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Gothic, Risen ed Elex: i grandi RPG di Piranha Bytes, da sempre sottovalutati

L’industria dei videogiochi è bella perché varia, ed è proprio grazie a questa sua varietà che è possibile trovare e scoprire prodotti unici nel loro genere. Titoli in grado di portare qualcosa di nuovo, creando talvolta nuovi standard e concezioni mai viste prima. Gli esempi in questo senso sono tantissimi: dalla rivoluzione firmata Carmack e Romero con Doom a quella chiamata The Sims messa in atto da Will Wright, passando per le tante opere targate LucasArts e via dicendo.

La storia di questo medium è dunque ricca di persone, momenti e aziende che hanno davvero cambiato le carte in tavola: da molti punti di vista, possiamo dirlo, Piranha Bytes è una di queste realtà. Già perché, al netto di una qualità dei prodotti messa in discussione da molti, il team tedesco si è rivelato in grado di portare qualcosa di realmente diverso nel mondo dei videogiochi: un viaggio iniziato nell’ottobre 1997, che oggi vogliamo ripercorrere per capire come e quanto Piranha Bytes abbia contribuito a dare una nuova visione degli RPG in quanto tali.

Piranha Bytes: da Gothic a Risen

Come detto, sono passati ben 24 anni dalla nascita di Piranha Bytes, che un paio d’anni dopo la sua fondazione diviene parte del gruppo Phenomedia: grande publisher tedesco che darà una grossa mano al team nello sviluppo dei suoi primissimi progetti. Dopo quattro anni di duro lavoro, con un motore sviluppato completamente in-house, arriva finalmente Gothic: opera prima dello studio di Bochum e, a oggi, uno degli RPG più rivoluzionari che siano mai stati concepiti.

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Il mondo di Gothic è crudo, terrificante e ricco di insidie: è qui che vestiremo i panni del cosiddetto “Eroe senza nome”, catapultato all’interno di un contesto dove la parola d’ordine è una e una soltanto. Sopravvivere.

Il Regno di Myrtana è infatti devastato da una guerra tra orchi e umani, con questi ultimi che si sono divisi in tre fazioni per fronteggiare la terribile minaccia. C’è solo una cosa che riesce ad accumunare gli abitanti di questo mondo: il metallo, risorsa fondamentale per la vita economica, politica e sociale della colonia. Per evitare la fuga di persone dal tracollo di questo mondo, dodici maghi decidono di creare una barriera che rivesta l’intero territorio: le cose non vanno però come previsto, e tutti si trovano in sostanza a essere prigionieri di questa cupola magica.

Il protagonista di Gothic, scaraventato all’interno della colonia, avrà inizialmente un compito: consegnare a uno di questi maghi un misterioso manoscritto dall’importanza fondamentale. Qui farà conoscenza di molti personaggi, creando alleanze e affrontando minacce di ogni genere, dovendo stare molto attento a guardarsi le spalle in ogni singolo momento.

La peculiarità di Gothic è proprio questa: il giocatore è completamente solo, in un mondo dove prendere una decisione o un’altra – ad esempio, scegliere a quale fazione unirsi – può cambiare le cose in maniera irreversibile. Di base nulla di diverso da molte altre opere del genere, se non nell’approccio: pochi titoli offrono infatti un’esperienza cruda e autentica come quelli di Piranha Bytes, per un’avventura che ancora oggi appare ricca di fascino in molte delle sue componenti.

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Gothic venne recepito in maniera tendenzialmente positiva dalla stampa di settore: se da una parte si criticava una complessità troppo marcata di fondo, dall’altra fu impossibile non lodare il grande lavoro di Piranha Bytes nel creare un prodotto capace di coinvolgere il giocatore con un livello di immersività davvero incredibile. Dal punto di vista del pubblico non fu certo un prodotto capace di vendere milioni di copie, ma diede vita a una nicchia di appassionati che, ancora oggi, seguono e supportano i progetti del team tedesco con un’affetto e un attaccamento davvero incredibili. Una community che vanta tra i suoi membri più attivi la piattaforma Piranha Bytes Italia: gruppo di fan da sempre interessato a diffondere ed arricchire la cultura dietro a uno degli RPG più importanti di sempre.

Proprio grazie a queste piccoli grandi community, la storia di Gothic si arricchirà di due sequel: Gothic II arriverà nel 2002 – con il contenuto aggiuntivo La Notte del Corvo pubblicato l’anno seguente – mentre nel 2006 sarà il turno del terzo capitolo, che chiude il cerchio di una storia che merita di essere vissuta almeno una volta da ogni videogiocatore. Per correttezza e completismo è giusto citare anche Arcania: Gothic 4 di Spellbound Entertainment, che però condivide con l’opera di Piranha Bytes soltanto il nome e poco altro.

Tra il 2009 e il 2014 sarà la volta della trilogia di Risen, il cui primo capitolo riesce ad alzare ulteriormente l’asticella rispetto a quanto già visto in Gothic. L’elemento legato alla sopravvivenza appare qui ancora più marcato, per un’avventura capace anch’essa di catturare il giocatore in un mondo ricco di angoli, personaggi e creature da scoprire.

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Risen rappresenta forse il momento in cui Piranha Bytes decide di puntare più in alto, e il risultato finale parla chiaro: siamo infatti di fronte a un gioco maggiormente raffinato, figlio di uno sviluppo più curato rispetto ai progetti precedenti e volto ad attirare un pubblico sempre più ampio. Una missione questa riuscita a metà, con Risen che ha ricevuto il maggior apprezzamento da coloro che già avevano conosciuto e apprezzato il team di Bochum negli anni precedenti. Più che una nuova rivoluzione, insomma, Risen è stato il progetto in grado di consolidare la fama e il nome di Piranha Bytes.

Piranha Bytes: Elex e il futuro del gioco di ruolo

Nell’ottobre 2017 è poi stata la volta di Elex, un’ulteriore sperimentazione con cui l’azienda tedesca ha voluto provare a inserire qualcosa di nuovo nel suo modo di concepire il gioco di ruolo in quanto tale. Cambiano l’ambientazione e il setting complessivo: Elex ci porta un mondo post-apocalittico, dove l’umanità è ridotta ai minimi termini e vive – in modi e situazioni diversi – in maniera totalmente dipendente da un elemento chimico apparso misteriosamente sul pianeta, chiamato per l’appunto Elex. Un’avventura che ha raccolto reazioni miste da parte di pubblico e critica, ma che l’arrivo del sequel promette di sistemare ciò che potrebbe non aver funzionato arricchendo in modo ancora più importante un universo narrativo già degno di nota.

La struttura di base rimane la medesima, con il giocatore a vestire i panni di un protagonista che si trova a dover scegliere a che fazione unirsi per vivere l’avventura a modo suo dall’inizio alla fine, così come resta consolidato l’approccio ormai tipico di Piranha Bytes. Già, perché ogni produzione dello studio è accumunata da caratteri che le rendono ormai inconfondibili.

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Si tratta sempre e comunque di giochi che è possibile definire solo con una parola: grezzi. Titoli che possono sì mostrare qualche lacuna dal punto di vista tecnico, ma che non per questo si tratta di esperienze da sottovalutare. Il livello di immersione offerto è infatti incredibilmente elevato, mettendo il giocatore nei panni di un personaggio che deve realmente lottare per sopravvivere.

Un’immersione resa ancora più marcata da fattori come ambiente, personaggi, trame e sottotrame che fanno da sfondo al contesto mostrato. Si tratta, sempre e comunque, di prodotti che richiedono pazienza: solo chi ha la ferma volontà di superare lo “scoglio” iniziale, fatto di imprecisioni e da un livello di sfida spesso proibitivo, potrà godere appieno di prodotti di questo tipo. Lo sforzo però, credeteci, sarà più che ricompensato. Sempre.

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Un’ultima nota a margine: se produzioni di questo genere riescono a evocare un’atmosfera ben precisa, il merito è senza dubbio anche del comparto artistico che fa da contorno. Come l’accompagnamento musicale ad esempio, curato nella trilogia di Gothic e nel primo Risen da un compositore del livello di Kai Rosenkranz: una firma d’eccezione capace di rendere questi giochi, toccando le note giuste, degli strumenti capaci di trasmettere e comunicare in un modo del tutto unico.

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