10 0 6.0 Close to the Sun – PS4
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PlayStation 4

Close to the Sun | Recensione, arenato nel passato


Close to the Sun – PS4
Genere
Avventura narrativa
Piattaforma
PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch, PC
Sviluppatore
Storm in a Teacup
Editore
Wired Productions
Data di Uscita
29/10/2019 (console), 02/05/2019 (PC)
Close to the Sun è un'avventura narrativa horror sviluppata da Storm in a Teacup, ora disponibile anche su console. Ecco la nostra recensione.

Dopo circa sei mesi di attesa, Close to the Sun arriva sulle nostre console. L’opera di Storm in a Teacup, team romano già creatore di N.E.R.O, era infatti stata rilasciato lo scorso maggio su PC. Lo diciamo subito: questa conversione si limita a riproporre l’opera pari pari, come ci si aspetterebbe, senza modificarne i premi né i difetti. Se però non sapete di cosa stiamo parlando, non preoccupatevi e continuate a leggere la nostra recensione, avvenuta in versione PlayStation 4.

Close to the Sun è, fondamentalmente, un’avventura narrativa, infarcita di esplorazione, qualche tiepido enigma (che fatichiamo a definire in questo modo) e una manciata di jump scare. Perché sì, il titolo di Storm in a Teacup si basa su un setting orrifico. Non è però l’horror a definire l’opera in prima battuta, ma è l’art deco già nota ai videogiocatori grazie a un certo BioShock.

A deriva in mezzo al mare

Close to the Sun

Close to the Sun, volente o nolente, deve fare i conti con il gioco di Kevin Levin. Se da un lato non è una colpa aver scelto un’ambientazione che molto ricorda l’immersive sim di Irrational Games, dall’altro è innegabile che la fonte di ispirazione abbia guidato la mano degli sviluppatori un po’ troppo, andando oltre la questione visiva. Nel grosso dell’avventura non potremo non pensare “Oh, probabilmente sarà come BioShock. Mentre questo invece è tipo Infinite.” In una sola parola, Close to the Sun è discretamente derivativo.

Cerchiamo però di ottenere qualche punto di riferimento. È il 1897 e noi siamo Rose Archer, giornalista e sorella maggiore di Ada Archer, grande scienziata che si è imbarcata sulla Helios, una nave gigante ideata e gestita da Nikola Tesla. Su quest’ultima prospera una società di scienziati, devoti alla ricerca dell’energia pura. Nostra sorella ci chiede di raggiungerla ma una volta arrivati ci rendiamo conto che qualcosa è andato storto. Nessuno ci accoglie al nostro arrivo e, poco dopo, scopriamo che la Helios è in quarantena. Non ci vorrà molto per iniziare a trovare i primi cadaveri.

Close to the Sun

Come già detto, Close to the Sun è un’avventura narrativa (termine che preferiamo al dispregiativo “walking simulator”) e all’interno dei sui dieci capitoli ci chiede di spostarci in area in area, alla ricerca di Ada. Come tipico del genere, si tratta di un’opera abbastanza lineare. L’avanzamento richiederà spesso di aprire una porta trovandone la chiave o la combinazione di sicurezza: non pensiate però di trovarvi di fronte a veri e propri enigmi, basterà infatti darsi un’occhiata in giro per recuperare tutto quello di cui abbiamo bisogno, senza alcuno sforzo mentale. L’esplorazione degli ambienti è perlopiù finalizzata alla ricerca dei collezionabili, ovvero note, passaporti o documenti che possano darci un’idea più precisa di chi abbia vissuto sulla nave e di come si sia arrivati alla situazione attuale.

La verità è che, pur aiutando a creare un po’ più di sfondo, tutti questi dettagli non vanno a fondersi sensibilmente con la trama principale, la quale a conti fatti è un po’ esile, sopratutto considerando che una volta arrivati alla conclusione noteremo che varie domande non hanno ottenuto risposta, probabilmente in preparazione di un seguito, mentre alcuni risvolti di trama danno l’impressione di non essere sfruttati appieno.

Infine, i momenti clou sono sufficientemente prevedibili, anche grazie a ciò che ci ha insegnato BioShock. Close to the Sun è quindi derivativo e un po’ inconcludente, eppure riesce a creare una buona atmosfera che si lascia godere per tutta l’avventura: la Helios è ben ideata, interessante da esplorare e da vedere e riesce a regalare, per quanto di rado, dei veri momenti di tensione. Bisogna però specificare che, per quanto ognuno abbia una diversa sensibilità all’horror, mediamente la tensione fatica a divenire paura. Teoricamente, dovremmo spaventarci nelle fasi più action, durante le quali veniamo inseguiti da entità di cui non vi sveleremo la natura. All’atto pratico, questi lineari momenti di fuga tra i corridoi della Helios sono blandi, nei migliori dei casi, scadendo nel noioso in alcune situazioni nelle quali si può morire a ripetizione a causa di un level design non preciso.

Close to the Sun

Non convince appieno, inoltre, il comparto tecnico. Il gioco ha varie sbavature sopratutto per quanto riguarda i modelli delle entità che ci inseguono (poco ispirate anche a livello artistico) e per qualche problema di caricamento delle texture, ma è sopratutto il frame rate ballerino a infastidire in alcuni momenti.

Fortunatamente il comparto sonoro aiuta a rendere l’atmosfera più coinvolgente. I rumori della nave, la musica di sottofondo che ci carica nei momenti più action e, sopratutto, il doppiaggio concorrono tutti a potenziare il buono che c’è in Close to the Sun.

Close to the Sun – PS4

Close to the Sun è un’avventura narrativa sviluppata da Storm in a Teacup (N.E.R.O., Enki, Lantern) disponibile su PC, PlayStation 4, Nintendo Switch e Xbox One.

6.0
6.0

Verdetto

Close to the Sun è un’opera che deve pagare dazio alle fonti dalle quali non riesce ad allontanarsi abbastanza. Nelle 4-6 ore necessarie a portare a termine l’avventura (a seconda dell’impegno nella ricerca dei collezionabili), non si creerà nemmeno un profondo legame con i personaggi. L’avventura narrativa, per propria volontà, è un genere che limita la “quantità ludica” ma questo non significa che gli sviluppatori debbano limitarsi. Opere come quelle di Giant Sparrow (The Unfinished Swan, What Remains of Edith Finch) hanno dimostrato da tempo che si possono trovare modo diversi per raccontare una storia. Close to the Sun aveva inoltre gli spunti per osare qualcosa in più, ma non l’ha fatto. Ciò che rimane è un titolo fin troppo classico, visivamente interessante ma nulla più.

Pro

- Discreta atmosfera.
- Buon comparto sonoro.

Contro

- Derivativo.
- Limiti tecnici.