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Judgment | Recensione, alla caccia della verità su next gen

Dopo quasi due anni dal lancio sul suolo europeo, domani, 23 aprile 2021, sbarca finalmente in una versione migliorata e rifinita su PS5, Xbox Series X e Google Stadia Judgment, particolare e riuscito spin-off di Yakuza che ci vede nei panni di un abile ma tormentato detective. Un titolo che nella sua prima incarnazione ci aveva a dir poco ammaliato, portandoci a premiarlo con un ottimo voto e a descriverlo come un acquisto decisamente obbligato. Sarà riuscito Judgment a convincerci anche su next gen o questa trasposizione avrà fatto perdere del mordente all’opera di Sega e Ryū ga Gotoku?

Assassini e seconde occasioni

Judgment narra la storia di Takayuki Yagami, talentuoso investigatore privato di Kamurocho con un passato come brillante e promettente avvocato. Proprio quando la sua carriera era sul procinto di spiccare il volo, un tragico fatto ne ha però tarpato le ali, facendo arrivare Yagami a dubitare addirittura delle proprie capacità. Un ex imputato di omicidio, che Yagami era riuscito qualche anno prima a scagionare convinto della sua innocenza, si era infatti rivelato un vero assassino, trucidando la propria fidanzata. Un fatto orribile, che è andato ovviamente a minare le certezze di Yagami e a convincerlo ad abbandonare la strada per cui tanto aveva sudato e a farlo prendere quella di detective.

Judgment

Anni dopo quell’infausto evento, Yagami si trova a sopravvivere balzando tra un lavoretto e l’altro, con l’aiuto dell’amico, nonché ex membro della akuza, Masaharu Kaito. Un possibile punto di svolta si presenta tre anni dopo la decisione di Yagami di lasciare la professione di avvocato, con la comparsa di un efferato serial killer. Uno spietato e misterioso assassino, che si è macchiato più volte le mani eliminando tre differenti membri della Yakuza con il medesimo modus operandi, ossia il rimuoverli entrambi gli occhi. Una sanguinolenta e ingarbugliata matassa, che Yagami si trova a provare a sbrogliare, per assicurare l’assassinio alla giustizia e, soprattutto, dimostrare a sé stesso di essere ancora in grado di fare del bene.

Un incipit a dir poco intrigante, che si evolve ed esplode ora dopo ora, rivelazione dopo rivelazione, in una trama di altissimo livello, fatta di colpi di scena, personaggi interessanti e ben sfruttati e una scrittura sopraffina. Non farsi catturare dalle vicende di Yagami e dalla sua storia è a dir poco impossibile, con Judgment che riesce a regalare a chiunque lo giocherà un’esperienza narrativa di grande qualità, in grado di non sfigurare minimamente dinnanzi a opere più blasonate, anche appartenenti ad altri media.

La bellissima Kamurocho

Il vero protagonista di Judgment è però l’ammaliante e tentacolare Kamurocho, fittizio ma bellissimo distretto da sempre setting dei vari capitoli di Yakuza. L’agglomerato urbano, che prende ispirazione da Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo, è infatti uno spettacolo, un insieme di vicoli, neon e negozi che sembra non dormire mai. Tra una missione e l’altra ci è infatti capitato più e più volte di farci risucchiare al suo interno, come degli incauti marinai attratti dal canto delle sirene. Una cornucopia di tante piccole attività, tra ristoranti, fast food e luoghi di svago; Kamurocho è una piccola perla, che splende particolarmente la notte quando gli scintillanti neon rendono l’atmosfera a dir poco irresistibile.

Judgment

Oltre che ad essere bellissima da vedere e colma di vita, la Kamurocho di Judgment è anche piena di cose da fare. Come da tradizione potremo infatti immergerci in una lunga serie di attività, che vanno dalle classiche missioni secondarie al fare amicizia con gli abitanti del luogo, passando per numerosi minigiochi. Degne di nota sono ad esempio le sale giochi in cui ci imbatteremo nel nostro peregrinare, in cui, oltre che respirare l’assuefacente aria delle sale arcade giapponesi, potremo dilettarci in numerosi titoli, alcuni presi direttamente dalla softeca di Sega e altri completamente inediti. Oltre che dotato di una storia di primissimo piano, Judgment è quindi costellato anche di numerose attività secondarie di tutto rispetto, che lo rendono un’opera a tutto tondo.

Judgment

Menare le mani

Per quanto riguarda il gameplay, Judgment si divide idealmente in due grosse macro-sezioni. Nella prima abbiamo le classiche dinamiche a cui tanto ben ci ha abituato la saga di Yakuza, in cui dovremo correre avanti e indietro per Kamurocho trovandoci più volte a menare le mani con qualche delinquente vario. Yagami, nonostante sia un detective, è fortunatamente anche decisamente dotato sul piano delle arti marziali, potendo padroneggiare due differenti stili, quello della gru, più adatto agli scontri con un numero elevato di avversari, e quello della tigre, pensato invece per gli uno contro uno. Dinamismo e spettacolo sono le due parole d’ordine durante gli scontri, a cui si va poi ad aggiungere un immancabile pizzico di follia. Yagami durante i tafferugli si muove difatti come una farfalla e punge come un calabrone, effettuando salti sul muro, imbarcandosi in pericolose mosse ed utilizzando qualsivoglia oggetto che trova in giro come improprio strumento d’offesa. Se amate il sistema di combattimento dei Yakuza, anche con Judgment vi divertirete un mondo.

Judgment

La seconda faccia della medaglia è invece quella con i ritmi più compassati della vita da investigatore privato di Yagami. Proprio queste inedite fasi sono le meno solide, per quanto comunque decisamente valide, dell’opera. Il ricercare indizi, pedinare qualcuno o sorvolare una zona con il drone alla ricerca di qualche dettaglio sono infatti tutte attività alla lunga ripetitive e che non riescono a pareggiare l’altissimo livello qualitativo delle altre sezioni di gioco. Molto più intrigante, invece, il seguire la trama e i vari casi grazie all’archivio presente nel menu di gioco, che ci consente di tenere tutto sottotraccia e di immergerci ancor di più nella fitta ragnatela narrativa tessuta dalla talentuosa Ryū ga Gotoku.

Judgment e la next gen

Ma, visto e assodato come Judgment sia un titolo validissimo sul piano ludico, cosa offre questa nuova versione dell’opera, oltre che ovviamente lo sbarco del gioco anche su Xbox Series e Google Stadia? Il miglioramento più importante, nonché quello più evidente, è senza ombra di dubbio alcuno quello relativo al framerate, che passa finalmente dagli arrancanti 30 fps di PS4 ai tanto agognati 60 frame per secondo. A beneficiarne è l’esperienza complessiva, che risulta ora molto più fluida, soprattutto nelle fasi più concitate.

Un secondo importante passo avanti è poi stato fatto nei tempi di caricamento, un altro punto critico della versione per PlayStation 4. Niente più tempi di attesa eterni dopo una partita all’arcade insomma: grazie al SSD di PS5, ma supponiamo che anche la versione per Xbox Series si comporti allo stesso modo, i tempi morti sono stati infatti drasticamente ridotti, rendendo anche in questo caso Judgment maggiormente godibile. Peccato solo per qualche occasionale micro lag, che si presenta soprattutto in quel piccolo istante prima di una cinematic o di qualche altro evento scriptato.

Judgment

La versione next gen di Judgment contiene inoltre al suo interno tutti i DLC ad oggi usciti per l’opera. Purtroppo, non si tratta di nulla di veramente interessante, con la maggior parte dei contenuti aggiuntivi che altro non sono che inutili ninnoli con cui addobbare l’ufficio di Yagami o qualche regalo da fare alle ragazze in cui ci imbatteremo in Judgment. Unico DLC degno di nota, ma neanche troppo, è quello che ci permette, una volta finito il gioco, di girare per Kamurocho con Saori. Una sì piacevole aggiunta, ma che gran poco aggiunge al, comunque, oltremodo ricco piatto di Judgment.

8.5

Judgment – PS5


Così come era un gioco fantastico su PS4, così Judgment lo è ancora di più su next gen. I 60 frame per secondo e i tempi di caricamento decimati riescono infatti a valorizzare ancor di più la grande bontà dell’opera di Ryū ga Gotoku, rendendo onore alla sua magnifica narrativa. Judgment è, insomma, un gioco assolutamente da non perdere, ora come non mai.

Pro

  • Narrativamente sublime
  • Kamurocho è bellissima
  • Finalmente 60fps e caricamenti quasi istantanei

Contro

  • Le fasi investigative non sono il massimo
  • Qualche micro lag
8.5