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Ashwalkers: A Survival Journey | Recensione: un viaggio in cenere

Ashes to ashes, cantava il compianto “king”, David Bowie, e un riferimento più calzante non ci poteva essere, per introdurvi al nuovo titolo francese dello studio Nameless XIII, il nuovo team realizzato da Hervé Bonin, co-fondatore di Dontnod e portato alle luci della ribalta grazie a titoli quali il franchise di Life is Strange. Non molto diverso nei tecnicismi e nel genere è l’avventura di cui andiamo a parlarvi, Ashwalkers: A Survival Journey, in originale Cendres, disponibile su Steam da diversi giorni. Si tratta di un walking simulator con quattro protagonisti, che dovranno affrontare pericoli ignoti attraversando lande remote e desolate, per non parlare dei recessi più oscuri della mente umana e delle rivelazioni di quanto si cela nell’ombra di massi rocciosi e in abitazioni abbandonate. Cosa vi attende dunque in questo nuovo titolo? E soprattutto, quanto lascito testamentario possiamo recuperare delle avventure adolescenziali di Life is Strange, in questo point’n’click? Ve lo raccontiamo nella recensione della nostra prova.

Foto generiche

Ashwalkers: A Survival Journey, viaggio nelle ceneri morali

Veniamo catapultati in un mondo distrutto da un cataclisma naturale, dove la società umana è ormai al collasso e i pochi superstiti si sono divisi in due categorie. Da una parte, i più fortunati, si sono stabiliti all’interno di cupole destinate a preservare e proteggere la vita dai fenomeni naturali ormai impazziti e che rischiano di portare la specie umana alla totale estinzione. Dall’altra, i cosiddetti “Selvaggi”, vivono nelle aride lande di polvere, tentando di sopravvivere con metodi anche piuttosto primitivi e rozzi, ma alternative non se ne vedono.

Nient’altro dunque che strani esseri mostruosi, non troppo pericolosi tuttavia, uomini aizzati dall’istinto omicida e di sopravvivenza, e i nostri quattro prodi. Questo è il panorama desolato e desolante che ricopre la superficie terrestre, oltre alla polvere e le ceneri di un mondo ormai passato a miglior vita; ceneri che derivano da un grande vulcano in eruzione a ogni ciclo temporale. Non mancano nemmeno tempeste e disastrosi tsunami che si abbattono in ogni parte del pianeta. Il tutto reso da una grafica che percorre l’intera scala di grigi, per culminare al nero. Unica nota di colore, il rosso, chiaramente simbolo di sangue, pericolo, perdita.

Ashwalkers

In questo mondo monocolore, o quasi, cominciamo ad avventurarci quando gli scienziati di una delle cupole prevedono che al prossimo fenomeno disastroso, la loro casa non sarà in grado di resistere, dunque entrano in gioco i protagonisti, ossia un gruppo di quattro persone composto da personalità diverse tra loro, e che impareremo a conoscere e gestire: Petra il capitano, Sinh il guerriero, Kali la diplomatica e Nadir l’esploratore. Questi “fantastici quattro” rappresentano ormai l’ultima speranza della popolazione, con la missione di trovare la leggendaria “Cupola delle Cupole”, in versione originale “Dome of the Domes“, unica nel suo genere in quanto saprà contrastare e resistere a qualsiasi calamità. O almeno così ci auguriamo.

Un ibrido che unisce walking simulator e gestionale

Ashwalkers, lo dice il titolo stesso, parla di questi quattro personaggi la cui azione vera e propria a cui possiamo assistere sullo schermo sarà quella di trascinare i propri stanchi piedi nella cenere che copre il terreno, chiamandoci a scegliere il loro destino di volta in volta. Non dovremo fare altro che decidere se agire in maniera impulsiva, pacifica, o astenerci, ogni qualvolta ci sarà un ostacolo da affrontare, mai senza conseguenze. Quale che sia infatti la nostra decisione, i nostri eroi vedranno aumentare o diminuire le proprie statistiche, tra umore più o meno alto, energie a disposizione, temperatura corporea e sazietà. Tutti parametri che potremo far recuperare loro piantando un accampamento ogni qualvolta, o quasi, ne avremo necessità.

In questi casi, dovremo gestire i bisogni del singolo e della squadra, dovendo sia far recuperare le loro energie, sia farli interloquire tra loro, così come non possiamo dimenticare di fare la guardia al nostro accampamento e preoccuparci del loro riposo psicofisico. Questa è la parte più gestionale, durante la quale, anche in questo caso, le scelte che andremo a compiere fanno parte di una narrazione non lineare, che comporta la presa di scelte significative in complessi dilemmi morali e situazioni che andranno a definire il nostro percorso durante l’esperienza di gioco. Il tutto, prevedendo ben 34 finali diversi, anche se non sarà facilissimo arrivarci.

Per via della longevità eccessiva? Non troppo, anzi: ogni partita dura circa un paio d’ore, quasi 5 per coloro che si vogliono prendere il tempo necessario per decidere con calma le opzioni da selezionare. Il vero “problema” sarà la lentezza di gioco: sarà per l’assenza di colonna sonora che sappia tenere alta l’attenzione e coinvolgerci, o per il panorama complessivamente grigio e cupo che ci attende graficamente, ma Ashwalkers si rivela davvero lento, privo di azione fluida e interessante. Anche quando i box di testo ci raccontano che i personaggi hanno combattuto, sullo schermo non vedremo niente di tutto questo, dunque le minime azioni diverse dall’esplorazione e dalla raccolta di oggetti e risorse nel mondo non sono animate graficamente.

Ashwalkers

Inoltre dobbiamo tenere conto del fatto che, per quanto potremo decidere come agire di volta in volta, Ashwalkers non è un vero e proprio open world, dunque dovremo seguire un unico percorso, eccezion fatta per pochi bivi che si pareranno di fronte a noi. D’altro canto, se il gioco si configura come un’esperienza non troppo dinamica e dall’azione concitata, dovremo però capire come gestire le risorse dei membri del gruppo, oltre alla loro salute fisica e mentale, e imparare a conoscerli attraverso le dinamiche relazionali che si vanno a instaurare di volta in volta. Tutto questo viene rappresentato sullo schermo mostrando i risultati in maniera distinta: gli aspetti positivi dopo ogni incontro, o azione che dobbiamo compiere, compaiono in una barra scura, con le statistiche aggiornate dei potenziamenti ottenuti, mentre quando si perdono punti o risorse, la perdita viene segnalata in rosso.

Un survival a cui è difficile sopravvivere

Per tirare le somme di quanto abbiamo visto, Ashwalkers non è sicuramente il tipo di gioco che si addice a un giocatore in cerca di azione, adrenalina, fluidità. Per quanto sia molto breve, ci siamo trovati di fronte allo stesso finale diverse volte, nonostante abbiamo cercato di spaziare sulle scelte offerte, anche quelle principali. Dunque la frustrazione è dietro l’angolo, se siete alla ricerca di completare tutti i finali possibili e vedere come finisce la storia in ogni modo previsto.

Ashwalkers

Inoltre l’esplorazione, come dicevamo, è davvero limitata e limitante: nonostante non vi siano effettivi ostacoli che ci impediscano di procedere, le zone di gioco sono tanto ampie, quanto non perlustrabili. Risultano infatti delimitate come da muri invisibili che ci obbligano a percorrere un cammino lineare. E se vi steste chiedendo quale sia il core vero e proprio del genere di questo gioco, ossia l’elemento survival, un motivo per cui abbiamo procrastinato il nostro giudizio c’è, e sta proprio nella perplessità di fondo, insorta sulle caratteristiche di questo gioco. Se infatti dobbiamo stare attenti alle statistiche vitali di tutti e 4 i personaggi, dovremo essere cauti anche rispetto alle condizioni metereologiche, sempre casuali e influenti sui valori vitali dei personaggi, ma non in maniera eccessiva e brutalmente improvvisa. Non ci attende dunque un’esperienza adrenalinica e ad alta tensione. Anzi. Sopravvivere a questo survival sarà già un buon risultato.

6

Ashwalkers: A Survival Journey


Ashwalkers: A Survival Journey è un titolo non all'altezza di competere con i principali giochi del suo genere, ma buono per i neofiti di questa categoria, che desiderano avvicinarvisi senza ansie e timori. Il coinvolgimento non è così elevato, soprattutto per via di un gameplay lento e non tanto variegato quanto ci si possa attendere. Le tematiche psicologiche dei protagonisti non sono molto approfondite e il dinamismo delle azioni su schermo lascia a desiderare, essendo davvero limitato.

Pro

  • grafica abbastanza curata...
  • approcci sempre variegati...
  • survival con i principali tratti del suo genere...

Contro

  • ...ma l'uniformità di colori non è troppo coinvolgente, alla lunga
  • ...ma è frustrante tentare di raggiungere tutti i finali previsti
  • ...ma presenti in maniera elementare e poco approfondita
6