe l'approvazione da parte del Congresso, dove le opposizioni hanno già annunciato battaglia.

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