Editoriale

Final Fantasy 7 Remake: dividerlo in capitoli è davvero una buona cosa?

Da quando sono arrivate le piattaforme streaming in abbonamento il metodo di fruizione delle storie si è fatto più variegato aumentando anche al contempo la qualità e riscuotendo a volte maggior successo rispetto al classico blockbuster. Pur presentando solitamente delle storie a capitoli, i telefilm hanno saputo imporsi nel nostro mondo dandoci anche intere serie da potersi godere comodamente da casa. Per quanto riguarda il mondo dei videogiochi, essendo oltretutto un medium decisamente giovane e in continua evoluzione, la storia non è stata troppo diversa sapendo integrare quasi contemporaneamente questo tipo di formato avvicinandosi ad un genere di release più dilatato nel tempo, o perlomeno inizialmente per i prodotti definiti “indie” che trovavano nelle uscite a capitoli un ottimo metodo per potersi autofinanziare. Ma cosa succede quando un gioco molto atteso e tripla A viene sviluppato a capitoli? L’esempio è sotto i nostri occhi, e con la uscita della versione “definitiva” tornerò a parlare di Final Fantasy 7 Remake, parte 1.

Ammetto che lo specificare la parte è una mia provocazione, perché pare che molte persone si siano dimenticate che questo gioco non è completo, non ha una vera fine e non sappiamo ad oggi per quanti episodi e per quanto tempo il progetto andrà avanti. Dietro questo gioco c’è stata innanzitutto tanta confusione, coperta poi da una vera e propria nebbia folta di hype da tutti quelli che hanno amato questo storico capitolo e intravedeva la possibilità di giocarlo con una grafica spacca mascella modernizzando al contempo il gameplay. Effettivamente il prodotto che abbiamo davanti è esattamente come auspicato, un gioco splendido visivamente, con un sistema di combattimento incredibilmente divertente e con tante meccaniche nuove e fresche ma che purtroppo lascia lo stesso dietro di sé un senso di vuoto e incompiutezza. In sintesi sembra a conti fatti di mangiare un piatto dal design fantastico e dal gusto nuovo ma che manca di corpo e lascia uno spiacevole amaro in bocca alla fine.

Final Fantasy 7 Remake

Il gioco è diviso in parti e la cosa non mi è mai piaciuta in partenza, sicuramente si è capito, ma l’idea di poter avere tra le mani non il remake della settima fantasia di Square Enix (al tempo Soft) ma di tutta la Compilation poteva bastare come scusa per dire << ok avrebbe senso dividerlo perché effettivamente la mole di lavoro e di contenuto è senza dubbio enorme>> , eppure credo che il finale proposto e soprattutto questa nuova versione siano sintomi di un lavoro che non è andato esattamente come era pianificato.

Quando fu annunciano all’E3 del 2015 il gioco doveva essere un classico remake 1:1 sviluppato da una società esterna, la Cyberconnect 2 (autori poi di Dragon ball Z Kakarot). Il progetto finì in un vortice di ritardi e posticipazioni complice anche la difficoltà avuta nel portare a compimento Final Fantasy 15 (inizialmente pensato come spin off del 13esimo capitolo). Il lavoro sul remake passò quindi a Tetsuya Nomura in persona cancellando il percorso fatto in precedenza e ripartendo praticamente da zero. Dopo ulteriori rinvii ecco che arriva anche l’annuncio che ha stranito il pubblico, vale a dire che sarebbe stato a capitoli (o episodi se preferite). Il problema a mio avviso è stato tutto il processo di comunicazione che ancora oggi dà a questa oramai serie di giochi un alone poco chiaro, credo infatti che sia inconcepibile non sapere a distanza di un anno dal rilascio di quante parti sia composto e nemmeno come e in che modo saranno gestite. 

Per farla breve abbiamo avuto l’annuncio di un remake, l’annuncio di un remake a capitoli e infine l’annuncio di un remake a capitoli che però andrà a raccogliere tutta la cosmogonia di quello che è stato Final Fantasy 7. Ad oggi, e con l’annuncio del DLC, possiamo avere una idea più chiara ma agli inizi diciamo che la situazione era piuttosto oscura, vista anche la promessa iniziale di fornire gli episodi a tutti i possessori di PS4, cosa che a questo punto è virtualmente impossibile dato che la serie proseguirà la sua vita sulla nuova console di casa Sony, confermata oltretutto dal fatto che l’espansione in questione uscirà in esclusiva PS5. Purtroppo non siamo del tutto tranquilli anche perché durante l’annuncio sia della versione “completa” che del suo contenuto aggiuntivo, è stato mostrato anche un gioco mobile che è strettamente collegato con i fatti del gioco, ambientato anni prima e dove si narrerebbe addirittura la nascita e lo sviluppo dei SOLDIER, forza militare d’élite alle dipendenze della compagnia elettrica Shinra, il tutto in un curioso ed inquietante battle royale in terza persona. Questo fa abbastanza rabbrividire, non solo per la scelta del genere, ma soprattutto per chi ha già in passato avuto modo di ricevere dei giochi mobile importantissimi a livello di narrativa ma vincolato in un gacha game crossover tra Disney e Square (so che sapete di cosa parlo ma avremo magari modo di discuterne più avanti).

Final Fantasy The First Soldier

Rinfreschiamoci un attimo la memoria e torniamo nel lontano 1997 con l’uscita sulla prima PlayStation di Final Fantasy 7, gioco che ovviamente ebbe un successo clamoroso e che portò negli anni schiere di fan a chiederne possibili sequel inerenti a quel pazzesco universo, senza dubbio fu questo “IL” gioco che portò Square Soft nell’Olimpo delle Software House di quell’epoca. Nel 2002 però si fecero sempre più insistenti i tentativi di utilizzare il brand per poter produrre dei cosiddetti “Polymorphic Content” vale a dire poter andare oltre alle release singole dei giochi ma sviluppare prodotti (non solo Videogames) che potessero esplorare ogni aspetto di un determinato capitolo, il primo in questo senso fu il decimo della serie dei Final Fantasy che nel 2003 ebbe il suo sequel, X-2. Fu naturale conseguenza che si formò in Square Enix l’idea di produrre capitoli extra ambientati nel mondo di Final Fantasy 7, visto il successo clamoroso, ed ecco che nel 2004 iniziarono ad uscire prodotti che andarono a comporre quella che poi fu chiamata “Compilation of Final Fantasy 7:”

Final Fantasy
  • Before Crisis [2004] interessante gioco per Cellulari in cui impersoniamo i Turk.
  • Advent Children [2005] Film sequel in CGI presentato anche alla mostra del cinema di Venezia.
  • Last Order [2005] un OAV (Original Anime Video) prequel del gioco e che fungeva da anticipazione al gioco PSP.
  • Dirge of Cerberus [2006] gioco Action per PS2 sequel del gioco originale in cui seguiamo le avventure di Vincent.
  • Crisis Core [2008] Action JRPG per PSP, vero prequel del gioco e forse il prodotto più apprezzato, sia per le meccaniche di gioco che per storia, oltre anche al fatto che finalmente abbiamo come protagonista Zack Fairy.

Tutti andavano a percorrere o ripercorrere alcuni momenti diversi o iconici approfondendo sicuramente ma anche dando spazio a qualche piccola imperfezione logica. Questo perché dietro ad ogni singolo capitolo esiste una vera e propria narrativa interna e globale molto vasta ed interessante che effettivamente andrebbe rivista grazie proprio a questi remake.

Personalmente ho iniziato ad addentrarmi nella “Lore” di questo trascendente settimo capitolo delle fantasie finali di Square, con il prequel Crisis Core per la mai dimenticata PSP. Purtroppo non sono stato tra quelli che sono riusciti a viversi al meglio Final Fantasy 7 sulla prima PlayStation, iniziando ad avvicinarmi a questo genere di giochi solo con l’ottavo capitolo. Poca conoscenza dei videogames? Localizzazione totalmente in inglese? Non possedere ai tempi quella incredibile console di color grigio? Ci sono stati tanti piccoli problemi che mi hanno portato in ritardo ad avvicinarmi a tutti i giochi del franchise, tra cui il sette appunto. Quindi potrei sembrare un profano a parlarne ma penso che la mia posizione possa essere quasi vantaggiosa in quanto posso dire di giocare al settimo capitolo, oltre che teoricamente a questo remake, quasi totalmente in “blind” pur conoscendo alcuni momenti chiave che ovviamente nel corso di più di 20 anni è scontato incappare. Ma la vera domanda rimane una a questo punto, il remake risulta essere l’originale settimo capitolo o qualcosa di diverso? Dal finale e da alcuni frangenti devo ammettere che qualche dubbio mi è venuto e sinceramente mi sono chiesto se stessi giocando a Final Fantasy 7 ma con il graficone oppure ad un gioco totalmente nuovo. Pare apparentemente una domanda stupida, è ovvio che il nuovo vada a modificare e modernizzare certe meccaniche, ma mi chiedo fino a quanto le modifiche possano snaturare o meno quella che è stata la visione originale data al titolo nel 1997.

Final Fantasy

Negli anni ho avuto modo di recuperare l’originale ma non in maniera approfondita, però è palese come ci sia una forte componente emotiva quando giochi sapendo che qualcosa di pesante dovrà succedere, esattamente come quando avendo già letto un libro vedi a schermo nell’adattamento cinematografico quello che accade conoscendo già alcuni dei momenti chiave, la bravura nelle prime ore del gioco nel farti emozionare ed affezionare ad alcuni componenti della Avalanche inizialmente di contorno e quasi inutili ai fini del macrocosmo “Nomuriano” è sorprendente. Ma ecco che poi succede qualcosa, una cosa che porta ad un apparente Good Ending di molte sotto trame che però in questo caso quasi va a cozzare con quello che ti è stato narrato in precedenza. Abbiamo degli approfondimenti meravigliosi ma anche troppe contraddizioni che per quanto possano essere apprezzabili, perché magari salvano da un orribile sorte forse tolgono molto del pathos che il gioco ha saputo darci in questi anni.

Nomura ci ha abituati fin troppo bene al suo stile che prevede anche delle scelte opinabili pur riuscendo a chiudere delle storie con risultati anche piuttosto apprezzabili, ma per i fan della saga di Kingdom Hearts questi quasi 20 anni sono stati decisamente difficoltosi, perciò la fiducia dovrà essere sempre guadagnata. Penso che nella nostra equazione abbiamo tutto, l’utilizzo del “metodo” Kingdom Hearts e le frammentazione della narrativa seppur non sempre coerente in giochi più o meno importanti per console diverse tra loro, una gestione abbastanza confusa del progetto che poi ha portato a release in ritardo e monche similmente a ciò che è accaduto alla fine a Final Fantasy 15, con DLC narrativi a volte poco incisivi ed altri cancellati e raccolti in un libro in modo da dare una chiusura a quello che pareva inizialmente essere una nuova frontiera per la serie. Dare le colpe solo a Nomura per il quindicesimo capitolo della saga Square è sbagliato ma sicuramente questo non lo aiuta ad avere un percorso immacolato. Pare che con questo remake le premesse ci siano tutte per mandare allo sfascio ogni cosa ma chissà perché questa volta sento che qualcosa stia cambiando e ho la netta sensazione che il prossimo gioco di questo progetto potrà darci molta più chiarezza di quello che si vorrà portare avanti in questa generazione, nel bene o nel male.

Kingdom Hearts

Quindi l’idea di creare dei capitoli rimane una scelta forse discutibile, ma se questo comporterà un globale remake di quello che un tempo fu chiamata la Compilation di Final Fantasy 7, beh allora è ovvio che la suddivisione in parti sia quasi d’obbligo. Resta dubbia la tipologia di marketing utilizzata, ma in parte anche l’episodio stesso nel suo insieme uscito negli scaffali lo scorso anno. Già di per sé la presenza di un DLC da definizione esprime al meglio una idea di effettiva mancanza di qualcosa al prodotto. Nulla a togliere ai DLC narrativi soprattutto se integrati bene, ma il finale del gioco è veramente insufficiente con scelte e momenti che hanno fatto storcere il naso a molti oltre che rendere vano un percorso che fino a quel momento era andato anche piuttosto bene.

Final Fantasy VII

Se poi ritorniamo a considerare l’ottima qualità a livello di sistema di combattimento e resa visiva, fa davvero molta rabbia. Ma oltre la rabbia si manifesta una paura sempre maggiore di quello che potrebbe accadere in futuro in alcuni dei momenti chiave ed iconici che difficilmente la loro modifica potrebbe essere digerita facilmente dai fan. Va detto che anche come contenuto il gioco presenta degli stratagemmi geniali per donare al titolo una longevità di tutto rispetto, pur considerando che a livello di storia nel gioco originale siamo ad una manciata di ore. Sono quindi riusciti in un modo o nell’altro a donarci una esperienza abbastanza completa, ma si nota nettamente che il gioco presenta lo stesso dei momenti allungati in maniera poco furba, rendendo forte la sensazione che si tenti in tutti i modi di diluire la trama, quasi come a voler accumulare ore di longevità “inutili”.

Il progetto resta però assolutamente importante e si nota la volontà di creare il gioco definitivo ambientato a Gaia, che potrà esplorare anche momenti forse semplicemente accennati negli altri giochi o nello stesso Final Fantasy 7 originale. Le perplessità ci sono e penso sia quantomeno ottuso giustificare il tutto appoggiandosi proprio al fatto che il gioco in sé sia svolto ad episodi e che quindi va visto nel suo insieme per poterlo godere e commentare al meglio. I dubbi per me rimangono decisamente forti ma come detto la speranza e l’ottimismo non si sono mai spenti del tutto.

Final Fantasy VII

Il vero problema potrebbe arrivare nel momento in cui venga proposto questo format per altri giochi rischiando di utilizzare la scusa della suddivisione in capitoli per donarci giochi monchi, senza un finale e quindi tagliati. Abbiamo in qualche modo imparato a convivere nostro malgrado con oggetti pre-release, DLC post lancio che presentano contenuti recisi o microtransazioni criminali. Senza dubbio l’industria che amiamo sta vivendo dei momenti magici ma anche un periodo in cui si è sempre più consapevoli che produrre un gioco Tripla A è complicato e decisamente dispendioso per le aziende, che a volte rischiano tutto loro stessi per portarlo al compimento, situazione che si ripercuote ovviamente anche sui lavoratori stessi che vengono troppo spesso sminuiti e dimenticati pur essendo loro le menti dietro a tali progetti. Sperando che le Software House possano dare tutte le informazioni in maniera trasparente e che noi videogiocatori possiamo iniziare ad imparare a dosare molto le pretese e non farci prendere troppo da quel mostro divora tempo che comunemente chiamiamo Hype.

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