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Anteprima Mafia 3

Potrei dire, certo corroborato anche da un piacevolmente amplificato ricordo, e quindi nientaffatto in maniera obiettiva, che il primo Mafia: The City of Lost Heaven è stato uno dei miei giochi preferiti di sempre. L'essenza dell'italianità contestualizzata nella Lost Heaven (New York) degli anni Trenta, pur applicata a un contesto deprecabile, come quello della criminalità organizzata, è riuscita a esercitare un fascino potente in me. Una narrazione quasi impeccabile e dei personaggi profondi, per quanto fortemente stereotipati, mi hanno fatto innamorare di questo titolo nei primi Duemila.

Diverso è stato l'impatto con il secondo episodio, già di suo più limitato come gioco, con side quest trascurabili e con un free roaming non veramente "free", oltre che con una storia e dei personaggi che retrocedevano dallo stereotipo alla banalità. So che potrei risultare impopolare con questa mia umile opinione ma solo con lo spirito di critica che cerco di far mio potrò descrivervi, in poche righe, le mie impressioni dopo aver giocato a Mafia III.

La demo era una versione quasi definitiva di Mafia III in cui il protagonista, il robusto Lincoln Clay, era impegnato in una missione in cui era necessario far fuori un boss, un certo Derazio. Non mi soffermerò molto sulla vicenda narrata in questo frangente mostrato in fiera con un gameplay effettivo e in tempo reale, poiché vorrei far emergere, piuttosto, le mie impressioni sul gioco stesso.

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Derazio. Pochi capelli, tanta risolutezza. Niente male per un contabile della mala.

La versione provata girava su PC e posso dire che il risultato, considerando effetti particellari, NPC "di passaggio", veicoli, luci, edifici e quant'altro sulle strade della New Bordeaux del 1968, (l'alternativa fittizia all'effettiva New Orleans), era più che buono. L'impatto grafico è notevole, nonostante un leggero aliasing sulla lunga distanza ma, nel complesso, tutto molto apprezzabile, così come anche le animazioni dei personaggi e del nostro Lincoln.

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Un Lincoln violento e truce. Ci piace.

Ciò che ci è stato possibile vedere è che il gioco può essere affrontato, come ormai consuetudine della maggior parte dei titoli action in terza persona, con molteplici approcci, che sostanzialmente è possibile ricondurre a due, ovvero di basso e di alto profilo. Grazie all'amata/odiata visione speciale (una sorta di "occhio dell'aquila" di Assassin's Creed, per intenderci) vedremo i nemici anche attraverso le pareti. Dei giochi – ormai davvero tanti – che prevedano questa funzionalità, ho sempre pensato fossero eccessivamente tendenti a fornire un trascurabile ausilio al giocatore più pigro. Ma, di fatto, è un aiuto che in certi frangenti sembra divenire indispensabile, in Mafia III, specie per proseguire con l'approccio stealth e non farsi scoprire da un nemico dietro una parete, per esempio.

Le uccisioni silenziose sono certamente appaganti e le esecuzioni parecchio catartiche, ma, almeno sotto questo punto di vista, nulla di troppo nuovo sotto il sole. Così come le fasi in cui è necessario sparare, che danno l'idea di essere più l'ennesimo perfezionamento di un già collaudatissimo modo di intendere gli action, e non una novità. Durante le fasi con l'arma in mano, le coperture assolvevano pienamente alle loro funzioni, conferendo dinamismo e fluidità alla fase preparatoria all'attacco di alto profilo.

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Il sistema di coperture è ottimo

A voler muovere qualche doverosa critica, l'IA dei nemici, mentre Lincoln proseguiva la sua scalata verso l'ultimo piano dell'edificio in cui era arroccato Derazio, non mi è sembrata impeccabile. Ho avuto l'impressione che ogni nemico, sia in fase stealth sia durante le sparatorie, fosse poco reattivo, e che lasciasse un eccessivamente ampio margine di azione al protagonista, in fase preparatoria dell'azione d'attacco, fosse essa furtiva o meno.

Inizialmente pensavo che il protagonista fosse un po' fuori luogo con il classico contesto mafioso italoamericano, invece si è dimostrato un roccioso e accattivante sicario. In modo simile anche le mie titubanze sulla location, l'affascinante e "black" Louisiana, sono cadute dinanzi alla solidità di quello che sembra essere un titolo sì ancora passibile di modifiche e perfezionamenti (soprattutto in materia di intelligenza artificiale e reattività dei nemici) ma che promette davvero cose interessanti. Nota di merito alla trama e alle missioni secondarie, che dovrebbero essere diverse a seconda dei vari distretti (visitabili nella versione finale del gioco), ma al gameplay in generale, perfezionabile ma di certo accattivante.

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La citta di New Bordeaux e i suoi vari distretti ricchi di vita

Possiamo dunque riporre buone speranze in questo titolo, a condizione che gli sviluppatori di Hangar 13 smussino gli ultimi difetti rimasti e mettano a punto un impianto di gioco solido e parecchio convincente. Ed incrociamo le dita affinché ci venga presentato infine un gioco il cui punto di forza non siano solo le pin up nei Playboy collezionabili…