10 0 5.5 Generation Zero
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Giochi PC

Generation Zero Recensione, a caccia di robot


Generation Zero
Genere
FPS, Action RPG, Open World
Piattaforma
PC
Sviluppatore
Avalanche Studios
Editore
Avalanche Studios
Data di Uscita
26/03/2019
La Svezia è stata invaso da letali macchine assassine. Imbracciamo le armi e scopriamo quali segreti si celano dietro gli eventi di Generation Zero.

Generation Zero è l’ultimo gioco di Avalanche Studios, noto principalmente per la saga di Just Cause, e ci porta nella Svezia degli anni ’80 durante una misteriosa invasione di robot che attaccano chiunque abbia la sfortuna di incontrarli. Il mistero dietro questi eventi è totale e non aiuta il fatto che ogni persona sia sparita nel nulla, con le sole macchine rimaste a pattugliare il territorio. Il nostro alter ego è invece scampato a tutto ciò per puro caso e ora tocca a noi scoprire cosa sta succedendo.

L’inizio non è affatto dei più originali ma la curiosità e l’assenza di indizi, assieme a una colonna sonora che fin dal menù principale aggiunge un’ulteriore dose di tensione, ci hanno subito spinto a voler esplorare l’enorme ambientazione open world alla ricerca di informazioni. Sono le stesse sensazioni che ci hanno accompagnato durante la nostra precedente prova con Generation Zero, nonostante fossimo rimasti dubbiosi sulla reale capacità di questo sparatutto cooperativo in prima persona di intrattenere sul lungo periodo. Purtroppo, il risultato finale è stato piuttosto deludente rispetto a quanto ci aspettassimo, confermando le nostre preoccupazioni. Scopriamo quindi nel dettaglio cosa è andato storto.

Il mondo distopico di Generation Zero

L’idea alla base di Generation Zero è di per sé molto interessante: l’enorme ambientazione svedese è un immenso parco giochi in cui fino a quattro persone possono partecipare alla stessa partita affrontando nemici meccanici sempre più numerosi, forti e grandi. Però, eliminare qualsiasi interazione con altri personaggi non giocanti e lasciare ai soli appunti testuali o registrazioni audio il progresso riduce tremendamente la presa che questo FPS ha sul giocatore già dopo qualche ora. In tal senso è emblematico il caso di Fallout 76 – bei luoghi da visitare e tanti nemici da combattere, ma gameplay ripetitivo, trama mal posta e bug vari – con cui Generation Zero ha (in negativo) molto in comune.

Pad alla mano, dopo aver impostato l’aspetto dell’alter ego, la partita incomincia in un angolo remoto della mappa. Raccolta la prima arma, una modesta pistola, e qualche munizione è tempo di esplorare e combattere la minaccia robotica. E questo è tutto. Purtroppo la trama principale è un semplice susseguirsi di attività che richiedono principalmente di spostarsi da un punto all’altro ed eliminare i nemici nel mezzo. Durante le nostre ore di gioco non abbiamo mai veramente percepito una progressione o utilità delle nostre azioni, proprio per l’assenza di qualsivoglia NPC amico, e di profondità nelle quest che affollavano il nostro diario.

Anche la stessa ambientazione, seppur incredibilmente bella e dettagliata, a dimostrazione dell’incredibile versatilità e qualità del motore di gioco proprietario Apex, è costituita dagli stessi modelli tridimensionali ripetuti fino allo sfinimento. Durante i primi minuti, quando si entra in una casa non sapendo cosa aspettarsi, Generation Zero riesce a regalare più di un brivido e la medesima sensazione la si ha quando si riesce a penetrare all’interno di uno dei bunker militari che pullulano il territorio, dove solo la luce della nostra torcia può permetterci di avanzare attraverso il buio dei corridoi. Il problema sorge quando si visitano di continuo strutture simili fra loro, ognuna fotocopia dell’altra, giusto per raccogliere qualche medikit o proiettile in più da una delle tante casse di rifornimento o zaini presenti in giro.

Il loot è infatti uno più noiosi di sempre. Abbiamo fatto a pezzi orde di macchine armate fino ai denti utilizzando più kit di pronto soccorso e munizioni di quante ne abbiamo ricavato. Si potrebbe quantomeno pensare che distruggere un robot alto quanto una casa armato di lanciarazzi sia un’ottima fonte di armi, equipaggiamento e consumabili, invece dalla costosa distruzione abbiamo ottenuto appena una manciata di proiettili. È stato davvero poco gratificante, tanto che negli ultimi momenti della nostra prova stavamo semplicemente evitando i nemici alla ricerca di qualcosa non ancora visto. Alla fine, trovare casualmente nuovi vestiti con cui personalizzare l’aspetto del protagonista è, purtroppo, una delle poche attività degne di nota durante l’esplorazione.

Non essendo un survival, Generation Zero non pone inoltre il problema della fame o della sete e perfino lo scatto può durare un tempo indefinito. È pero una fortuna dato che l’unico mezzo di trasporto sono le nostre gambe e gran parte del tempo lo si passa correndo su una strada di campagna o direttamente in mezzo a campi coltivati e foreste. Sono momenti in cui c’è poco da fare: è la desolazione più assoluta. L’assenza di veicoli sembra quasi voluta per far sì che il giocatore spenda più tempo per esplorare ogni angolo del mondo di gioco. Almeno è presente il viaggio rapido, utilizzabile in qualsiasi momento, per spostarsi rapidamente verso i rifugi già visitati o le radio da campo, un consumabile che una volta posizionato al suolo permette alla squadra di teleportarsi in quel punto. Allo stesso modo anche la crescita del personaggio è molto lenta; per sbloccare nuove abilità passive e di supporto è infatti necessario spendere i punti esperienza che si guadagnano salendo di livello.

In ogni caso, sia perché direttamente richiesto da una missione o per il solo gusto di “smontare” poco amichevolmente qualcuno dei robot, abbiamo apprezzato le diverse tipologie di macchine con cui abbiamo combattuto. Più ci allontaniamo dalla zona di partenza, dove sono presenti solo quadrupedi meccanici armati di mitragliatrice, più gli avversari diventano temibili. Abbiamo visto e affrontato rapidi mech, gigantesche macchine, droni sentinella che richiamano altri guerrieri metallici e così via. Sono inoltre presenti diverse varianti degli stessi, alcuni più corazzati e altri ancora dotati di esplosivi o gas nocivi.

Peccato che l’immenso potere distruttivo delle macchine è bloccato perfino da un semplice muro di legno. Basta ripararsi dietro o dentro un oggetto o struttura qualsiasi e si diventa virtualmente invincibili. A parte un po’ di disordine, ogni villetta resta intatta alla fine di ogni battaglia. Non sono nemmeno stati rari i casi in cui un robot sia stato distrutto dai propri compagni mentre cercavano di colpirci indiscriminatamente. In realtà questa tattica fa parte della guerriglia ideata da Avalanche Studios, abbiamo infatti anche fuochi d’artificio e flare da utilizzare per distrarre o far attaccare agli avversari un determinato punto o bersaglio. In gruppo i combattimenti si sono comunque dimostrati molto divertenti, anche se a volte l’ilarità era dovuta a certi dei bug che ci capitavano davanti.

Il più frequente è la compenetrazione poligonale. A volte mentre spariamo da dietro una finestra ci ritroviamo in salotto un mech che ha magicamente attraversato la parete mentre provava ad attaccarci corpo a corpo. Ma abbiamo anche rilevato problemi nel tracciamento delle missioni, obiettivi indistruttibili, cadute al di sotto della mappa e nemici che ci cercano sopra la base militare mentre noi siamo sottoterra in profondità – tra l’altro hanno l’udito molto fino se sono in grado di rilevarci attraverso metri cubi di terreno. Perfino lo stare accovacciati ci rende quasi invisibili agli occhi e orecchie dei robot e se avete un’arma con silenziatore potete eliminarne in gran numero da vicino senza che riescano a rilevarci, rendendo il tutto fin troppo facile e molto meno entusiasmante.

Ci sono poi altre impostazioni del gameplay che ci hanno lasciati perplessi. Sono ad esempio presenti molti rifugi ma non un deposito condiviso dentro cui posare l’equipaggiamento che non ci serve. Se inoltre consideriamo che l’inventario è limitato non dal peso ma dallo spazio e che ogni oggetto occupa almeno una o più delle caselle disponibili, ben presto si è costretti a buttar via armi, munizioni e oggetti vari che non possiamo trasportare. Utilizzando un controller abbiamo inoltre avuto un fastidioso problema nell’utilizzare gli oggetti: devono per forza trovarsi in uno dei quattro slot rapidi richiamabili con i tasti direzionali, perché quando si naviga nell’inventario non è possibile usarli direttamente. Anche il multiplayer ci ha lasciato qualche dubbio di troppo sul funzionamento della condivisione della partita: se qualcuno si unisce alla sessione si possono continuare tranquillamente le proprie missioni, ma se si partecipa a quella di un altro giocatore i progressi non sono condivisi.

È un vero peccato che Generation Zero non sappia offrire qualcosa di più e che l’unico elemento di qualità sia la grafica. Su PC, alle massime impostazioni disponibili la resa è incredibile. Siamo davanti a un titolo davvero dettagliato. Gli elementi 3D sono ben modellati e mostrano il particolare più piccolo, mentre le texture sono abbastanza definite. Ciò che impreziosisce maggiormente l’intera produzione è però la qualità dei riflessi e dell’illuminazione, soprattutto grazie al meteo dinamico e il ciclo giorno e notte. Per quanto riguarda le ombre, il sole proietta ombreggiature credibili e senza scalettature, mentre per quelle dinamiche, generate dalla luce della torcia, è stata trovata una soluzione molto intelligente: ogni elemento della scena è incapsulato all’interno di una copia più grande che si scurisce solo se colpita direttamente dalla luce della pila. Molto buoni anche gli effetti sonori di spari ed esplosioni, sempre accompagnati da musiche più incalzanti mentre si combatte e più rilassate quando invece si esplora.

Considerazioni finali su Generation Zero

Avalanche Studios ha confezionato quella che ha conti fatti pare più una tech demo che un gioco vero e proprio. A livello tecnico Generation Zero è un perla – anche se forse si esagera con la sfocatura generale – ma sfortunatamente il gameplay non è all’altezza di tutto questo sfarzo scenico. In compagnia può comunque risultare un accettabile passatempo dove bersagliare di piombo tante macchine assassine eppure, esattamente come quando si gioca da soli, la ripetitività di ogni nostra azione, luogo che visitiamo e missione che completiamo smorzano il divertimento dopo appena qualche ora. Il mistero dietro l’origine dell’invasione meccanica della Svezia, così narrato, da solo non è sufficiente a tenerci incollati allo schermo quanto invece avrebbe dovuto.

Sapete qual è un’ottima alternativa a Generation Zero, che comunque vi ricordiamo essere disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One? L’esclusiva Sony Horizon Zero Dawn.

Generation Zero

Generation Zero è uno FPS cooperativo fino a 4 giocatori ambientato nella Svezia del 1980. Il vasto mondo open world ricco di misteri e pericoli è stato invaso da macchine armate e letali e tocca a noi scoprire quale mistero si cela dietro la loro comparsa, da soli o in compagnia.

5.5
5.5

Verdetto

Generation Zero è un FPS open world e cooperativo con tutte le carte in regola per diventare uno dei maggiori esponenti del genere. Purtroppo lo sviluppo è incappato in scelte infelici che hanno reso l'intera produzione piuttosto monotona e priva di carattere. Non basta infatti una grafica di altissimo livello per rendere il gioco di Avalanche Studios un valido acquisto, a meno di non volersi fare due risate in compagnia ai danni dei non sempre così letali robot invasori.

Pro

- Alcuni combattimenti contro le macchine sono galvanizzanti e ostici
- Graficamente sublime.

Contro

- Non si ha mai la sensazione di ricevere la giusta ricompensa una volta sopravvissuti a duri combattimenti.
- Ripetitivo.
- La storia principale passa subito in secondo piano.