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GTA è il male del mondo, la stampa italiana ci sguazza

Il recente omicidio di un anziano a Udine ha risollevato il consueto polverone sulla violenza dei videogiochi. Merito delle dichiarazioni delle due ragazze di quindici anni che hanno confessato il delitto.

"Sembrava di essere in GTA, il videogame. Ci siamo sentite come l'eroe del gioco", ha spiegato una delle due ragazze dopo aver ammesso di aver ucciso un uomo, di aver avviato la sua auto usando i fili dell'accensione e di aver imboccato l'autostrada a 150 chilometri orari. Quel tanto che basta per scatenare il circo mediatico di telegiornali e quotidiani, pronti a fare titoloni con il nome di GTA in primo piano.

CJ di GTA San Andreas, sconsolato per l'atteggiamento della stampa nei confronti della saga di GTA

Non è la prima volta che la saga di giochi d'azione di Rockstar finisce sulle prime pagine per motivi sbagliati e purtroppo siamo pronti a scommettere che non sarà nemmeno l'ultima, ma un comportamento simile dai "colleghi" che lavorano nel settore dell'informazione generalista è semplicemente inaccettabile.

Non sono mancati infatti servizi con alcune immagini del gioco, pronti a enfatizzare la natura violenta di questa forma d'intrattenimento, come se fosse il vero demone da esorcizzare. In realtà si tratta solamente di una vera e propria discriminazione nei confronti di un'opera videoludica e di un modo facile per addossare le colpe di un crimine a un'opera d'intelletto equiparabile a un film o a un libro, attualmente esenti da questo trattamento.

Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige (Movimento Italiano Genitori), non ha esitato a definire il mondo dei videogiochi un Far West senza regole, regolamentato da un sistema di classificazione insufficiente a "limitare l'acquisto di giochi violenti e immorali da parte dei minori". Sul tavolo degli imputati anche gli esercenti, colpevoli di distribuire ai minori videogiochi non adatti alla loro età.

I controller non sono un'arma, anche se a dire il vero il WiiMote… – Clicca per ingrandire 

Nonostante il punto di vista di Maria Rita Munizzi sulla regolamentazione sia condivisible ci sembra doveroso ricordare una cosa: i videogiochi non sono responsabili della morte delle persone. Fino a prova contraria i controller, i mouse e le tastiere non hanno mai ucciso nessuno. Forse il WiiMote di Nintendo è un po' più pericoloso, ma quello è un altro discorso.

Non finiremo mai di difendere questa forma d'intrattenimento e di schierarci contro l'informazione generalista che invece non si fa sfuggire la minima occasione di sparare a zero sui videogiochi, bollandoli come diseducativi e responsabili dei principali mali del mondo. Siamo pronti a scommettere che un pianeta Terra senza videogiochi, violenti e non, sarebbe soltanto un luogo semplicemente più noioso e non più sicuro.

Purtroppo il nostro punto di vista non è condiviso da tutti ed è così che nel 2013 c'è ancora chi è convinto che i videogiochi violenti possano essere una sorta di simulatore con cui fare pratica prima di passare ai crimini nella vita reale. Questo è il parere di Diane Feinstein, senatrice democratica del governo degli Stati Uniti.

Secondo Diane Feinstein i videogames servono per esercitarsi prima di passare ai crimini reali

Secondo la senatrice i videogiochi esercitano un ruolo negativo nella vita dei più giovani e il Congresso dovrebbe considerare di regolamentarli. In una nazione celebre (fra gli altri motivi) per la facilità con cui si possono comprare le armi queste dichiarazioni ci fanno solamente sorridere. Un sorriso che tuttavia si rivela decisamente amaro.