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Assassin’s Creed Valhalla | Anteprima, lo abbiamo giocato per 3 ore

Dopo un anno di meritato riposo, ritorna una delle produzioni più importanti dell’intera industria del videogioco moderno, nonché uno dei pilastri portanti dell’attuale line-up di Ubisoft: Assassin’s Creed. Dopo il successo di Odyssey, atto a consolidare il cambio di rotta avvenuto con Origins, l’intero brand sembra aver acquisito nuova linfa vitale, intraprendendo un percorso più orientato al gioco di ruolo e che, lentamente, si è distanziato dalla struttura classica del genere action-adventure. Un percorso complesso, a tratti rischioso, ma che sembra aver raggiunto la sua forma completa, perlomeno da quanto potuto testare fino a ora, con il nuovo Assassin’s Creed Valhalla.

Il nuovo capitolo della serie made in Ubisoft ci propone: un nuovo personaggio, una nuova epoca storica, nuove ambientazioni e, soprattutto, un impianto ludico più equilibrato che potrebbe far la gioia sia del nuovo pubblico, che dello stuolo di appassionati di lunga data, fedeli al brand fin dalle sue origini. In vista dell’Ubisoft Forward, abbiamo avuto la possibilità di giocare per ben tre ore ad una versione “work in progress” del titolo, in arrivo entro la fine dell’anno. Un tempo sufficiente per farci apprezzare, al netto di qualche incertezza, un’esperienza travolgente e dinamica, in grado di sorprenderci positivamente.

Alla conquista dell’East Anglia

Siamo nell’East Anglia, una regione martoriata dalla guerra in cui l’intervento di Eivør, il protagonista che potremmo decidere se sarò maschio o femmina, ne potrebbe cambiare le sorti, eleggendo un nuovo Re. Sin dai primi minuti di gioco non possiamo fare a meno di notare quanto l’atmosfera generale che si respira in Assassin’s Creed Valhalla ci ricordi fortemente The Witcher 3. Non si tratta, ovviamente, di un paragone negativo, al contrario è sicuramente un elemento molto positivo e che potrebbe convincere anche gli estimatori dell’opera magna di CD Projekt RED. L’East Anglia ci è sembrata un incrocio tra il Velen e le Isole Skellige: fredda, paludosa e isolata. L’esplorazione si è rivelata piacevole in ogni sua parte, così come le varie attività di sincronizzazione delle torri, di eliminazione di animali leggendari o boss speciali, e la ricerca di equipaggiamento e libri della conoscenza, ci hanno restituito delle sensazioni davvero piacevoli grazie soprattutto a una porzione di mappa che, seppur permeata da un’atmosfera tetra, si è rivelata ricca di varietà nelle ambientazioni.

Che sia a piedi, a cavallo o in nave, spostarsi non è mai fine a se stesso e possiamo sempre trovare un punto d’interesse da raggiungere o capitare in un evento casuale, che potrebbe portarci, in alcuni casi, ad affrontare una missione secondaria. Insomma, a differenza di Odyssey, tutto il comparto ludico sembra funzionare meglio, andando ad eliminare tutti quegli orpelli secondari che allungavano troppo l’esperienza di gioco senza portare a nulla di realmente nuovo o intrigante sul comparto ludico. Proprio a seguito di questa limatura dell’impianto di gioco, i dialoghi a scelta multipla sono stati ridotti all’osso, focalizzandosi unicamente sulle missioni principali e indirizzando realmente il tessuto narrativo verso sponde completamente diverse. Per farvi un breve esempio, durante il nostro provato abbiamo deciso di risparmiare la vita a un pericoloso boss, il quale si è ripresentato più avanti nel corso, della narrazione, stravolgendo un elemento chiave della trama. Lo avessimo eliminato a tempo debito, la storia si sarebbe diretta verso sponde differenti e, potenzialmente, inedite. Non vi nascondiamo che questi crocevia narrativi, per quanto non si rivelino come una meccanica inedita per il genere, si sposano bene con la serie e potrebbero essere un ottimo stimolo per garantire maggiore longevità ad Assassin’s Creed Valhalla.

In merito alla trama non possiamo dire moltissimo, poiché la parte di storia da noi giocata non si poneva all’inizio del titolo e di conseguenza ci siamo trovati in difficoltà a comprendere appieno le dinamiche che hanno portato Eivør in quella regione. Sappiamo, però, che ci troviamo nel nono secolo dopo Cristo, in un’epoca dove i vichinghi invasero un Inghilterra in guerra. Allearsi e crearsi delle amicizie si rivelerà fondamentale per l’avanzamento, e la conseguente comprensione, di tutta quella componente narrativa che gravita attorno alla singola storia del protagonista. Le quest presenti, però, ci hanno permesso di dare un primo sguardo agli assedi che sostituiscono gli scontri a campo aperto di Odyssey. Queste sfide ci buttano letteralmente in mezzo al campo di battaglia, dapprima con uno sbarco navale e successivamente con uno scontro frontale in cui abbiamo modo di utilizzare anche delle armi d’assedio. L’idea, per quanto non sia nulla di troppo originale, ci ha divertito sia per l’imponenza delle due fazioni in lotta che per una generale limatura delle meccaniche di gioco, meno farraginose rispetto a quelle di Odyssey. Siamo curiosi di vedere, una volta che avremo sottomano la versione definitiva del gioco, se questi combattimenti su larga scala riusciranno a risultare impattanti, e stimolanti, nell’esperienza finale.

L’East Anglia, così come tutto il resto della mappa di gioco, non nasconde solo combattimenti, sangue e violenza, ma anche attività che ci permettono di rilassarci e svagarci. Nella versione completa del titolo ci saranno gli accampamenti, non presenti nella Demo da noi testata, con tutte le loro attività collaterali e i mini-giochi, come quello dei dadi, che offriranno potenzialmente ore di svago in una versione evoluta, e maggiormente interattiva, della celebre tenuta di Ezio Auditore. Già nella nostra prova, però, siamo riusciti a pescare, fare delle gare di bevute o a compiere sfide di tiro con l’arco. Da un punto di vista prettamente disimpegnato, le attività per svagarsi, e distaccarsi dalla main quest, saranno presenti in forma decisamente più estesa che nei capitoli precedenti.

La brutalità di Eivør

Pur cercando un miglioramento costante nel corso del tempo, la saga di Assassin’s Creed ha sempre mostrato il fianco a un elemento che non ha mai trovato una quadra vera e propria: il sistema di combattimento. In Valhalla, Ubisoft ha lavorato molto per renderlo più dinamico e maggiormente soddisfacente, restituendoci sensazioni, tutto sommato, positive seppur ci abbia lasciato ancora qualche perplessità preliminare. Sfruttando un modello molto simile ai Souls-like, in Assassins’ Creed Valhalla possiamo agganciare un nemico specifico, avvicinando la telecamera per focalizzare l’azione sul combattimento imminente. Un bel modo per affrontare boss o guerrieri particolarmente potenti, ma che crea qualche problema nel momento in cui abbiamo diversi personaggi che ci attaccano allo stesso momento, generando alcune difficoltà, specialmente durante le battaglia su larga scala come gli assedi, nella gestione ottimale dell’azione di gioco. Possiamo schivare, parare con l’ausilio di uno scudo, attaccare con due armi, una per mano, o scegliere di usare un’arma a due mani. In più Eivør può sfruttare, attraverso l’adrenalina, una serie di abilità che funzionano in maniera del tutto simile ad Odyssey, solo, almeno per quanto visto fino a ora, maggiormente contestualizzate con il periodo storico e la tradizione culturale del protagonista. Potremo, infatti, scagliare un’ascia bipenne contro i nostri avversari o, in alternativa, stordirli afferrandoli di sorpresa con un placcaggio, per poi sbatterli al suolo o schiacciarli contro un muro in un tripudio di animazioni dall’elevata fisicità. In generale il nostro protagonista è brutale e non manca una forte dose di violenza e di sangue che scorrerà copiosamente, in particolar modo durante le esecuzioni. Se veniamo colpiti gravemente dobbiamo, come da prassi, curarci e sarà farlo utilizzando bacche o frutti che troveremo durante le nostre scorribande in giro per la mappa.

A galvanizzare un combat system sicuramente migliorato, ma con ancora qualche sbavatura da sistemare, ci pensa uno stealth ritornato in grande spolvero. Inizialmente potremmo controllare la zona con il nostro corvo, che andrà a sostituire l’aquila dei precedenti capitoli, prima di agire. É corretto chiarire fin da subito che la lama celata è ufficialmente tornata in questo capitolo anche se, nuovamente, non sempre riuscirà a uccidere subito un nemico. In alcuni casi, compresi i boss, appare una schermata al centro dello schermo che ci chiede di premere nel momento giusto il tasto esecuzione, così da poter eliminare istantaneamente un particolare nemico. In caso di fallimento, colpiamo comunque l’avversario, ma senza eliminarlo subito. Un compromesso che ci sembra accettabile, e che riesce ad aumentare il livello di sfida senza snaturare uno dei capisaldi della serie, fin troppo rielaborato nel corso dei capitoli precedenti.

Sempre in merito a quell’equilibrio di cui vi abbiamo parlato in precedenza, non abbiamo più un level cap. Eivør otterrà esperienza, si, ma solo per ottenere punti abilità aggiuntivi, ciò significa che le singole aree non sono delimitate da un determinato livello. Sempre a proposito di abilità, possiamo ottenerle attraverso tre rami: Orso – per la resistenza -, Corvo – per la furtività – e Lupo – per la forza. Tutte le skill sono sbloccabili come dei nodi, permettendo al giocatore di scegliere da che cosa partire e come impostare lo stile di gameplay di Eivør. La gestione dell’inventario è simile al passato, ma per fortuna non abbiamo più quelle centinaia di equipaggiamenti da dover eliminare ogni volta. Si trovano molte meno armi e armature, le quali sono uniche nel mondo di gioco e possono essere potenziate con i materiali ottenibili, per esempio, con le razzie. Questi ultimi sostituiscono gli assalti alle imbarcazioni di Odyssey e permettono di assaltare un avamposto nemico con i propri uomini per ottenerne le risorse. Per effettuare una di queste attività occorre muoversi con la propria barca, anche in questo caso utilizzabile per gli spostamenti. Sono state rimosse totalmente, invece, le battaglie navali viste nel precedente capitolo.

Tutto questo ci porterà nel Valhalla?

Come abbiamo detto in apertura, queste prime ore di Assassin’s Creed Valhalla ci hanno piacevolmente convinto. Il titolo sembra essere più equilibrato rispetto ad Odyssey, continuando con il suo percorso ruolistico, ma mantenendo il rispetto per la tradizione da action-adventure. Meno dialoghi e più azione, più approcci stealth e un combat system che comincia finalmente a convincere di più rispetto al passato. Ciò che abbiamo provato è senza dubbio una minuscola parte di quello che avremo modo di vedere durante il gioco finale, che ancora deve mostrarci la parte più corposa relativa alla storia, alle missioni secondarie e alle svariate attività che saranno presenti nella versione finale, come il tanto chiacchierato accampamento. Ma già da ora possiamo senz’altro dire che questo nuovo capitolo ha tutte le carte in regola per continuare con l’ottimo lavoro iniziato con Origins, proponendoci un’altra esperienza longeva e divertente, che tuttavia dovrà ancora mostrare le sue qualità migliori per poter raggiungere il Valhalla videoludico.