Speciale

Capcom e il ritorno dei grandi Resident Evil

Dalla telecamera fissa e preimpostata dagli sviluppatori, passando per la terza persona fino ad arrivare alla soggettiva, le novità e i cambiamenti che hanno accompagnato la saga di Resident Evil sono stati tantissimi. Una serie, quella di Capcom, senza ombra di dubbio tra le più note e apprezzate nel panorama videoludico, partorita dalla geniale mente di Shinji Mikami.

Dopo la doppietta degli apprezzati remake (nonostante il calo qualitativo avvertito in RE 3), i quali hanno riportato in auge due grandi classici, è il turno di un nuovo Resident Evil. All’orizzonte, infatti, c’è l’attesissimo Village già diventato fenomeno per merito delle vampire Dimitrescu che daranno la caccia al protagonista del gioco, Ethan Winters, lo stesso che abbiamo avuto modo di controllare nel settimo episodio.

Quest’oggi, tuttavia, non vogliamo raccontarvi l’imminente Village e le sue spaventose ma allo stesso tempo sexy vampire, bensì dell’ascesa di un’azienda come Capcom – la quale ha praticamente creato il survival l’horror moderno – che, qualora non lo sapeste, dopo la pubblicazione di Resident Evil 4 non stava più riuscendo a fare c’entro (nel cuore dei fan, più che altro). I buchi nell’acqua furono parecchi e prima di ritornare in grande spolvero ci vollero un paio d’anni.

Amanti di Resident Evil e non solo, seguiteci in questo viaggio attraverso i mille volti di un franchise che ha appassionato – e continua a farlo – milioni di giocatori.

La deriva action

Correva l’anno 2005 quando, quel mattacchione di Shinji Mikami, decise non solo di rivoluzionare il mondo di Resident Evil, ma anche quello dei videogiochi. Prima dell’arrivo del quarto capitolo, la telecamera a spalle durante la fase di puntamento praticamente non esisteva nel panorama videoludico. E sappiamo possa sembrare un’assurdità: una scelta di camera oggi abusatissima, creata la prima volta per un prodotto horror. È indubbiamente molto bizzarra come cosa, ma allo stesso tempo incredibile, e se a questa rivoluzione aggiungiamo anche il fatto che la serie di Capcom fece scuola per le sue doti da survival horror, beh, a questo punto non risulta affatto difficile comprendere l’importanza di una serie che ha fatto successo e ha influenzato parecchi videogiochi. Un fenomeno, quello del copiarsi a vicenda, sostanzialmente diffusissimo: basti pensare all’impressionante mole di videogiochi ispirati ai Souls creati da Hidetaka Miyazaki. La verità, ed è inevitabile, è che, quando riesci a creare qualcosa di inedito, che crei uno scossone nel mercato, altri seguiranno necessariamente a ruota. Inoltre, come dice il buon Quentin Tarantino: i migliori autori rubano, non copiano. Nulla di male, quindi.

Ma ritorniamo in carreggiata, precisamente in Spagna, ambientazione protagonista della quarta, ufficiale iterazione del franchise che, nonostante abbia convinto tantissimi giocatori, non manca chi la definisce sin troppo action. Per quanto ci riguarda, nonostante Mikami stesse indubbiamente percorrendo una strada pericolosa, riuscì in modo egregio nell’intento, creando una pietra miliare impressionante che ha persino influenzato, inevitabilmente, lo sviluppo dei recenti due remake (ecco perché non avrebbe poi così tanto senso un restauro completo del quarto, capite?).

È infatti ciò che accadde dopo ad aver davvero creato un problema, perché la formula tanto diversa dai canoni classici che Mikami creò, andava portata avanti con maggior consapevolezza. Come ben saprete, il papà di Resident Evil si allontanò da Capcom e finì per lavorare insieme a Bethesda, portando avanti la sua legacy nel mondo dei videogiochi con l’ormai serie The Evil Within. Dall’altra parte, Capcom provava a portare avanti quell’eredità con una manciata di Resident Evil sicuramente nella media e divertenti in cooperativa, ma ben lontani dalle cupe atmosfere a cui eravamo stati abituati.

Resident Evil 5 e 6, a conferma di ciò che vi stiamo raccontando, nonostante non siano stati ben accolti dallo zoccolo duro di appassionati, sono tra i capitoli più venduti del franchise e tra i giochi più divertenti in ambito TPS/Adventure da giocare in compagnia. Semplicemente, hanno poco a che vedere con la saga, soprattutto nel caso specifico del sesto capitolo, il quale è afflitto persino da problemi legati al gameplay e al bilanciamento dello stesso.

Le cose migliorarono lievemente con l’arrivo dello spin-off, Revelations, originariamente rilasciato su Nintendo 3DS, oggi reperibile su tutte le piattaforme. In questo capitolo, almeno, i muscoli di Chris Redfield e le tamarrissime scene di Resident Evil 6 cedevano il posto a Jill Valentine, sempre alle prese con il bioterrorismo, questa volta dedita alla ricerca del suo compagno di squadra. La sobrietà, tuttavia, non bastò affatto: le atmosfere, il munizionamento scarno e altre peculiarità della serie quali il backtracking, ad esempio, non trovavano più grande spazio, e la volontà, seppur ridotta in parte, era ancora quella di buttarsi sull’action.

Anni di remaster e riedizioni, ma per un bene superiore

L’inizio della generazione PlayStation 4 e Xbox One, da molti ricordato come un periodo ricco di remaster e vecchi ritorni, convinse Capcom a darci dentro. Fu così che arrivò l’ennesima edizione di Resident Evil 4 seguita dal primo, dallo Zero, dal quinto e dal sesto capitolo, e da un porting del primo Revelations già precedentemente arrivato su PlayStation 3, PC e Xbox 360.

Trovò spazio anche un Resident Evil nuovo di zecca, sequel/spin-off del sobrio Revelations. Anche questa stavolta non possiamo che sottolineare come, il gioco di Capcom, prendesse le distanze dalle più esagerate uscite action ospitate dalla serie, quasi a testimonianza del fatto che avesse compreso gli sbagli commessi in passato. Ciononostante, l’avventura di Claire Redfield, Burry Barton e compagni, a causa di una strana divisione a episodi, un engine che urlava old gen ad ogni scorcio e un comparto narrativo parecchio rivedibile, ricevette feroci critiche più che lecite. Del resto parliamo di un prodotto che si allontana sì dai vecchi RE, ma che è anche infarcito di strane idee e tentativi di scimmiottare i giochi del periodo, su tutti The Last of Us.

Come ribadito nel titolo, però, tutto questo movimento di remaster e piccoli passi falsi era necessario per sviluppare quella che potremmo definire una rinascita totale dell’azienda e del franchise. In segreto, nel dietro le quinte, Capcom sviluppava l’ormai diffuso e fenomenale RE Engine, particolarissimo motore grafico completamente fatto in casa, pensato per i 60 fps anche in caso di hardware carenti come PlayStation 4 e Xbox One, e studiato appositamente per Resident Evil.

Il ritorno dei grandi Resident Evil

Con alle spalle sostanziosi investimenti, nel 2017, Capcom lancia quello che, perlomeno inizialmente, venne mal recepito e scambiato per una brutta copia di Outlast o P.T (la demo di Silent Hills, progetto cancellato da Konami). Ovviamente stiamo parlando di Resident Evil 7, un capitolo che riesce del difficilissimo intento di raccogliere l’eredità del franchise, modificarne la prospettiva e riproporla in chiave moderna. Dalla descrizione potrebbe sembrare un’operazione difficilissima e delicata, e infatti è così. Ecco perché nonostante siano passati parecchi anni dalla sua uscita, è il caso di ribadirlo: Resident Evil 7, ancor più del fenomenale Resident Evil 2 Remake, è un incredibile capolavoro, una ripartenza decisa e capace di spianare la strada al futuro della serie. Tra l’altro, stiamo parlando di un progetto che, nel suo piccolo, riuscì persino a far schizzare alle stelle il PS VR, grazie ad una versione del gioco completamente adattata.

Come non citare, poi, il ritorno delle cupe atmosfere, di una grossa villa da esplorare con tanto di porte chiuse a chiave contrassegnate da strani simboli quali un serpente o un corvo. Pane per i nostri denti, direbbero i veterani, e ce n’era proprio un gran bel bisogno, dal momento che l’horror avanzava solamente grazie alla scena indipendente, e Resident Evil era del tutto scomparso. Fa strano a dirsi, ma se ieri Resident Evil latitava, oggi è persino troppo presente: dal 2017, infatti, sono usciti ben tre capitoli, e l’otto, il Village, è ormai in arrivo. È evidente che il modello di produzione sia cambiato sensibilmente, magari per merito di un sostanzioso allargamento che consente a Capcom di operare in parallelo, ma sarebbe il caso di non tirare troppo la corda.

Per quanto riguarda i remake, al momento soltanto tre se includiamo anche l’eccezionale Resident Evil Rebirth, di passi falsi ne sono stati fatti davvero pochi. Nel caso specifico di Resident Evil 2 remake, ad esempio, se non ci fosse una somiglianza a tratti troppo percepibile tra le campagne di Leon e Claire, e ci fosse un dialogo maggiore tra le route A e B, staremmo parlando di un prodotto sostanzialmente perfetto. Ad ogni modo, rimane un’eccellenza dell’horror moderno nonché uno dei Resident Evil più belli e rigiocabili di sempre.

È con Resident Evil 3 che le cose si fanno più complesse. Chiariamolo subito: Checché se ne dica, è un bellissimo prodotto, maledettamente divertente, ma incarna al 100% il tipo di operazione che sarebbe lecito non rivedere in questi casi, ovvero stravolgere al punto da far scomparire la versione originale. È forse questo, infatti, il suo più grande difetto, perché per il resto, nonostante si dimostri molto più pigro del 2 remake, e lo si avverte moltissimo nel level design, riesce ad avere un equilibrio di gameplay invidiabile. Non a caso, abbiamo perso il conto delle run affrontate; sostanzialmente, è un capitolo che non sazia mai.

Difetti a parte legati alla campagna, però, la vera nota stonata di Capcom è il multiplayer denominato Resistance, parecchio simile nella forma a ciò che vedremo con RE: Verse nel corso del 2021. Ecco, queste piccole comparsate sono vere e proprie tracce di un passato che non dovrebbe più prendere il sopravvento: sembrano progetti concepiti dalla Capcom di un tempo, e visto che siamo stati abituati sin troppo bene in questi ultimi 4 anni, da Monster Hunter World, DMC 5, Resident Evil 7 e i due remake, sarebbe proprio il caso di non sporcare la propria immagine in questo modo, con prodotti nati solamente con lo scopo di capitalizzare esperienze esclusivamente dedite al single player.

Dicevamo, nel corso dell’articolo, che l’ultima fatica di Capcom è ormai imminente. Nelle nostre pagine, a tal proposito trovate un articolo che esamina tutto il materiale trapelato in questi mesi, per cui eviteremo di dilungarci in questa sede. Ci limiteremo a dirvi che, con molte probabilità, il capitolo che ci attende potrebbe essere abbastanza atipico, quasi inedito per il franchise, ma allo stesso tempo molto riconoscibile. Infatti, se da una parte abbiamo un’ambientazione più gotica e la presenza dei vampiri; dall’altra una riconoscibile Villa che richiama il primo capitolo, e un villaggio, con tanto di mercante, che richiama fortissimo il quarto Resident Evil.

Ne vedremo sicuramente delle belle. Nell’attesa, vi chiediamo: cosa ne pensate di questo storico franchise e delle sue ultime iterazioni? Fatecelo sapere nei commenti.

Se non vedete l’ora di mettere le mani su Resident Evil Village, consigliamo di approfittare dell’offerta di Amazon Italia.