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I videogiochi sono il rifugio dei disoccupati

L'Economist ha pubblicato uno studio che analizza il rapporto tra gli uomini che non si sono realizzati nella vita e i videogiochi. Atto d'accusa o presa di coscienza?

I videogiochi sono il rifugio dei disoccupati

Ancora una volta i videogiochi sono protagonisti di studi più o meno fondati sullo sviluppo della nostra società, che spesso trascendono la realtà facendo sprofondare l'analisi del caso in una mera demonizzazione. Questa volta l'Economist pone l'attenzione sulla correlazione tra la crescita personale dell'individuo e i videogiochi, responsabili di essere un rifugio per i fallimenti della vita.

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I videogiochi influiscono sull'educazione dei giovani, sulle loro gesta e sul loro futuro. Che ci si trovi d'accordo o meno, buona parte dell'opinione pubblica la pensa in questo modo, soprattutto quando alcune testate giornalistiche, in concomitanza di fatti riguardanti la cronaca nera, si fiondano sull'argomento trovando nel nostro passatempo preferito un perfetto capro espiatorio.

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Questa volta la prospettiva snocciolata da Ryan Avent dell'Economist, sembra essere ben lontana dai toni d'accusa che in genere si abbattono sull'argomento, mettendo alla luce la tesi che i videogiochi siano una sorta di rifugio per chi ha perso il lavoro,  o per chi non l'ha mai trovato.

I dati riportati nell'articolo indicano che tra il 2000 e il 2015 negli Stati Uniti la percentuale di disoccupazione tra i giovani di vent'anni senza laurea è aumentata del 10%. Tra questi il 22% non ha lavorato nei 12 mesi precedenti al 2015. E i videogiochi cosa c'entrano in tutto questo?

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I videogiochi sono la fuga dai fallimenti della vita? (Illustrazioni: Patrik Svensson)

La correlazione tra la disoccupazione di questi giovani e i videogiochi è data dalla percentuale del 75% di tutti coloro che, anziché perseverare nella ricerca di un impiego, preferiscono rifugiarsi nei mondi virtuali dei videogiochi, minando seriamente i rapporti sociali e quindi alienandoli dal mondo reale e da ogni possibile opportunità professionale.

Lo studio porta la firma di Erik Hurst, economista presso l'Università di Chicago, che ha analizzato diverse testimonianze provenienti dal mondo dei lavoratori e dei disoccupati, e di come i videogiochi hanno influenzato il loro rapporto con il lavoro.

Leggendo l'articolo di Ryan Avent, ci siamo resi conto che spesso si tratta di alcuni casi davvero estremi, ma ciò non vanifica lo studio condotto da Erik Hurst che in ogni caso offre un punto di vista interessante e inedito per far riflettere in maniera costruttiva la nostra società.

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