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Crysis, ha ancora senso rigiocarlo nel 2020?

La conferma ufficiale dello sviluppo di una versione remastered di Crysis ha fatto esplodere di gioia i fan della serie che non vedevano l’ora di tornare a indossare la nanotuta potendo sfruttare tutti gli avanzamenti tecnologici che si sono susseguiti in questi 13 anni trascorsi dalla pubblicazione del primo capitolo. Quella di Crysis però è anche la storia di Crytek, azienda tedesca fondata dai tre fratelli di origine turche Cevat, Avni and Faruk Yerli, che fin dalla sua fondazione ha spinto il progresso videoludico sia in termini di mera potenza che in termini di design e gameplay. Sebbene Crysis sia diventato negli anni materiale da meme – il tormentone ma ci gira Crysis? ancora rimbomba nelle orecchie ogni volta che si vuole fare scherno di specifiche e prestazioni PC – ai tempi rappresentò un assaggio di futuro essendo uno dei primi giochi a supportare le DirectX 10 e a implementare l’occlusione ambientale SSAO.

La complessità e ricchezza visiva di Crysis era palpabile nei dettagli e negli effetti volumetrici sbalorditivi. La folta vegetazione tra cui ci si muoveva appena riattivati i sistemi e il passaggio da zone in ombra al sole che si specchiava in acqua e lambiva le coste erano momenti capaci di trasportare completamente e facevano sperare in un’era di grandi cose per lo sviluppo di videogiochi su PC. Col senno di poi, è difficile trovare un gioco che abbia spremuto davvero l’hardware come fatto da Crysis. Il 2007 però sarà ricordato per sempre come un anno di giochi memorabili: Portal, BioShock, Half-Life 2: Episode 2. Oggi, Crysis regge il confronto grafico con altri titoli più moderni piuttosto bene e mentre sul fronte del gameplay il trend si è andato spostando verso gli open world molto ampi, rigiocare lo sparatutto fantascientifico di Crytek ha ancora senso. Vediamone gli aspetti più interessanti.

Crysis: potenza e tattica

Come Far Cry – creato dalla stessa Crytek – la prima metà di Crysis lascia molta libertà d’azione. Nonostante gli spostamenti vengano costantemente guidati da una serie di obiettivi, il modo in cui questi possono essere raggiunti è lasciato decidere al giocatore. Raggiungere un punto della mappa non segue esattamente un percorso già tracciato a priori ma dipende anche dal modo in cui si vuole ingaggiare: sfondate l’ingresso principale di un villaggio a bordo di un veicolo, o nascondetevi silenti nella vegetazione per aggirare l’ostacolo e colpirlo alle spalle. I soldati del futuro immaginati da Crytek indossano una nanotuta che ne potenzia le capacità e che si può ammirare in tutta la sua bellezza e potenza nel filmato introduttivo, mentre le fibre muscolari si flettono e i proiettili si accartocciano contro l’esoscheletro protettivo.

La nanotuta 1.0 indossata dal protagonista presenta quattro diverse modalità che si possono attivare e utilizzare a seconda dell’energia a disposizione. Le funzioni principali interessano Forza, Velocità, Corazza e Occultamento. Quando la tuta assume una colorazione rossa, la forza viene incrementata; gli attacchi corpo a corpo sono più efficaci e i salti permettono di raggiungere sporgenze più elevate. Il rinculo diminuisce e la mira è più ferma. La velocità massima permette all’utilizzatore di muoversi, sparare e in alcuni casi ricaricare molto più velocemente. Può essere usata sia in modo offensivo per sfoltire rapidamente gruppi di nemici o come mezzo di difesa per scappare da una situazione complicata sia terra che in acqua. Attivare la corazza permette di deflettere i proiettili, inoltre se si attiva in periodi di tranquillità quando non si è sotto il fuoco nemico, garantisce il recupero di energia. L’occultamento rende la tuta e le armi completamente invisibili e la durata dell’effetto dipende dai movimenti compiuti. Sparare o muoversi consuma l’energia più rapidamente.

In termini di personalizzazione dello stile di gioco, non sono solo le 4 abilità a combinarsi per mantenere sempre vari gli scontri, ma c’è anche la possibilità di modificare le armi applicando o rimuovendo accessori come ottiche, silenziatori o modalità di fuoco per scegliere ad esempio tra proiettili letali o tranquillanti. La personalizzazione avviene visualizzando nell’hud le modifiche chiave, senza bloccare il ritmo di gioco con complessi menu di pausa. A favorire l’immersione c’è anche la distruttibilità e la dinamicità del mondo di gioco. Gli alberi cadono – abbastanza verosimilmente – sotto i colpi da fuoco, gli edifici crollano travolgendo chi vi si trova all’interno e potenzialmente quasi ogni oggetto afferrabile può essere lanciato per fare del male dando ulteriormente la spinta a un gameplay di tipo emergente. Se consideriamo che molti sparatutto oggi non ci permettono questo tipo di interazioni, ma hanno semplicemente ampliato la grandezza degli scenari in cui farci muovere, si può ben capire perché Crysis riscuote ancora un grande interesse.

Il ritmo di gioco è in crescendo, passando da qualche oculata e sporadica eliminazione di soldati in pattuglia a scontri su più larga scala con carri armati, almeno fino a quando il nemico principale sono i Coreani. Quando sia la storia che il gameplay prendono una piega diversa e ci si trova faccia a faccia con il grande mistero che attanaglia l’isola, la libertà di sperimentare e di agire viene sacrificata per una maggiore linearità. Questa scelta, a oltre 10 anni di distanza, incontra ancora dei pareri contrastanti tra chi lo ritiene un difetto importante del gioco e chi invece ne ha apprezzato il ritmo che evidenzia un importante cambiamento nella trama e nel suo sviluppo. Un anno dopo però uscì Crysis Warhead, che fu progettato proprio partendo dagli aspetti migliori e più apprezzati di Crysis, nonché da una diversa filosofia di design che non prevedeva più dei livelli fissi in cui si esplorava un certo tipo di meccanica – ad esempio i livelli con i veicoli di Crysis – ma distribuiva l’azione in diverse sezioni, più piccole. Non c’erano più livelli in cui eri forzato a guidare tutto il tempo.

Nonostante i difetti del tempo, che si notano soprattutto nei comportamenti dell’IA, rigiocare Crysis dopo aver passato gli ultimi anni nei moderni open world, ti fa apprezzare ancora di più un mondo semi-aperto la cui esplorazione è spinta da alcuni macro-obiettivi e che ti fa sperimentare fin da subito con tutti i gadget a disposizione. Non ti obbliga a passare 10 e più ore per sbloccare chissà quale miracolosa abilità che cambierà il tuo modo di giocare per le prossime 30 ore in cui giri tra centinaia di icone che esigono la tua attenzione. In Crysis incarni fin da subito un supersoldato, ma non sei invincibile, devi essere attento e progettare la tua mossa. Il come sta a te ed è questo forse uno dei motivi per cui il gioco dovrebbe essere ricordato, non per le ardite capacità di sciogliere anche i PC più performanti. Nel 2020 torneremo a giocare Crysis, e anche se avremmo preferito un remake che ne aggiornasse Intelligenza Artificiale e smussasse alcune sequenze di gioco, l’occasione è perfetta per dare a tutti modo di provare un titolo che si mantiene ancora al passo con i tempi.

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