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Dead Space | Il remake di cui avevamo bisogno?

Twinkle… Twinkle… …

… … Little… Star…

Sono bastate queste poche parole, intonate dalla delicata e disturbante voce di Iyari Limon, intervallate dal gutturale suono emesso da un Necromorfo e adornate dalle luci a intermittenza di un freddo corridoio della indimenticabile, e insanguinata, Ishimura, per farci sobbalzare dalla sedia in una calda notte di luglio. Non è servito nemmeno arrivare a quando l’iconica sagoma di Isaac Clarke si staglia al centro dello schermo, per rivivere in un istante le stesse angoscianti sensazioni che l’iconico “Lullaby Trailer” del primo Dead Space, fu in grado di trasmetterci nell’agosto di quell’oramai lontano 2008.

Dead Space

Sembra difficile crederlo ma il primo Dead Space uscì nell’ottobre del 2008, rivelandosi istantaneamente il prodotto giusto al momento giusto. In quel periodo, difatti, il genere Action/TPS stava macinando ottimi risultati, la serie di Resident Evil stava vivendo il suo periodo di “stanca” in attesa dell’uscita del quinto capitolo, Silent Hill Homecoming aveva deluso le aspettative dei fan e il brand di Alone In The Dark stava per compiere un vero e proprio suicidio mediatico, attraverso uno dei titoli peggiori della settima generazione di console.

Un momento perfetto per gli sviluppatori di Visceral Games per presentare una produzione che fosse in grado di saziare la fame di survival horror di migliaia di fan, con una produzione che riuscisse nell’arduo compito di rinverdire un genere sfruttando tutto ciò che la settima generazione di macchine da gioco aveva da offrire, rimanendo fedele ai rigorosissimi canoni del survival horror. Dead Space, in quel lontano 2008, fu un successo eclatante, capace di ridefinire le regole di un genere e mostrare come si potessero modellare le regole del genere action/tps attorno a un genere da troppo tempo ancorato a telecamere fisse e movimenti rigidi e pesanti… ma saprà rinnovarsi ancora per le nuove generazioni di giocatori?

Dead Space

Il teaser trailer del prossimo remake di Dead Space, presentato all’EA Play del 22 Luglio, ci potrebbe già rispondere in maniera affermativa, grazie alle sue centinaia di migliaia di visualizzazioni nelle pochissime ore successive all’annuncio. Ci sono però molteplici elementi da tenere in considerazione, primo fra tutti il “fattore nostalgia” che negli scorsi anni ci ha mostrato chiaramente che remake, e remastered, delle “glorie del passato” riescono a smuovere gli animi, e i portafogli, di migliaia di videogiocatori senza troppi problemi.

A confermarlo basterebbero i numerosi commenti in calce al trailer, che sbandierando frasi quali “se lo fanno 1:1 con un comparto grafico migliorato è già mio!” o “per quanto sia una notizia fantastica, l’originale si difende ancora oggi benissimo”, ci fanno chiaramente capire che in questa peculiare generazione videoludica, l’utenza e composta da fasce di età per le quali il “ripescaggio” di un titolo del passato si rivela una mossa commerciale quasi priva di rischi, in quanto si va a proporre produzioni di ottimo livello che o ammalieranno nuove generazioni di giocatori o andranno a riabbracciare dei compagni di gioco di vecchia data.

Le dichiarazioni preliminari di Electronic Arts però non sembrano lasciar intendere che il tea di sviluppo stia lavorando a  una versione di Dead Space che andrà a ripercorrere passo passo quanto visto nel 2008, quanto più una produzione che vada a riprendere quanto di memorabile fu realizzato dai ragazzi di Visceral Games e lo unisca a quello che i fan della serie hanno sempre voluto.

“All’interno di Motive abbiamo un team appassionato che sta affrontando il lavoro per questo remake come se fosse una lettera d’amore per il franchise e il genere survival horror. Tornare alle origini e avere l’opportunità di farlo sulle console di nuova generazione ha entusiasmato tutti i membri del team. Mentre cerchiamo di modernizzare il titolo, per rimuoverne gli aspetti meno in linea con le produzioni attuali, abbiamo contattato i fan più appassionati della saga e li abbiamo invitati a fornirci feedback sin dalle prime fasi della produzione, in maniera tale da realizzare il Dead Space che hanno sempre desiderato.”

Una dichiarazione d’intenti importante e che fa immediatamente pensare che EA Motive voglia presentare un prodotto che segua la stessa direzione intrapresa da Capcom con i remake di Resident Evil 2 e 3, usciti negli scorsi anni. E se da un lato la curiosità di come gli sviluppatori vogliano restare fedeli allo scheletro originale del titolo, andando a modificare solamente alcuni elementi della storia, del gameplay e della quality of life generale del Dead Space originale, i dubbi che si tratti di una produzione ancora troppo giovane per subire un intervento di tali dimensioni sono molteplici.

Non fraintendeteci, non vogliamo sembrare i classici “vecchi brontoloni” che rifiutano ogni sorta di novità. Abbiamo amato alla follia quanto svolto da Capcom con Resident Evil 2, così come abbiamo apprezzato operazioni più conservative come la N’Sane Trilogy di Crash Bandicoot. Semplicemente quando ripensiamo a Dead Space, comprendiamo perfettamente come sia riuscito a diventare un classico senza tempo, capace di sfruttare quanto il videogioco moderno avesse da offrire per settare dei nuovi standard per il genere survival horror rivelandosi ancora oggi attuale in praticamente ogni suo aspetto.

Dead Space

Dead Space, difatti, è un’enorme citazione a la Cosa, punto di non ritorno e, soprattutto, Alien. Una produzione capace di avvalorare la tesi che “nello spazio nessuno può sentirti urlare” molto prima di quando fu in grado di farlo quel diamante grezzo che risponde al nome di Alien Isolation. Ogni elemento nel titolo di Visceral Games è perfettamente bilanciato per instillare nel giocatore quel letale mix composto da ansia e immedesimazione.

In primis un protagonista muto e praticamente privo di un volto, a esclusione delle poche scene iniziali in cui è possibile intravvedere solamente la parte posteriore della nuca e dell’epilogo in cui si può vederne finalmente il viso. Un uomo come tanti, per la precisione un ingegnere minerario che si ritrova a combattere qualcosa di decisamente più grande di lui, mosso solo dalla volontà di riabbracciare la sua fidanzata. L’avatar perfetto per far immedesimare qualsiasi tipo di giocatore.

Poi troviamo lei. L’USG Ishimura, una nave dalle dimensioni gargantuesche che distrugge pianeti per ricavare minerali e che si trasforma nel teatro delle vicende di Dead Space. Un dedalo di corridoi asettici e angoscianti che ricalcano le architetture della claustrofobica nonché iconica Villa Spencer, adornandole con uno stile asettico e monotematico che richiama fortemente la Nostromo di Ridley Scott.

Dead Space

Infine troviamo il gameplay, vero fiore all’occhiello di tutta la produzione e in grado ancora oggi di fare scuola per il genere. Basandosi fortemente sul fatto che Isaac non è un soldato ma un ingegnere, Dead Space gravita attorno alla capacità del protagonista di utilizzare i numerosi attrezzi del mestiere in suo possesso, come armi atte ad amputare gli arti dei temibili Necromorfi. Un concept semplice ma allo stesso tempo innovativo, specialmente per il 2008, è in grado di mescolare perfettamente lo schema dei controlli tipici di un Third Person Shooter, a un genere che da sempre richiede alla pura e semplice azione, di fare un passo indietro.

Se a tutto questo si uniscono un comparto sonoro minimale, un HUD ridotto all’osso, e basato quasi interamente sulla lettura degli indicatori presenti sulla tuta di Isaac, una costante angoscia instillata nel giocatore sfruttando le costanti allucinazioni a cui è soggetto il protagonista e, soprattutto, un perfetto bilanciamento fra azione ed esplorazione, si capisce come mai ancora Dead Space risulti una produzione ancora oggi attuale, al netto di un comparto grafico che, almeno per quanto riguarda il panorama console, comincia a cedere al peso dell’età.

Dead Space

Sono questi i motivi che ci incuriosiscono maggiormente in merito a questa operazione da parte di EA Motive. La nostra non è assolutamente mancanza di fiducia ma siamo davvero stracolmi di dubbi in merito a cosa possa venire sostanzialmente migliorato  al netto di alcune modifiche alla quality of life del primo Dead Space. Abbiamo già visto con i seguiti del primo capitolo come la deriva action, arrivata in maniera ineluttabile per motivi puramente narrativi, e l’aver dato una voce al protagonista abbia per certi versi, mutato l’esperienza originale. Non riusciamo quindi a immaginarci come EA Motive possa rimanere fedele al concept originale senza limitarsi a un’operazione di restauro 1:1 dell’originale.

Ci sono molteplici dettagli che possono essere rivisti e già con questo primo assaggio abbiamo notato un notevole cambio nelle atmosfere, molto più tetre e anguste rispetto al capitolo originale. Ma più ci sforziamo di pensare a cosa potrebbe rendere Dead Space un’esperienza inedita per i giocatori di oggi, così come lo fu per noi nel 2008, meno riusciamo a trovare delle risposte.

Le uniche cose che ci vengono in mente, a esclusione di alcune limature e affinamenti del gameplay originale, sono una narrazione meno sibillina, e che magari riprenda gli elementi trattati dai vari progetti satellite nati a cavallo fra il primo e il secondo capitolo, e un totale ripensamento dell’architettura della Ishimura, in maniera tale da permettere situazioni totalmente inedite anche per chi giocò il titolo originale nel 2008.

In tutti questi voli pindarici abbiamo anche ragionato sulla potenziale volontà di EA di far ripartire la serie da zero, con una produzione di più ampio respiro che celebri il passato raccogliendo elementi della lore realizzata con i primi due capitoli, e tutti i progetti multimediali collegati ad essi, prima di lanciarsi in un nuovo corso per la serie pensato per una nuova generazione di giocatori.

Un’operazione che avrebbe il suo senso, specialmente considerando che proprio i Visceral Games sono stati chiusi da EA nel 2017 e che Glen Schofield, il produttore del primo capitolo, è ora al lavoro su The Calisto Protocol, un seguito spirituale della sua creatura. Sarebbe quindi un modo drastico, e per certi versi necessario, per tagliare completamente i legami col passato e aprirsi a un nuovo corso per la serie.

Le uniche cose che sappiamo al momento sono che il remake di Dead Space girerà sul meraviglioso Frostbite Engine, che sarà disponibile per PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S e che le risposte a tutti i nostri quesiti non arriveranno tanto presto. Il titolo, infatti, non ha ancora una data di uscita, né si sa quando EA Motive rilascerà altre informazioni su questo importante, e delicato, progetto. Noi, dal canto nostro, restiamo in trepidante attesa, scalpitando per quando potremo nuovamente smembrare Necromorfi con la nostra lama la plasma inneggiando “Cut off their limbs!”.