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Buon compleanno Resident Evil 2, vent’anni di orrore

Non è facile definire il miglior videogioco horror di sempre, poiché ognuno ha i suoi gusti ed è un dato estremamente soggettivo. Tuttavia se dovessimo trovare l'esperienza videoludica del genere che ha impressionato più persone al mondo, sicuramente la scelta ricadrebbe su Resident Evil 2, considerato ancora oggi come il migliore della saga; un titolo che ha saputo evolvere, su tutti gli aspetti, il  primo capitolo che già di per se era considerato un capolavoro dell'epoca.

L'8 maggio la celebre opera firmata da Capcom ha compiuto ben 20 anni in Europa. Abbiamo quindi deciso, attraverso una retrospettiva, di raccontarvi che cosa ha significato per noi giocare a Resident Evil 2 e mettersi nei panni di Leon Scott Kennedy e Claire Redfield, in mezzo a una Raccoon City completamente invasa da orrende e temibili creature.

La spaventosa stazione di polizia

Esattamente come nel primo capitolo è stata data la possibilita di giocare con due personaggi differenti, dove le storie e le azioni di gioco riuscivano a intrecciarsi perfettamente con i save game. Per sbloccare il 100% dei segreti, delle armi e delle aree di gioco, era perciò necessario concludere il titolo almeno un paio di volte, sebbene i vari intrecci narrativi portavano a dover completarlo almeno 4 volte. La longevità era quindi un elemento cardine, un fattore che impreziosiva ancor di più ogni sessione di gioco. Potevate decidere di iniziare con Leon – agente di polizia al suo primo giorno di lavoro – o con Claire – sorella del più famoso Chris Redfield del primo capitolo -, in entrambi i casi la vostra strada vi portava alla famigerata stazione di polizia di Raccoon City, un posto tutt'altro che rassicurabile. Una volta aperte le porte, il gioco vi metteva subito in guardia attraverso un tema musicale degno di un funerale in una chiesa, traccia che sarebbe diventata successivamente leggendaria insieme alla più comuni save/safe room.

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Qui i ricordi si fanno più vivi, intensi, l'orrore comincia a trasformarsi in realtà, come mostro che, arrampicandosi su una finestra poco prima di una porta, indicava una presenza certa e spaventosa. Da subito si sapeva che cosa avremmo incontrato, l'idea di aprire la porta per giungere ad un corridoio poco illuminato e grondante di sangue non ci entusiasmava, ma costretti nel proseguire non potevamo che accettare la sfida. Infine eccolo, il Licker, forse una delle apparizioni più terrificanti della saga. Di queste scene ne troviamo a bizzeffe nel secondo capitolo, dal Tyrant simpatico che amava distruggere i muri, fino all'urlo spaventoso di William Birkin che rieccheggiava in tutta la dannata stazione di polizia. Se credete che Resident Evil 2 funzionava solo grazie ai jumpscare, beh, vi sbagliate. L'atmosfera, la colonna sonora, le ambientazioni, erano tutte legate fra loro, difficile dimenticarsi l'esplorazione dei sottoranei; completamente immersi nell'oscurità e pieni di cani infetti dal virus T, tremendamente affamati, dove la loro presenza era un costante dilemma, soprattutto per la poca visibilità che la  telecamera fissa donava. La visuale risultava altamente coerente con lo stile di gioco, causando così non poca ansia durante i combattimenti improvvisi. Spesso e volentieri vi sarà capitato di sparare alla cieca, sperando di colpire a distanza qualche nemico di zona.

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Il nostro obiettivo era, ovviamente, quello di aprire a tutti i costi la dannata porta che portava all'armeria, speranzosi di trovare all'interno ogni possibile equipaggiamento per scampare da morte certa. Dopo innumerevoli fatiche, uno spaventoso balzo nell'obitorio per recuperare una tessera e un enigma basato sulla pressione di una porta scorrevole, giungemmo al nostro obiettivo. In quel momento le prime scelte  si palesarono davanti a noi: prendere la borsa, il mitragliatore o entrambi? Attenzione però, bisognava sempre considerare che dopo sarebbe dovuto passare il nostro compagno, o meglio, saremmo dovuti ritornare noi con la partita 2.

I dettagli di un capolavoro

Nonostante il simpatico Tyrant-103 amasse fare gli ingressi in grande stile – vi ricordate quando si divertiva a rompere telecamere? -, il vero antagonista principale era sicuramente Wiliam Birkin, che, infettato con il virus G, amava urlare e utilizzare una spranga di ferro per tirarcela dietro con enorme cattiveria. La parte da noi preferita è rimasta quella del montacarichi. Per difendere Ada o Sherry – i due co-personaggi di entrambi i pratagonisti -, avremmo dovuto affrontare la seconda mutazione di Birkin, il tutto contornato da un incredibile traccia sonora che dava vita ad uno scontro certamente epico, quanto decisamente ostico per vie dei ridotti spazi per muoversi. Le evoluzioni sono una delle novità del secondo capitolo, visto che nel primo Resident Evil i mostri eliminati rimanevano tali e che solo il Tyrant riuscì a migliorarsi nel corso del finale della partita 2.

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Non mancavano i mini-boss, tra cui un alligatore gigante e un mostricciatolo spara larve, ma anche le creature variavano da zombie, cani, pipistrelli, hunter e piante carnivore, insomma c'era l'imbarazzo della scelta. Tutte queste varianti e dettagli, unitia una profondità ludica quasi inedita, hanno contribuito a rendere il titolo Capcom un capolavoro del genere e uno dei videogiochi più amati di tutti i tempi. Tra enigmi, boss, creature, personaggi, situazioni spaventose e da jumpscare, Resident Evil 2 ha rappresentato il videogioco nella sua forma più meravigliosamente raccapricciante, riuscendo ad entrare senza ombra di dubbio nella lista come una delle esperienze videoludiche migliori di sempre. Speriamo davvero che Capcom riesca a mantenere integro il fascino di quello che è stato il secondo capitolo, in particolar modo con il remake annunciato e che speriamo di vedere il prima possibile. Lasciarvi con questa frase ci sembra d'obbligo e rispettoso verso questo incredibile secondo capitolo; ancora buon compleanno Resident Evil 2!

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