Editoriale

La fine è solo un nuovo inizio, le storie che ci cambiano

A volte non ci rendiamo conto di quello che abbiamo davanti i nostri occhi. E’ da questo pensiero che ho pensato di dover per forza dire due parole su qualcosa che letteralmente cambia migliaia di videogiocatori, ma non solo. Il tutto infatti può essere esteso ad ogni forma di media, che ci permette di vivere delle storie, siano esse narrate attraverso il videogioco, la musica, un film o un libro. Insomma il modo d i fruirne non cambia la sua valenza. Certo, sicuramente un media visivo e interattivo come il videogioco aumenta sicuramente l’immersione all’interno dell’esperienza che stiamo vivendo, ma questo è un altro discorso che comprende anche fattori molto personali.

Metal Gear Solid 3: Snake Eater (2004)
cinemavideogiochi

Ognuno di noi vive il videogioco in maniera diversa, c’è chi cerca solo puro divertimento, c’è chi cerca la sfida e infine chi come me, cerca delle avventure da vivere. La narrazione nel mondo dei videogiochi è cambiata molto nel corso degli anni. Non solo grazie alla crescita che il media ha avuto nel corso degli ultimi due decenni, ma anche i mezzi a disposizione degli sviluppatori sono cambiati. Sono diventati più “permissivi”, permettendo anche di raccontare in maniera quasi perfetta le emozioni che vivono i personaggi che giochiamo. Pensiamo ad esempio al motion capture che ha aiutato decine di team a dare delle espressioni e delle movenze quasi al pari di quelle che vediamo nella vita reale. Insomma, la tecnologia aiuta lo sviluppatore a raccontare una storia, ma cos’è che accompagna e rimane sempre nella nostra mente oltre all’esperienza? Sono le emozioni che viviamo durante il cammino.

Esse possono essere molteplici, furiose, semplici e talvolta abbastanza sgradevoli se si è molto empatici. Il culmine di una storia per me rappresenta il punto di arrivo ma insieme anche l’inizio di un nuovo percorso. Ci sono storie che ci hanno accompagnato per tutta una generazione. Ci sono titoli che sono cresciuti insieme a noi. Abbiamo visto intere saghe avere un’inizio e una fine. Provate a pensare insieme a me qual è stato l’ultimo videogioco che vi ha fatto emozionare cosi tanto da non volerlo quasi finire, per paura che lasciasse un vuoto dentro di voi. Sicuramente ognuno di noi ne ha uno, ne sono certo, d’altronde anche chi a volte cerca di nascondere la sua empatia, o le proprie emozioni, sa che in fondo sta mentendo e so che tra di voi ce ne sono molti cosi. La fine per molti è considerata proprio questo, la parte in cui si mette un punto ad una storia. Per me invece rappresenta solo l’inizio di un viaggio. La scoperta di nuove storie e delle loro conclusioni.

Mass Effect Legendary Edition

Sono sempre stato un tipo di videogiocatore abbastanza analitico, vuoi per i miei studi, vuoi per le mie passioni, eppure fino ad un certo punto della mia vita non avrei mai pensato di parlare in questi termini del videogioco. Se sono qui però, sicuramente qualcosa è cambiato. I cambiamenti non avvengono per caso, ma hanno sicuramente delle ragioni alla base e per me queste ragioni sono proprio le storie che ho vissuto, ma soprattutto un finale in particolare. Come dicevo prima, sono tante le avventure che ci hanno lasciato qualcosa, parliamo sempre del viaggio che si compie, ma soffermiamoci per un attimo a pensare alla conclusione delle storie che abbiamo vissuto.

Fermatevi un secondo e pensate alla vostra esperienza di videogiocatori, più o meno esperti, questo non importa. Ora pensate a cosa vi hanno lasciato i finali di quelle esperienze, cosa avete pensato l’attimo dopo aver visto la parola fine, mentre lo schermo diventata nero. Cosa avete pensato l’attimo successivo allo spegnimento della console? Non sono domande difficili, e magari ognuno di noi ha risposte diverse anche per titoli simili. Ed è proprio questa la potenza del videogioco e delle storie, far vivere ai giocatori un’esperienza. Io vorrei condividere invece con voi, quello che mi ha cambiato definitivamente come videogiocatore, un finale in particolare, giocato forse nel momento giusto.

Death Stranding Mads

Come raccontavo prima, “ero”, ma lo sono tutt’ora un videogiocatore molto analitico, uno di quelli che prima di dire la sua, sta li a pensare milioni di cose e prendere in considerazione mille aspetti. Eppure mancava ancora un titolo che toccasse le mie corde. Poi è arrivato un gioco del tutto inaspettato, ricordo infatti ancora come fosse ieri la prima volta che vidi un trailer e lessi di The Last of Us. Si è proprio lui, suonerà banale, o forse per molti un titolo troppo recente. Eppure la storia di Ellie e Joel è stata forse fondamentale per la mia crescita, non solo come persona, ma anche come videogiocatore. Per molti, sono sicuro ha significato la stessa cosa. Ancora tutt’oggi rivedendo gli attimi finali rivivo i momenti passati esplorando un mondo fatto di piombo e polvere. Un’esperienza che lascia attoniti per la crudezza dei momenti e per quanta dolcezza invece c’è negli sguardi di quei personaggi che lottano per la propria sopravvivenza, non solo contro un mondo che non è più come lo ricordano, ma anche contro le persone che cambiano totalmente solo per pura sopravvivenza.

Il finale di The Last of Us non mi ha lasciato soltanto la domanda “ e ora che succede?”, ma una volta che lo schermo divenne nero ricordo perfettamente il mio stupore, e il fatto che non riuscissi bene a comprendere a cosa io avessi giocato. Era una sensazione che non avevo provato ancora con un videogioco, mi trovavo ad affrontare un senso di vuoto, ma al contempo anche di pace. Pensavo al fatto che all’interno di quella storia avevo vissuto decine di momenti cosi diversi tra loro, eppure quello che mi era rimasto più impresso erano le scene finali. Una fine che non voleva arrivare ma che poi ti sorprende per la qualità con cui vengono messi in scena gli ultimi minuti. Un’orchestra perfetta di sguardi, musiche e parole a formare un’ode alla vita.

In quei momenti avevo finalmente capito cosa significava davvero empatizzare, non con una persona amica, ma con delle persone di cui abbiamo vissuto la storia in prima persona. Da quel momento in poi, sono cambiate tante cose per me, ho finalmente definito quali sono le storie che voglio vivere all’interno di un titolo, ho capito perfettamente la potenza visiva di un titolo tanto maestoso quanto sofferto. Il primo The Last of Us lo porterò con me forse per tutta la mia vita, è anche grazie a lui se ora sto scrivendo qui. Sono titoli come questo di Naughty Dog che ti impongono l’esigenza o magari anche un’urgenza, di dire la tua, di esprimere un sentimento o di raccontare a qualcuno la potenza del videogioco non solo come media di intrattenimento ma anche come veicolo di storie e di emozioni.

The Last of Us

Insomma, forse oltre alla coltre di matematica e di poligoni che è un videogioco, proviamo a immaginare che alcuni di essi vivano di un’anima propria, e che sono li pronti per farci viaggiare e farci vivere momenti che porteremo con noi per sempre.

E quindi siamo arrivati alla fine di questo flusso di coscienza, spero che vi abbia lasciato qualcosa, non solo a chi vive già il videogioco in questo modo ma soprattutto alle nuove generazioni di videogiocatori che sono ancora vergini di grandi esperienze o di momenti indelebili. Cercate di esplorare, siate sempre affamati di storie e vivete il videogioco intensamente. Come dico sempre, il viaggio è importante, ma quello che contraddistinguerà il nostro ricordo sarà la fine di quel viaggio.