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Gamindo: l’app per donare videogiocando (anche per la lotta al coronavirus), senza spendere un euro

Mai come in questi giorni la capacità (positiva) del videogioco di intrattenere e aggregare – anziché isolare, come spesso crede chi non lo conosce bene – è stata messo in risalto, pure da quella fetta di stampa generalista sempre pronta a metterlo alla berlina. E persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità – proprio la stessa OMS che inserì il gaming disorder fra le dipendenze del mondo moderno – ha chiesto “aiuto” ai gaming publisher per aiutare le persone ad affrontare meglio la quarantena da coronavirus e la solitudine.

E se giocando si potesse fare del bene non solo al proprio spirito, ma anche a chi è meno fortunato? A questa domanda hanno riposto i ragazzi di Gamindo, app gratuita su Google Play e App Store che permette di destinare denaro in beneficenza, e senza spendere un euro ma semplicemente giocando ai videogiochi presenti al suo interno. E più si gioca, più si dona. Potrebbe essere questo il mantra di Gamindo. Dove sta il trucco? Nessun trucco: i videogiochi di Gamindo sono dei prodotti sviluppati per aziende che vogliono pubblicizzarsi (advergame). Un sistema virtuoso in cui fondamentalmente ci guadagnano tutti: i ragazzi di Gamindo che realizzano il gioco su commissione, le aziende che ottengono visibilità, i giocatori che si fanno beneficenza divertendosi (e senza spendere) e gli enti non profit che ottengono donazioni e sensibilizzano in modo alternativo.

Gamindo è stata fondata dai giovani trevigiani Nicolò Santin, 27 anni, amministratore delegato (a sinistra in foto) e Matteo Albrizio, 28, direttore operativo (a destra), nel team si sono poi aggiunte altre cinque figure: l’advisor Paolo Ganis, gli sviluppatori Samuele Sciacca e Ilario del Sorbo, e le game designer Denise Carofiglio e Claudia Pace. Tutti rigorosamente under 30.

Come funziona Gamindo?

Un’azienda interessata contatta Gamindo per sviluppare un videogioco che possa pubblicizzare il suo prodotto. Ad esempio, all’interno della piattaforma troviamo Coffe Blocks, una variante di Tetris (Color Blocks) dove quando si completa una fila di blocchi questi si distruggono rilasciando dei chicchi di caffè; oppure c’è il Candy Crush brandizzato con il marchio di un’azienda farmaceutica oppure, ancora, un “acchiappa la talpa” con protagonisti “Oggy e i maledetti scarafaggi”.

Ma come si converte il tempo speso giocando in denaro reale? Giocando ai titoli firmati Gamindo il giocatore colleziona gemme che può utilizzare come se fossero moneta reale per fare le donazioni all’ente non profit legato al gioco, e quindi scelto dall’azienda, altre volte invece la donazione è libera ed è lo stesso player a scegliere a chi destinare le sue gemme tra le raccolte fondi attive sulla piattaforma. Non c’è infatti una regola fissa: “Certi progetti, come la donazione per l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano (di 1000 euro ndr) è stata voluta da Discovery Italia con il gioco di Oggy e maledetti scarafaggi – spiega Santin – . Altre aziende, più piccole, mettono invece un budget e lasciano decidere agli utenti a quale raccolta fondi donare le loro gemme. Una volta raggiunto l’obiettivo economico della donazione, e quindi finito il budget dell’azienda, il gioco viene poi riadattato e sbrandizzato così da permettere agli utenti di continuare a giocarci. Magari creeremo una sezione ad hoc per questi giochi sbrandizzati”.

Non solo aziende, ma anche VIP: “Abbiamo sviluppato un gioco per l’imprenditore digitale Marco Montemagno (che li ha pure intervistati ndr) – spiega il CEO Santin -, un titolo di ping pong che abbiamo chiamato “Monty Pong” e che ha raccolto più di 200 mila partite in 80 paesi nel mondo. Il primo nella classifica online del gioco potrà sfidarlo dal vivo (Montemagno era professionista di ping pong ndr). Abbiamo già un vincitore ma purtroppo, causa coronavirus, l’iniziativa è rimandata a data da destinarsi”.

Le donazioni per la lotta al coronavirus

In questo particolare periodo, Gamindo ha deciso di vincolare i clienti per sole donazioni alla lotta al coronavirus: sono già stati donati 200 euro all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (per il quale, nelle prossime settimane, partirà un nuovo progetto per una donazione da 1.000 euro) e 200 euro a Regione Veneto, e ora è attiva una raccolta fondi di 300 euro per Regione Toscana.

Non sono certamente cifre monstre, ma raggiunte senza chiedere alcun esborso economico ai giocatori/donatori; inoltre, molto spesso, Gamindo smuove in qualche modo le coscienze spingendo gli utenti a donazioni – per così dire – “collaterali”, come spiega Santin: “Molte persone ci hanno scritto che, grazie alla piattaforma, hanno scoperto associazioni alle quali poi hanno fatto donazioni in autonomia. Il videogioco si rivela uno strumento più coinvolgente ed efficace di una semplice pubblicità per sensibilizzare le persone ad una causa”.

Dal simil Flappy Bird ai 2 mila utenti al giorno

“Oggi chiunque può sviluppare un videogioco, ma questo non significa che chiunque può fare un titolo di qualità – spiega il CEO e co-fondatore Nicolò Santin. Se vuoi creare, ad esempio, un simil Flappy Bird, però, rispetto a qualche anno fa ora è più facile: c’è persino un corso sul web che ti permette di svilupparlo in poche ore. Banalmente, diventa già più complesso anche solo realizzare un gioco di carte perché bisogna creare una serie di funzioni e meccaniche per insegnare alla CPU come battere il giocatore. E quindi ci vogliono competenze che non si imparano guardando un tutorial.

Ma tanti altri giochi semplici – prosegue Santin –, anche senza competenze di programmazione, come me che ho studiato economia, puoi realizzarli senza problemi. Il mio primo advergame è stato proprio un simil Flappy Board dove ci ho messo un trattore al posto dell’uccellino”.

E i numeri non sono niente male per un progetto partito pochi mesi fa (l’app è stata lanciata sul mercato a inizio 2020): al momento sono circa 10 mila le persone che hanno scaricato l’app Gamindo, circa 2 mila utenti attivi al giorno, settimanalmente oltre 5 mila. Sono circa 32 i minuti di gioco al giorno per ogni utente. Il segreto? Scegliere le meccanica giusta, quella che “tira di più” sul mercato mobile.

“Ci siamo accorti che una delle cose più difficili è creare una meccanica di gioco valida a partire da zero. Quello che facciamo noi – dice Santin – è studiare negli store quali gameplay funzionano di più e poi ci inseriamo un brand. Ad esempio l’app 1010 (il simil Tetris di cui abbiamo parlato sopra ndr) che ha milioni di download, noi l’abbiamo ricreata con asset legati al caffè. Non sono giochi coperti da diritti d’autore. È un po’ quello che fanno grandi aziende come Voodoo o Ketchapp”.

“Quel tormentone Gangnam Style che mi accese la lampadina”

Laureato in Economia alla prestigiosa Ca’ Foscari di Venezia, la formazione accademica di Nicolò Santin poteva tracciare per lui un destino ben diverso da quello dell’industria videoludica. Ma la passione per i videogiochi, che lo accompagna da sempre, è troppo forte, tale da farci pure la tesi di laurea: 700 pagine partendo dalla gamification e grazie alla quale ha convinto l’amico Matteo Albrizio a mettersi in gioco con lui per il progetto Gamindo. Progetto diventato realtà all’inizio di quest’anno.

Ma a far accendere la proverbiale lampadina a Nicolò è stato il cliccatissimo video Gangnam Style del simpatico coreano Psy. “Tempo fa lessi un articolo sul video Youtube Gangnam Style – ci racconta – dove si diceva che il cantante, dopo miliardi di visualizzazioni (oggi è a quota 3 miliardi e 500 mila ndr), aveva ricevuto da Google un assegno di 4 milioni di dollari per le entrate pubblicitarie. Allora mi sono detto: ‘perché non creare un video su YouTube e convincere la gente a guardarlo, e quindi dare in beneficenza le entrate pubblicitarie derivanti da Google?’. Però poi ho capito che il videogioco sarebbe stato più coinvolgente di un video”.

I ragazzi di Gamindo tra i 100 talenti Under 30

Un’idea originale, unica, che non è passata inosservata, tanto che Nicolò Santin e Matteo Albrizio sono stati nominati da Forbes tra i 100 talenti italiani under 30 del 2020, a fianco di personaggi come il calciatore Sandro Tonali del Brescia, gli YuouTuber MecontroTe, i cantanti Achille Lauro ed Elodie e tanti altri. Nicolò e Matteo hanno ricevuto la nomination per la categoria “social enterpreneurship”, quindi attività imprenditoriali dal significativo impatto sociale.

“È stata un po’ una sorpresa per noi – spiega Santin –. Sicuramente come azienda ci ha dato credibilità e prestigio: il problema delle startup, in Italia, è che vengono viste come gruppi di ragazzini che sognano di diventare miliardari e quindi vengono considerate relativamente dagli investitori. Avere una sorta di ‘bollino’ con Forbes, ma anche il Premio Nazionale ICT in Senato della Repubblica o l’accelerazione Plug & Play di 3 mesi in Silicon Valley sono riconoscimenti che ci aiutano – conclude Santin –, nel momento in cui ci presentiamo ad una grande azienda, per dimostrare che sappiamo quello che facciamo e non siamo solo giovani”.