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Assassin’s Creed Valhalla, sarà lui il capitolo della maturità per il proseguo della saga?

Assassin’s Creed Valhalla è la produzione con la quale Ubisoft dovrà dimostrare di saper finalmente gestire in maniera del tutto convincente il nuovo corso della sua serie più popolare, quello per il quale i suoi capitoli da action adventure dalla rilevante componente stealth si sono trasformati in action RPG. Non è più il tempo di chiedersi se quella operata dalla compagnia francese sia stata la scelta giusta per far progredire il franchise, secondo alcuni (molti?) cambiandolo talmente a fondo nelle sue dinamiche principali da snaturarlo; è ora, piuttosto, di pretendere che a livello di gameplay, progressione, struttura di gioco, siano implementate tutta una serie di soluzioni che rendano davvero coerente e significativo l’impianto ruolistico e finalmente sostenibile la scelta di espandere in maniera sensibile l’esperienza di gioco.

Effettivamente le cose si erano messe subito bene per il “nuovo” Assassin’s Creed, con un Origins che aveva intercettato varie tendenze del momento videoludico, scegliendo la via dell’open world e arricchendosi di elementi presi di peso dalla tradizione degli RPG. Pur senza proporre alcunché di realmente innovativo, era riuscito a infondere nuova linfa nella serie. È stato con Odyssey che Ubisoft ha compiuto il passo falso che tanto i giocatori le rimproverano e dal quale derivano i timori riguardo Valhalla, perché se l’avventura in Egitto risultava sempre godibile quella in Grecia arrivava a diventare un tedio assoluto, ammorbata da costanti cali di ritmo.

Spinti sicuramente dalla voglia di far bene e da una certa ambizione, gli sviluppatori avevano decisamente esagerato. Assassin’s Creed Odyssey è forse l’action RPG di stampo open world dalla mappa più banale di sempre. Nel momento in cui ci si affida a un mondo aperto occorre utilizzare un collante con il quale tenerlo bene unito, e questo può essere la storia (o meglio ancora, le storie), come in The Witcher 3: Wild Hunt, il gameplay più puro, come in The Legend of Zelda: Breath of the Wild o l’estrema densità di avventure nelle quali imbarcarsi, come in The Elder Scrolls V: Skyrim.

Assassin's Creed Valhalla

All’epopea di Kassandra (o Alexios) mancava del tutto coerenza, perché per quanto si potesse rimanere rapiti dalla bellezza degli straordinari paesaggi che ci si ritrovava ad attraversare nel corso di un viaggio lunghissimo (al punto da diventare estenuante) era impossibile non notare l’estrema ripetitività delle attività e l’ordinarietà della maggior parte delle missioni secondarie, amplificate a dismisura da una Grecia davvero troppo, troppo estesa. E allora il miglior modo di giocarlo diventava l’ignorarne l’ampiezza e seguire solo il tracciato previsto dalle missioni principali, annullandone la struttura di gioco e quasi trasformandolo, noi da giocatori, in una produzione ben più lineare.

Chiaramente occorrerà aspettare l’arrivo del gioco per esprimere valutazioni definitive ma l’impressione è che con Assassin’s Creed Valhalla Ubisoft abbia individuato i punti deboli del suo predecessore e lavorato per risolverli. Le prime impressioni della stampa videoludica, compresa la nostra, hanno evidenziato come siano state implementate tutta una serie di soluzioni atte a snellire e a rendere più fluida l’esperienza di gioco. Pur permanendo una struttura ruolistica la limitazione della destinazione dei punti esperienza ai soli ottenimento e miglioramento di nuove abilità, il minor numero di armi e armature raccoglibili, l’assenza di un livello raccomandato per le aree dalle quali il mondo di gioco sarà composto promettono una fruizione più immediata, che non debba venire a patti con un impianto pachidermico.

Lo sforzo maggiore però, ci auguriamo sia stato profuso in altri aspetti del gioco, che effettivamente Ubisoft si è preoccupata di mostrare, speriamo perché consapevole di avervi applicato una certa cura. L’aspetto puramente ruolistico, prima di tutto. È stato sottolineato come le decisioni prese dal giocatore nel corso dell’avventura avranno delle ripercussioni, non solo nel micro (un boss risparmiato che tornerà ad affrontarci), ma anche nel macro: il protagonista Eivor potrà stringere e rompere alleanze, supportare un regno o un altro, e il modo attraverso il quale tutto ciò si rifletterà sulla narrazione e sulla progressione è sicuramente quello che più intriga coloro particolarmente interessati a certi giochi di potere.

Assassin's Creed Valhalla

Di nostro, a noi che amiamo il cibo, la birra e le baldorie, titilla tantissimo la componente legata alla costruzione del proprio insediamento. Avere a disposizione fabbri e carpentieri permetterà di migliorare armi e navi, ma la possibilità di costruire, rinnovare ed espandere, qualora ben strutturata, convoglierebbe un coinvolgimento emotivo, un calore quasi familiare, quindi una connessione con il giocatore.

E poi c’è il mistero. Assassin’s Creed Odyssey era un gioco quasi totalmente sotto la luce del sole, e non stiamo parlando solo del meteo, ma anche dell’intreccio della trama e della rappresentazione del mito. Funzionava quando, occasionalmente, si ammantava di un po’ di arcano segreto. Valhalla promette di nascondere tra le brughiere e le foreste brumose dell’Inghilterra affascinanti segreti, di avvincere maggiormente il giocatore per mezzo di una mitologia e di un’iconografia quasi oscura. È anche così che si tiene coeso un mondo, mettendo in scena un immaginario efficace.

Ci sono quindi molti elementi in base ai quali avere fiducia nel prossimo capitolo della serie, nelle sue potenzialità di diventarne, almeno per quanto riguarda il suo nuovo corso, il miglior esponente. Ubisoft è chiamata a una prova di maturità, ad aggiungere ai comunque sempre buoni standard delle sue produzioni una cura e una coerenza ludica che potrebbero veramente elevare la qualità dell’opera. Ci rileggeremo su queste stesse pagine, tra non troppo tempo, per scoprire se ne sarà stata capace.

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