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Fallout 76 merita una seconda occasione?

A distanza di mesi, Fallout 76 appare diverso e migliorato, con tanti nuovi contenuti in arrivo nel 2019. La West Virginia merita una nuova chance?

Almost Heaven” cantava John Denver nella sua Country Roads, un paradiso nostalgicamente lontano che riassume la reazione generale al lancio di Fallout 76, il quale è andato decisamente ben oltre le previsioni negative. Le motivazioni del crollo sono state molteplici e si è già ampiamente parlato degli standard non raggiunti e degli errori commessi nel cammino. Tra il vociare generale, le discussioni nate nel fondo della parte più costruttiva della community hanno supportato la ricostruzione, dando modo a Bethesda di correggere e mandare avanti il suo esperimento rattoppando le fratture come meglio poteva.

Il capitolo degli Appalachi è infatti da sempre stato posto come un tentativo di fare qualcosa di nuovo, di fondere un titolo single player come Fallout in un universo che non ne snaturasse le qualità fondamentali e fosse usufruibile da più giocatori. Una cosa simile all’idea dietro a The Elder Scrolls Online ma senza la conversione totale a MMO, e perfino per quel titolo il lancio fu burrascoso.

Dopo mesi di aggiornamenti, patch e raccolta di critiche, Fallout 76 ha indubbiamente subito dei cambiamenti che hanno migliorato lo stato del gioco, nonostante la continua lotta comunicativa con l’opinione pubblica ormai contraria. Da un punto di vista esterno la gogna mediatica ha decisamente contribuito a minare l’aura positiva del titolo, seppellendo sotto i difetti tutte le qualità che erano già presenti al lancio del gioco e che molti appassionati hanno provato a far prevalere tra mille ostacoli. Una volta che anche le magagne più criticate sono state risolte, cos’è che rimane ad oggi in West Virginia?

Con le righe che seguono, vogliamo spiegarvi perché secondo noi Fallout 76 meriti quantomeno una seconda occasione, che sia per avventurarcisi o per ritrovare quella curiosità perduta nei primi giorni. Non si tratta di riscoprire ciò che è stato già fatto e di certo non stiamo parlando di un titolo che ha cambiato completamente aspetto, piuttosto è una presa di posizione di una prospettiva posta in una chiave più positiva, particolarmente attenta ai molti segnali di “speranza” rilasciati nel corso del recente cammino del gioco.

Lo stato attuale di Fallout 76

Partiamo dal capire cosa è Fallout 76 ora e quali sono state le principali novità apportate in questi mesi. Innanzitutto, uno dei cambiamenti più grossi e immediati è senza dubbio relativo alla doppia modalità presente nel gioco. Al momento della scrittura di questo articolo, è infatti possibile vivere la propria partita in due modi: l’Avventura è l’esperienza classica dove qualsiasi giocatore è chiamato a esplorare gli Appalachi e a collaborare con gli altri utenti per colonizzare la nuova frontiera, seguendo le tracce del Soprintendente del Vault 76 e i segreti di quelle verdeggianti terre.

L’inedita Sopravvivenza è invece un’iniziativa più “hardcore” dove viene posta maggiore attenzione all’aspetto PvP e alle dinamiche Ricercato/Cacciatore del gioco. Ciò ha creato un’ottima divisione tra chi cerca l’approccio PvE e chi invece vuole aprire il fuoco su ogni abitante del Vault a tiro. Il risultato è un grosso parco divertimenti per tutti gli appassionati del PvP, permettendogli finalmente di dedicarsi completamente a esso senza per forza creare una build mista con i requisiti da PvE.

Lato community questo doppio approccio ha creato un ambiente più sano e molto amichevole nei confronti dei nuovi giocatori dell’Avventura, i quali adesso sono spesso seguiti dai veterani. Quest’ultimo aspetto è uno dei pregi che Fallout 76 ha lentamente acquisito dopo la perdita della massa giocante, lasciando che la nicchia di “fedeli” si riunisse nei canali ufficiali e si affiatasse quanto basta per rendere il West Virginia un luogo sereno e divertente.

A testimonianza dello spirito di gruppo ci sono anche diverse migliore e aggiunte al sistema Social e del Party del gruppo, anche se ancora rimangono alcuni bug legati alla lista amici e alla scala dei livelli applicati alle zone fuori da quella iniziale. Se non altro però, la parte dedicata al rapporto tra giocatori è stata da sempre un punto che si è cercato di migliorare nei vari aggiornamenti, compresa la modalità d’uso della chat vocale e dei suoi filtri, necessariamente coadiuvati da un’attenta moderazione da parte dello staff.

Una volta scelta la tipologia di esperienza preferita, Fallout 76 cerca un mondo in cui inserirvi e vi accoppia con giocatori più o meno affini al vostro livello, soprattutto se siete all’interno della zona limitrofa al Vault 76. Il titolo non è affatto deserto come si vocifera e anzi è molto popolato, con tanto di frequenti attacchi nucleari rilasciati nelle varie partite. Non è però la possibile solitudine a spaventare i giocatori del day one, quanto la presenza o l’assenza dei vari bug e crash di rete vissuti nei primi mesi. Su questo aspetto possiamo sicuramente dire che Bethesda ha fatto un ottimo lavoro nel togliere i problemi più gravi e nel perfezionamento della stabilità.

Attraverso pagine su pagine di patch notes, gli sforzi del team di sviluppo sono stati concentrati nel risolvere ogni cosa potesse minare gravemente l’esperienza di gioco, ponendo queste riparazioni come urgenti prima di passare al rilascio di nuovi contenuti. Allo stato attuale delle cose, Fallout 76 è stabile e completamente giocabile senza gravi errori, sia a livello di rete che di codice. Non è certo privo degli occasionali bug del Creation Engine o di alcuni altri intoppi minori, ma nella nostra prova non siamo mai stati disconnessi né abbiamo trovato errori significativi.

Oltre alla correzione, sono stati implementati numerosi cambiamenti alla qualità della vita per gli abitanti del West Virginia: tra questi possiamo notare un’espansione del peso trasportabile e del peso della Cassa Scorte, la possibilità di vedere quali Ricette e Progetti si sono già appressi, diverse migliorie al budget e all’elenco dei Mercanti, un bilanciamento maggiore delle armi/armature e diversi aggiustamenti per i vari exploit come la duplicazione delle armi e i punti di farming eccessivamente lucrativi, ormai non più presenti.

L’esperienza risultante è sufficientemente bilanciata e con una libertà più sensibile alle esigenze del giocatore, il quale ora non si trova più costretto a seguire per forza di cose l’ottenimento di un oggetto troppo forte o una specifica combinazione di S.P.E.C.I.A.L. (ora modificabili per punti a ogni singolo livello dopo una certa soglia). Anche la costruzione del proprio C.A.M.P. è stata migliorata, arricchendola di nuove opzioni e decorazioni ottenibili in gioco o attraverso il Negozio puramente estetico.

Lo stesso trattamento è stato riservato anche alla parte tecnica, seppur forse ancora un po’ troppo infestata da cali di frame sporadici e un’ottimizzazione non proprio eccellente, soprattutto se si guarda al lato console. Allo stesso tempo però, lo scenario del West Virginia è indubbiamente uno dei più belli e ricchi dell’intera serie, soprattutto grazie all’apporto di un sistema d’illuminazione ben congeniato e a effetti particellari convincenti. Bug e problemi vari hanno pesantemente coinvolto anche questo aspetto, se ne ricorderanno bene gli utenti PC, e come è giusto l’esperienza ne ha fortemente risentito. Ora però anche l’impatto con gli Appalachi è più sereno e la forte impronta estetica riesce quantomeno a raggiungere il giocatore che la osserva.

A livello di attività, il gioco è ancora enorme come lo era al lancio, con tanti eventi da poter svolgere da soli o in gruppo e una marea di missioni da completare. La mappa non ha subito espansioni di alcun genere, ma sono subentrate nuove interazioni e storie. Purtroppo però, l’elemento ancora meno messo a fuoco è proprio l’end-game, nonostante ci si stia avviando verso l’espansione a esso dedicata. Al momento, l’Attacco Nucleare rappresenta la massima frontiera della difficoltà, lasciando anche il nuovo dungeon come elemento tarato più per giocatori di nuova fattura che per i veterani dalle armature scintillanti.

Parlando delle microtransazioni, il Negozio al momento presenta oggetti solamente cosmetici. I punti Atoms sono ottenibili sia pagando con la valuta reale che con una innumerevole serie di sfide globali, settimanali e giornaliere. Se non vorrete spendere per lo shop ma desiderate comunque ottenere qualche oggetto dal Negozio, potrete tranquillamente farlo semplicemente giocando e completando le missioni. Attualmente non sembrano, inoltre, essere stati implementati alcuni oggetti non cosmetici.

Tirando le fila, ciò che è avvenuto dal lancio è stata una correzione enorme e incessante e i risultati sono quanto mai evidenti. Bethesda è ancora lontana dal traguardo finale e ci sono ancora molte aree su cui migliorare, tra cui il bilanciamento tra le varie tipologie di armi e una maggiore consistenza nel loot dei nemici. Basti pensare che ancora oggi la Regina delle Bestie Ardenti non presenta un guadagno significativo per l’impresa, lasciando che il caso rimanga troppo influente all’interno del drop dei mostri leggendari e quindi rendere qualsiasi mob più facile da uccidere una fonte migliore di quello più tosto. Non per questo però bisogna ignorare i passi avanti compiuti, seppur in ritardo. Meglio tardi che mai, dopotutto.

Il nostro futuro inizia ora

Ciò che veramente dovrebbe interessare a chiunque abbia voglia di rivalutare Fallout 76 non sono tanto le evidenti e obbligatorie correzioni del prodotto, quanto il futuro contenutistico – gratuito – in arrivo. Un avvenire che Bethesda ha voluto manifestare solamente negli ultimi mesi, dopo aver garantito la stabilità delle funzioni essenziali del gioco base. L’arricchimento in itinere è una caratteristica consolidata del nuovo quanto popolare modello Games as a Service, ripreso da Fallout 76 alla base della sua idea di essere un gioco durevole nel corso degli anni. Con la pubblicazione della Roadmap, gli sviluppatori hanno delineato le tappe più importanti del 2019, scendendo nello specifico inizialmente con la prima turnazione di primavera: Wild Appalachia.

Tra aprile e maggio, Fallout 76 sta ricevendo e riceverà tutta una serie di aggiunte che spaziano da missioni secondarie a eventi. Alcune novità sono state già implementate e hanno tracciato il leitmotiv della primavera: focalizzarsi sulla stravaganza del West Virginia, dando ampio spazio a un nuovo e letale criptide presentato in una nuova Missione/Evento. Le leggende e i miti della zona sono sempre state una grossa attrattiva di Fallout 76, il quale ha tentato di compensare l’assenza degli NPC umani e di una campagna classica con una profonda backstory fatta di olonastri da trovare, testi da leggere e interazioni varie di buona fattura.

Togliendo la delusione di non ritrovarsi di fronte alla forte narrativa tipica dei capitoli passati, Fallout 76 è un mondo che va compreso e che è potenzialmente molto interessante da vivere proprio per come riesce a creare un differente coinvolgimento rispetto alla narrazione tradizionale. Non si prova tanto la sensazione di vivere un’avventura epica, quanto quella di esplorare i resti di un qualcosa che è appena stato colpito da un disastro atomico e che ha cercato di sopravvivere fin pochi attimi dopo la sua caduta. Rimangono solo fantasmi e credenze, l’ombra su cui si è chiamati a ricostruire esplorandone testimonianze e segreti.

Wild Appalachia omaggia quindi questo spirito. introducendo un altro mostro da cacciare e delle inedite leggende dei cacciatori che impavidamente solcavano le misteriose foreste del West Virginia. C’è anche ampio spazio alla cultura folkloristica della distillazione, un elemento chiave all’interno dello scenario culturale dei paesi più rurali della terra statunitense. Ciò è stato implementato attraverso un nuovo Banco da Lavoro e a delle distillerie alquanto bizzarre, come ci si aspetterebbe da una zona ormai piena di mutanti e radiazioni.

E ancora oltre, ci attendono altri elementi in arrivo entro giugno: la personalizzazione dello zaino (e quindi un augurabile potenziamento del sistema di capienza), una profondità maggiore per la modalità fotografica, la possibilità di creare dei “distributori” per le vendite nel nostro C.A.M.P. e un mercante dalle merci leggendarie. In particolare, i distributori saranno un elemento importante per pompare la già florida economia tra giocatori del titolo, la quale beneficerebbe abbondantemente di una struttura interna al gioco.

La ricchezza contenutistica di Wild Appalachia fa quindi ben sperare per i due futuri contenuti dopo di essa. Il primo sarà Nuclear Winter, previsto per l’estate 2019, e introdurrà una nuova modalità oltre a Sopravvivenza e Avventura. Sebbene i dettagli non siano ancora noti, è ragionevole ipotizzare uno scenario improntato più sulle meccaniche da survival, magari con un’attenzione particolare al rischio radiazioni e alle condizioni atmosferiche avverse. Se ciò fosse vero, una simile sfida potrebbe essere accompagnata da del bottino particolare e piuttosto raro, fattore che ben si accosta al rilascio delle Incursioni del Vault: missioni per più giocatori di estrema difficoltà.

Nuclear Winter sembra quindi essere un aggiornamento indirizzato ad arricchire il lato da end-game di Fallout 76, introducendo anche lo status di Giocatori Leggendari dopo il livello 50, con tanto di nuove abilità S.P.E.C.I.A.L. esclusive da scoprire.

Allo stato attuale delle cose, l’end-game è infatti uno dei punti meno approfonditi del gioco e che spesso non trova un vero e proprio luogo in cui poter testare le proprie capacità ed equipaggiamento, come sottolineato nei paragrafi precedenti. Un’intera espansione dedicata, con anche la presumibile presenza di un’attività come le Incursioni dei classici MMO, è l’ideale per poter risolvere il problema e rivitalizzare la community più affiatata.

Infine, nell’autunno 2019, arriverà Wastelanders: l’espansione che andrà a colpire il comparto narrativo di Fallout 76 introducendo una nuova storia principale con tanto di scelte, conseguenze, inedite fazioni e altri accorgimenti dedicati interamente al modo in cui i giocatori si approcciano alla trama del West Virginia. Se Nuclear Winter va a intervenire sul lato negativo rappresentato dalla scarsità attuale dell’end-game, Wastelanders si prefigge di accontentare tutti gli utenti che cercano un’esperienza più simile a quella classica del franchise.

Il coinvolgimento del proprio personaggio del resto rimane tutt’oggi quasi carente, nel senso che non si ha mai la sensazione di essere un agente attivo quanto piuttosto un semplice spettatore che fa commissioni per robot o gente ormai morta. L’impostazione ha certamente senso all’interno della filosofia del design di Fallout 76, ed effettivamente permette al giocatore di approcciare gli Appalachi nei panni di sé stesso, ma non ha lo stesso impatto di una serie di missioni con decisioni dalle conseguenze visibili nel lungo periodo.

Rimangono una serie di domande su come questo approccio possa unirsi al mondo condiviso di Fallout 76 (dove ogni partita ha il proprio “stato”) e se un’impostazione narrativa del genere possa dare più spessore all’appartenenza alle fazioni. Se Fallout 76 sarà presente all’E3 2019, non è da escludere l’accesso a una piccola anteprima di ciò che ci attenderà in Wastelanders.

Vale la pena dare una seconda occasione?

Una volta dato uno sguardo alla storia presente e futura del West Viriginia targato Bethesda, possiamo concludere che Fallout 76 non è assolutamente rimasto nei problemi che lo affliggevano al lancio. Chiunque abbia abbandonato il titolo per via delle disconnessioni o dei bug gravi, può tranquillamente tornare a giocare e riscoprire tutto quanto di positivo c’era all’interno di esso e che abbiamo evidenziato nella nostra recensione. Oltre alle correzioni più evidenti, troverà numerosi cambiamenti al bilanciamento del gioco e un’esperienza più libera e meno costrittiva. Alcuni bug minori persistono, ma sono abbastanza sporadici e, quando ci sono, non minano la godibilità generale del titolo.

Se, invece, avete abbandonato Fallout 76 per la sua narrativa o per un’assenza contenutistica, dovreste comunque dare una chance al titolo, o quantomeno tenere d’occhio i suoi costanti aggiornamenti. La Roadmap analizzata nei paragrafi precedenti colpisce tutti i punti “deboli” del titolo: l’end-game, la narrazione più personale e il mancato rilascio di novità dovuto alla correzione massiccia dei problemi iniziali. Oltre a essere rilasci completamente gratuiti, sembrano avere molti contenuti in grado di arricchire l’esperienza generale ben oltre le criticità evidenziate. Wild Appalachia è un ottimo e immediato testimone del valore di queste espansioni, considerando la mole di novità rilasciate e in arrivo.

Per quanto sia difficile poter cambiare idea su una delusione iniziale, non bisognerebbe mai rimanere chiusi nella propria convinzione davanti a un sincero tentativo di aggiustare un prodotto così complesso. Fallout 76 è stato un esperimento, una scommessa bella grossa basata sul sogno di poter vivere un Fallout insieme ai propri amici. Come tutti gli esperimenti però, non ha sempre avuto la formula perfetta fin dalla sua prima esecuzione, prefissandosi di migliorare nel corso della sua vita attraverso anche, e soprattutto, il feedback degli stessi utenti. Il risultato di questo sforzo congiunto è un nettissimo miglioramento che non va preso sotto gamba, soprattutto alla luce di quanto è in dirittura d’arrivo nell’anno.

Bethesda non ha ancora raggiunto il paradiso cantato da John Denver nella sua Country Roads, ma si sicuramente è lasciata alle spalle quell’inferno di errori e connettività delle settimane iniziali, dando il giusto lustro al panorama del West Virginia. E se il giardino paradisiaco degli Appalachi è ancora lontano dalla sua perfezione, ad oggi le sue terre digitali sono ormai un paradiso non troppo distante per le nostre mani.

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