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Final Fantasy XIV, il finale epico che anticipò il Buco Nero di Fortnite

Ancora prima del Buco Nero di Fortnite, arrivò Bahamut a concludere in maniera epica la stagione di un MMO anche se con una grande, enorme differenza. Se la singolarità che ha inghiottito la mappa del titolo Epic è stata generata da un successo mondiale, a risvegliare il leggendario drago era stato un enorme insuccesso, quello della prima versione Final Fantasy XIV (conosciuta come 1.0).

Il MMORPG arrivò nel 2010 con un doppio carico di aspettative in quanto nuovo capitolo della saga ed erede del grande successo di Final Fantasy XI Online (ancora oggi in discreta salute). Non tutto andò però per il verso giusto, anzi all’inizio quasi nulla. Chi c’era nel periodo del lancio ricorda problemi di tutti i tipi: l’interfaccia e i menu incentrati intorno al gamepad e senza hotkey per la tastiera, forum ufficiali chiusi poco prima dell’uscita e ancora un battle system senza autoattack, un sistema di level up piuttosto lento e l’assenza di una minimappa per orientarsi in ambienti dal design molto ripetitivo.

Final Fantasy XIV

Le aspettative vennero deluse e il titolo naufragò tra i pessimi voti della critica e la fuga dei giocatori tanto che il gioco restò in free trial per un lungo periodo. Final Fantasy XIV era diventato un pericolo sia per la credibilità della serie sia per le finanze della compagnia. Serviva una svolta, la più radicale possibile. 

Nel 2012 i giocatori rimasti notarono qualcosa in cielo. Uno scenario familiare a chi conosceva Final Fantasy VII. Inizialmente era solo un corpo celeste in lontananza ma col passare del tempo Dalamud, una delle due lune del pianeta, diventò una presenza sempre più vicina e opprimente. A settembre dello stesso anno arrivò la patch 1.23b a segnare la fine di un’era.

Dalamud era entrata nell’atmosfera del pianeta rendendola irriconoscibile. La luna artificiale dominava l’orizzonte illuminato da fulmini sia di giorno che di notte. Il silenzio era interrotto soltanto dai tuoni, mentre tutte le musiche erano state sostituite da una versione distorta del tema principale Answers. Rientrando nelle locande i personaggi potevano essere assaliti da terribili incubi

Nelle zone di Eorzea i mostri si moltiplicavano ed era solo questione di tempo prima che arrivassero nelle città. Alcuni giocatori spontaneamente in un ultimo disperato tentativo di difendere Ul’dah formarono una barriera davanti alla città con un “muro di Gobbue” che sarebbe diventato poi canone della storia del gioco. I mostri e i soldati dell’Impero riuscirono però ad arrivare in città con la complicità dei gamemaster che invece di aiutare i giocatori evocavano altre creature dall’interno. Il popolo di Eorzea però non si arrese combattendo eroicamente per ore contro nemici quasi invincibili.

Aldilà dei toni epici, Final Fantasy XIV non si smentì neanche alla fine con numerosi crash a causa dei nuovi contenuti e dei tanti utenti che stavano approfittando dell’accesso gratuito nell’ultima settimana. Ai giocatori fu chiesto di raggiungere la regione di Mor Dhona dove poco distante si stava svolgendo la battaglia finale. L’11 novembre 2012 i server furono chiusi e Square Enix diffuse il video che concesse a Final Fantasy XIV 1.0 una conclusione più epica di quanto fosse stato il suo travagliato ciclo di vita.

Il resto è storia (videoludica) dei giorni nostri. Già nel 2010 Naoki Yoshida, appena due mesi dopo l’uscita, aveva sostituito director e producer accompagnando la versione 1.0 verso la fine. Nel 2013, Final Fantasy XIV sarebbe ritornato nella versione A Realm Reborn diventando un MMORPG di successo e uno dei casi da manuale di salvataggio riuscito di un gioco online.

Shadowbringers è considerata non solo la migliore storia di Final Fantasy XIV ma anche uno dei migliori capitoli della saga degli ultimi anni. Se volete iniziare la vostra avventura in Eorzea potete farlo acquistando il gioco base e le prime due espansioni su Amazon.