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Empires in Ruins | Recensione tra le pagine della storia

Empires in Ruins, dopo una lunga gestazione, è finalmente stato rilasciato nella sua versione completa. Si tratta di un indie della software house Hammer and Ravens. Anche se locata in Estonia, la casa di sviluppo vanta una grande partecipazione italiana, tra cui Emiliano Pastorelli, Giulia Pellegrini e Alessio De Luca.

Il titolo cerca di mescolare due generi piuttosto eterogenei tra loro: il 4X e il tower defense. A questo si accompagna la possibilità di giocare sia in modalità campagna che sandbox, nonché di potersi dedicare in maniera esclusiva alla componente tower defense.

Empires in Ruins

Tra 4X e Tower Defense

Un primo innegabile pregio di Empires in Ruins è la grande cura riposta nella costruzione dei personaggi, attraverso un umorismo forse non proprio sottile, ma comunque efficace e ben assemblato. Il protagonista della Campagna, il sergente Heimer – personaggio sboccato, acido, disilluso ma non privo di valori – verrà mandato nelle Marche Occidentali per sedare una rivolta. Si tratta di un incipit narrativo che andrà pian piano delineando un Basso Medioevo inventato nella geografia, ma particolarmente plausibile sia nella giocata che nel racconto; esagerato certo per ragioni di intrattenimento, sebbene mai spinto fino allo stucchevole.

Empires in Ruins

Personalmente trovo sempre molto rischiosi gli approcci narrativi all’interno dei 4X, pur ammettendo che quando si riesce a trovare il giusto equilibrio, il prodotto finale acquista un appeal difficilmente eguagliabile. In tal senso Empires in Ruins punta giustamente alla Campagna per potersi parzialmente distinguere dai tanti (troppi) competitors di alto livello, cercando al contempo di accattivare l’utenza con una scelta di gameplay stravagantemente ibrida.

Ed ecco quindi schiudersi di fronte al giocatore una mappa delle Marche Occidentali, fornita delle varie regioni conquistabili, dei diversi valori e numeretti necessari a gestire elementi quali le risorse naturali, la felicità degli abitanti, il cibo, la difesa militare, ecc. A questo si collega l’ovvia necessità di costruire edifici militari e civili, nell’ottica globale di mantenere il controllo della regione. Obiettivo non scontato, sia per il corso standard della campagna che, soprattutto, per gli interessanti eventi casuali che potranno colpire (a volte anche molto duramente) durante il prosieguo della partita. L’equilibrio creato da Hammer and Ravens sembrerebbe banale da gestire, soprattutto nei primi minuti ed a difficoltà bassa. L’osso però diventa molto duro da rodere, una volta nel pieno del gameplay e salendo con l’osticità di eventi ed IA. Sebbene il lato 4X di Empires in Ruins non sia certo rivoluzionario o incredibile, ho apprezzato la solidità dell’esperienza, nonché la relativa facilità di apprendimento delle dinamiche, la quale fa da contraltare al già menzionato impegno necessario per mandare avanti il proprio territorio.

Empires in Ruins

Semplice e funzionale

Il punto saliente, almeno per quel che concerne la novità del titolo, è però l’inserimento della modalità tower defense, a vera e propria sostituzione delle battaglie dei giochi à la Total War. Conscio probabilmente dell’impossibilità di introdurre e competere con le strabilianti rievocazioni militari di SEGA e co., Empires in Ruins preferisce quindi coinvolgere il fruitore all’interno di una vera e propria modalità extra, durante la quale seguire i crismi di ogni tower defense che si rispetti. Inutile stare a disquisire su come si debba affrontare una fase di gioco del genere: basti sapere che si tratta di un segmento ben fatto, dinamico e divertente. Il vero difetto, nell’ambito di questo audace esperimento, è la mancanza di una vera e propria sinergia tra i due comparti di gameplay, che più che appoggiarsi l’uno all’altro sembrano invece contendersi le attenzioni del fruitore. La sensazione insomma è che Empires in Ruins sia un Giano Bifronte più che un cocktail perfettamente mescolato. Rimane comunque un neo tranquillamente superabile.

Empires in Ruins

Per quel che concerne il lato tecnico della produzione sono personalmente poco interessato alla “graficona”, soprattutto nei prodotti indipendenti, che sovente presentano idee intriganti, penalizzate da impalcature visive non proprio gustose. Empires in Ruins non corre grossi pericoli in tal senso, non risultando certo brutto a vedersi. Ad un approccio volutamente low e grezzo si affiancano però dei modelli oggettivamente poco ispirati, soprattutto nell’interfaccia grafica, che a tratti lascia un retrogusto cheap poco gradevole. Ritengo tali difetti il segno di un percorso di sviluppo comunque molto impegnativo, che ha cercato di offrire un videogioco completo sotto ogni aspetto, riuscendoci nel complesso ma dovendo venire a qualche compromesso. Per quel che riguarda le musiche (sulle quali Hammer and Ravens lavora particolarmente bene) ci tengo a segnalare alcuni brani gradevolmente ispirati al folk dell’Europa del nord e che ben si amalgamano al mood dell’opera.

7.5

Empires in Ruins – PC


Empires in Ruins è un indie che propone un duplice sistema di gioco forse non perfettamente amalgamato, ma indubbiamente divertente in ogni suo aspetto. Sia che si voglia affrontare un 4X veloce ma impegnativo, sia che si voglia sperimentare un Tower Defense solido e funzionale, il gioco risponde in maniera egregia all'esigenza del fruitore. A questo si aggiunge una narrazione completamente fuori le righe e delle musiche molto gradevoli. Visivamente non eccellente (pur se ben confezionato), si tratta di un indie che vale il prezzo proposto e che fa ben sperare per il futuro di Hammer and Ravens.

Pro

  • Umorismo graffiante e senza fronzoli
  • Gameplay ibrido dinamico ed impegnativo
  • Ottime musiche

Contro

  • Modelli non sempre perfetti
  • Doppio sistema di gioco poco amalgamato
  • Interfaccia sin troppo retrò
7.5