PlayStation

Astro’s Playroom | Recensione

Astro’s Playroom | PlayStation 5
Genere
Platform
Piattaforma
PlayStation 5
Sviluppatore
Team Asobi
Editore
Sony
Data di Uscita
12 Novembre 2020

Sequel diretto di Astrobot: Rescue Mission, Astro’s Playroom è stato, fin dal suo annuncio, erroneamente considerato una semplice demo tecnica per il nuovo DualSense di SONY. In realtà, però, il titolo dedicato al tenero robottino è una produzione vera e propria, in grado non solamente di valorizzare le caratteristiche del nuovo controller di PS5 ma, soprattutto, di offrire una manciata di ore di sano platforming in tre dimensioni.

Astro, come era facile intuire dalle ultime mosse di marketing di SONY, si spintona con altri importanti icone videoludiche per diventare la mascotte ufficiale di PlayStation. La tenera creatura creata dal Team Asobi, infatti, è salita alle luci della ribalta con il precedente Rescue Mission, una delle più convincenti esperienze esclusive pensate per il VR di SONY, convincendo pubblico e critica grazie a uno stile artistico scanzonato e adatto a ogni tipologia di giocatore. Non stupisce, quindi, che SONY abbia puntato proprio sul seguito, Astro’s Playroom, per proporre un platform da pre-installare in ogni PS5 per offrire un’avventura piacevole, divertente, adatta a tutte le età e realizzata attorno alle nuove features introdotte dal DualSense.

Astro’s Playroom incarna perfettamente le aspettative che si hanno quando si parla di sequel: gameplay immutato nelle sue fondamenta, innovazioni realizzate esclusivamente per l’esperienza offerta dal gioco e una struttura ludica che riesca a garantire un costante senso di Deja-Vu mentre si prosegue nell’avventura. Astro infatti si ritroverà ad affrontare un’avventura che lo porterà a esplorare quattro regni diversi, tutti ispirati all’hardware di PS5, ricolmi di passaggi segreti e collezionabili sparsi qua e là. L’avventura si porta a termine in 6/7 ore, lasciandosi alle spalle una minima percentuale di oggetti nascosti nei livelli, e come per Rescue Mission si basa, fondamentalmente, sull’esplorazione più pura.

Le quattro aree presenti in Astro’s Playroom (Circuito SSD, Giardini Memoria, Fonti Raffreddanti e Giungla della GPU) sono divise a loro volta in quattro macro-sezioni. L’esplorazione, però, rimane completamente libera, permettendo di entrare e uscire dalle varie aree senza una vera e propria soluzione di continuità. Lo scopo di Astro è quello di reperire tutti gli artefatti, e i collezzionabili, per adornare il PlayStation Labo, un’ampia sala dove accessori come il PlayStation VR, la PSP Go o il Network Adapter di PlayStation 2, vengono esposti in maniera simile a un museo. Recuperare questi artefatti può richiedere di esplorare anfratti nascosti, risolvere enigmi ambientali o, semplicemente, spendere le monete raccolte durante l’avventura in un Gacha che rilascerà collezionabili, in maniera completamente casuale.

Il level design delle varie ambientazioni di Astro’s Playroom è convincente, ricco di situazioni divertenti e stimolanti anche se, da un punto di vista puramente soggettivo, abbiamo trovato eccessivamente marcato il fanservice implementato dal Team Asobi. Per quanto vedere i fiori a forma di simboli di PlayStation strappa più di un sorriso, la ridondanza di simbologia, console e prodotti inerenti al brand risulta un filino stucchevole, per quanto pienamente contestualizzata con il tipo di produzione. Astro’s Playroom, difatti, mette al centro dell’esperienza la “sensorialità” offerta dal Dualsense. Già nella nostra prima prova ambientata nelle Fonti Fredde, che altro non sono che una riproduzione fantasiosa del sistema di raffreddamento di PS5, avevamo potuto testare di cosa fosse capace il nuovo controller di PS5. Un insieme di sensazioni che, al momento in cui vi scriviamo, non siamo ancora riusciti a ritrovare nelle altre produzioni disponibili al lancio di PS5.

Nelle prime fasi delle Fonti Fredde, infatti, il tenero robottino si è imbattuto in una tempesta di sabbia e il Dualsense ha cominciato a simulare, attraverso i motori di vibrazione, la stessa fisica dei granelli di sabbia che sbattono sul corpo durante le giornate ventose in spiaggia. Situazione analoga è accaduto con la pioggia, che batteva sull’ombrello di Astro, presente nei Giardini Memoria. Per farvi comprendere meglio, le superfici del controller restituivano alle nostre mani quella specifica situazione, andando a simulare, spostando il feedback sulla superficie dell’intero controller, le differenti situazioni ambientali e i tipi di terreno che calcavamo. Per chi ha già avuto modo di testare un feedback aptico atto a simulare un oggetto, come ad esempio i Joy-Con di Switch con i mini-giochi presenti in 1-2 Switch, la sensazione è esattamente la stessa ma enfatizzata da una superficie più ampia che, quindi, ha permesso l’inserimento di un numero maggiore di motori di vibrazione.

A rendere maggiormente immersiva l’esperienza è intervenuto, a più riprese, lo speaker presente nel Dualsens di PS5 e che si è adoperato a riprodurre i suoni generati dal vento, dalla sabbia e dalla pioggia. Se, però, con il feedback aptico siamo rimasti piacevolmente sorpresi per l’effetto finale, in merito allo speaker ci troviamo difronte a una soluzione analoga a quella presente nell’attuale Dualshock 4 dove alcuni elementi dell’audio di gioco vengono riprodotti dallo speaker presente sul controller, seppur a un volume maggiore e con una resa sonora, lievemente, più cristallina.

Progredendo nel gioco ci siamo ritrovati in alcune sezioni dove Astro si trasformava in molla grazie a uno dei numerosi abiti a disposizione. Escludendo  le varie interazioni con il touch pad, quasi per nulla differenti da quelle viste nell’attuale generazione, siamo rimasti sorpresi dai tanto chiacchierati grilletti adattivi. In quelle specifiche fasi dei livelli, difatti, il robottino doveva compiere dei salti vestito da molla e i grilletti del DualSense si sono istantaneamente trasformati in… molle. La resistenza al tocco è cambiata in un attimo, richiedendo di premere con maggiore decisione e facendoci percepire una forza contraria esattamente come se stessimo schiacciando una molla di ferro su una superficie rigida. La sensazione, per farvi un esempio pratico, è analoga a quella delle lampadine dinamo, o dei ventilatori manuali, con quei grilletti che compiono una resistenza opposta per garantire una pressione più decisa e che trasmetta la giusta forza.

Siamo rimasti davvero impressionati da come la resistenza dei nuovi grilletti cambi in maniera naturale e senza latenze o particolari “stacchi” percepibili, così come a parole è difficile spiegare quanto questa nuova funzione riesca non solo a immergere maggiormente il giocatore permettendogli di percepire la fisicità degli oggetti, o di determinate situazioni, ma soprattutto quanto ne guadagni in termini di precisione il sistema di controllo. Considerando che stiamo parlando di un platform molto basico nelle sue meccaniche, non immaginiamo nemmeno quanto possano spingersi in avanti gli sviluppatori che decideranno di implementare queste caratteristiche in generi quali gli FPS, i giochi di corse o gli action maggiormente frenetici.

Proseguendo nella nostra avventura abbiamo potuto anche testare il nuovo microfono e provare le funzioni legate al soffiare su di esso. Il risultato, seppur non sorprendente in termini di innovazione, si è rivelato molto preciso e maggiormente soddisfacente rispetto a soluzioni analoghe proposte su altre piattaforme. Parlando invece di Astro’s Playroom, infine, possiamo confermarvi quanto detto in precedenza da SONY. Il titolo non è una demo tecnica, come in molti pensano, ma un vero e proprio platform composto da quattro livelli esplorabili, situazioni intriganti, citazioni all’universo PlayStation e un buon numero di segreti sparsi nei livelli. La vera pecca di questa esperienza, a onor del vero, risiede solo in una comunicazione troppo orientata al promuovere il DualSense. Un importante dettaglio che potrebbe compromettere la percezione che l’utenza potrebbe avere nei confronti di questa piccola produzione preinstallata in ogni PS5.

Astro’s Playroom | PlayStation 5

Astro's Playroom è un titolo che non va frainteso... a cominciare dai suoi stessi creatori. Sotto la scocca di quella che è stata presentata, frettolosamente, come una semplice Tech Demo, batte un cuore da platform di ottima fattura. Il gameplay è dinamico e ricco di situazioni varie e ispirate, così come il level design, ispirato agli interni di PlayStation 5, regala momenti di puro godimento per gli amanti del genere. In termini di mera longevità, completarlo in ogni sua parte richiede una buona quantità di ore così come la sfida offerta, seppur basilare, garantisce ore di intrattenimento. Non possiamo far altro che sperare, ora, che venga realizzato un capitolo privo di collegamenti con perferiche di sorta... in grado di far brillare, degnamente, le capacità del Team ASOBI.

Pro

  • Longevo e divertente.
  • Tante soluzioni di gameplay ispirate.
  • Il Dualsense viene sfruttato benissimo in ogni sua caratteristica.
  • Numerosi collezionabili che ne aumentano la rigiocabilità.
  • Artisticamente adorabile.

Contro

  • Il fan service introdotto risulta, a tratti, eccessivamente stucchevole.
  • Il livello di sfida è, lievemente, tarato verso il basso.
  • Indubbiamente è stato presentato in maniera errata, compromettendone l'impressione del pubblico.