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L’anno uno della nuova vita di Xbox

L’E3 2021 ce lo siamo ormai lasciato alle spalle. Per noi videogiocatori è un po’ la stessa storia ogni anno. È come se avessimo un trauma natalizio da superare in più. In pochi giorni tutta l’ansia, l’aspettativa, e il sense of wonder improvvisamente svaniscono, e ci troviamo a pensare a quanto mancherà, già adesso, al prossimo evento. Siamo insaziabili inseguitori di sogni. Non c’è scampo per noi.

I giorni successivi servono a fare un po’ di ordine. Dopo aver scartato tanti “pacchetti” si corre il rischio di non afferrare per bene tutto quello che abbiamo ricevuto in dono. Sono i giorni in realtà più importanti perché a mente fredda ci si accorge di alcune sfumature nascoste, di quelli che davvero erano i messaggi importanti, lontani dai palchi, e dalle scene mozzafiato dei vari trailer. Sono giorni utili per cogliere indizi sulle macrodirezioni delle grandi aziende, e del mercato. E in questa edizione è facile concentrarsi sulla compagnia che forse più di tutte da qualche anno sta tentando di modificare gli assett su cui tutta l’industria videoludica si basa: stiamo parlando di Microsoft.

E3 2021

Una Microsoft che esce da questo E3 tra i clamori delle esaltazioni e le delusioni accumulate da una fetta di utenza che si aspettava qualcosa di diverso. Più o meno giochi, più o meno gameplay, più o meno un po’ di tutto: esaltatori e detrattori ci saranno sempre, soprattutto nei momenti in cui il percorso di rinnovo di un’azienda è nel pieno del suo transito. Elemento che forse non ci ha fatto cogliere per bene un aspetto, durante la conferenza: la Microsoft che abbiamo avuto di fronte non era la stessa che eravamo stati abituati a percepire negli ultimi anni. Qualcosa di grosso è cambiato, e ci è passato sotto al naso.

Sì perché l’E3 2021, nella sua prima vera edizione digitale, potrebbe essere stato, probabilmente, l’anno 1 del vero ritorno di una compagnia che dopo otto anni di esperimenti, si è mostrata per la prima volta nella sua nuova veste. Non più fatta di sogni, prospettive o speranze. Temibilmente concreta nel qui e ora. Un cambiamento a cui il mondo videoludico non era preparato, difficile da percepire ed esaltare per intero, vediamo perché.

Microsoft 1.0, Microsoft 2.0…Microsoft 3.0?

Dall’avvento della sciagurata conferenza di presentazione di Xbox One ne è passata di acqua sotto i ponti, ma il suo ricordo, per chi vive il mercato videoludico, è ancora fresco e doloroso come se stesse succedendo ora. Non bastasse, rimane ugualmente vivido un altro di quei giorni neri capaci di modificare radicalmente la percezione di un brand, di una vision, e della sua stessa console, nonostante la sua portata di dimensioni più ridotte: parliamo della cancellazione di Scalebound.

Scalebound

Uniamo questi due episodi in realtà poco sinergici perché in realtà ambedue, a modo loro, hanno avuto un ruolo importante nella storia travagliata di questo brand, determinandone in qualche modo il crollo verticale: con il primo l’opinione pubblica si è distaccata fortemente dall’idea di gaming proposta dal colosso di Redmond mentre il secondo è stato la doccia fredda capace di farla risvegliare dal suo torpore accomodante, evidenziando in maniera ormai irreversibile una gravissima mancanza di prodotti in esclusiva, o perlomeno, di una quantità tale da giustificare in maniera credibile la sua presenza sul mercato.

Nonostante il fallimento non pesi certo tutto sulle spalle del titolo di Platinum Games, è stato proprio da quel momento che la console Xbox si è accorta di essere quasi totalmente nuda di fronte al suo pubblico, senza più nemmeno un sogno da proporre per traghettarlo verso periodi più sereni. Tanto da non potersi permettere nemmeno il lusso di nascondere un prodotto come Crackdown 3, a cui anzi, per nostra sfortuna, è stato dato decisamente più spazio mediatico rispetto a quello che in un periodo ordinario avrebbe meritato.

Xbox One X

Il buco editoriale era insomma così sproporzionato che è servita una profonda opera di trasformazione. Come naturale conseguenza, in questo periodo, lentamente, ci siamo tutti abituati all’idea di vedere costantemente una Microsoft in ricostruzione. Tristezza riverberata da ogni E3 in cui si susseguivano annunci di ogni tipo, con una comunicazione (ottimamente) incentrata sul mostrare quanto fosse forte l’impegno dell’azienda nel tentare di ristrutturarsi: si è passati dalle presentazioni con focalizzazione sui titoli indipendenti a quelle in stile campagna acquisti calcistica con la presentazione di nuovi studi di sviluppo proprietari; quelle con protagonista la vision di Game Pass hanno ceduto poi spazio ai muscoli di One X, e così via.

In questa lunga fila di messaggi alternati a poca concretezza, e una lenta autoeducazione del pubblico a non aspettarsi più da Microsoft una proposta concreta (più in linea con i piani editoriali del passato) che si affiancasse alla proposta della sua nuova visione del gaming che avrebbe lentamente trovato corpo nel futuro. La cosa incredibile è che questa situazione ci è finita per bastare: capolavoro di comunicazione e di strategia di servizio in questo senso, perché l’affezionata utenza Xbox è riuscita a non abbandonare la nave, e le logiche del servizio Xbox Game Pass hanno iniziato a funzionare così bene che la proposta attuale quasi non risente poi così tanto della mancanza di questo piano editoriale proprietario, esclusivo, a lungo desiderato in questi otto anni di corsa ai ripari.

Xbox Game Pass

Insomma, Microsoft ha cambiato pelle così bene che oggi quasi non ci rendiamo conto che con l’E3 2021, oltre alla proposta della Microsoft 2.0, più orientata sui servizi, è tornato ad esserci anche l’incipit di quella proposta editoriale classica, tipica della Microsoft pre – Xbox One, che vede nuovamente nelle esclusive il suo punto di forza, con addirittura al suo fianco la clamorosa prepotenza del Game Pass. La Microsoft che abbiamo dimenticato potrebbe essere finalmente tornata, con quel qualcosa in più, frutto del lavoro di questi anni così difficili. L’anno 1 della Microsoft 3.0.

Anno 1: esclusive, Game Pass e terze parti

Questo anno 1 per la casa di Redmond porta in sé l’unione di più elementi che hanno contraddistinto la sua storia, e che ora si trovano clamorosamente tutti compresenti, come se si fossero allineate finalmente tutte le sue costellazioni, a rischiararne il percorso. C’è la potenza dell’infrastruttura della console che dai tempi della prima Xbox è sempre stato un pallino ricorrente della compagnia (a cui è sempre piaciuto poter dire “di avercelo più grosso”), c’è un pricing capace di andare incontro a più fasce di pubblico (elemento che aveva lanciato Xbox 360 a mo’ di fionda) ci sono quei servizi che sono diventati la vera killer app della compagnia, e ora c’è anche un catalogo di esclusive.

Ora. Non un catalogo fatto solo di quei work in progress che già dall’anno scorso avevamo capito essere Fable, Avowed, Hellblade 2 e compagnia cantante. Ci sono esclusive, temporali e non, in vista. Grazie all’acquisto di Bethesda il buco editoriale che ci sarebbe stato da qui alle genesi dei frutti dei Microsoft Studios appena entrati in famiglia è stato colmato, e quindi la compagnia si ritrova prodotti di punta (come ad esempio Starfield e RedFall) che assieme alle esclusive temporali e non (come Scorn e Stalker 2), e alle produzioni interne più prossime (Forza Horizon e Halo Infinite) possono determinare già oggi un piano editoriale assolutamente interessante e identitario (quello che era scomparso, e ci eravamo abituati a non vedere più).

Starfield

Alt, però, non solo. Come i giocatori multipiattaforma sanno bene, Xbox è diventata il terreno più fertile possibile per i giochi terze parti. Grazie all’effetto Game Pass si arriva a percepire lo sbarco di un titolo sul servizio come un qualcosa di esclusiva per la console, anche se la proposta è ugualmente rintracciabile su altri store. L’inclusione nel servizio genera lo spostamento delle ore di gioco totalmente a favore della piattaforma Microsoft che viene quindi utilizzata anche per la fruizione di titoli che non sono esclusive, ma che finiscono comunque nella libreria Xbox, facendo rimanere l’utente sempre più invischiato nell’ecosistema.

Ritornando al riferimento iniziale, non ci sono state ovviamente congiunzioni astrali di nessuna sorta. Questa è sempre stata la visione perseverante di Phil Spencer, che pur partendo dal raschiare il fondo del barile, si è accorto di avere tutti gli elementi da far mettere in fila, nel tempo, per realizzare una visione di gaming che in quel momento nessuno aveva, e che, se perseguita, avrebbe potuto riportare la compagnia ai fasti dell’epoca 360. Non solo vision, ovviamente: fondamentale il supporto di Satya Nadella, che proprio durante questo E3 ci ha ricordato come attualmente solo Microsoft possiede le capacità economiche che permettono a questo tipo di offerta di rimanere sostenibile.

Emanciparsi da Halo: si può

A sostenere la tesi che vuole Microsoft già in pista nel suo nuovo personalissimo percorso (anche agli occhi della percezione pubblica) è arrivata anche, più o meno tristemente, la prova del nove chiamata Halo. Il capito è spinoso e lo si vuole prendere in considerazione solo come parte di una riflessione più ampia. Quella che ci porta a dire che Halo, finalmente, a prescindere da come andrà effettivamente la sua release, può permettersi il lusso di fallire.

Halo infinite

La compagnia ha sempre avuto una dipendenza estremamente marcata dal suo titolo di punta. Se Sony, nel corso delle varie generazioni, è riuscita a emanciparsi totalmente anche dai suoi brand più iconici, per il mondo Xbox l’associazione a Master Chief è rimasta decisamente più salda, con tutti gli svantaggi del caso che ciò comporta quando passi la tua ultima generazione con un solo capitolo uscito della saga principale. Con un solo capitolo in otto anni, e una line-up ancora embrionale, risulta molto più comprensibile la reazione del pubblico all’E3 2020, momento che ha sancito il rinvio di Halo Infinite a data da destinarsi.

Quest’anno la situazione è cambiata: nonostante ancora una volta i fan si aspettassero qualcosa di più dalla casa di Redmond data l’imminente uscita del titolo, la linea editoriale mostrata è riuscita ad assorbire dentro di sé l’impatto delle reazioni, chiudendo benissimo una possibile falla, mostrando una verità a tratti sconcertante per la storia del brand: Halo può finalmente permettersi di essere parte della presentazione, e non La presentazione. E, per quanto fondamentale nelle strategie della compagnia, può quindi venire trattato come un prodotto partecipante alla linea editoriale, gestibile, quasi, come gli altri. L’immagine della compagnia non è vincolata così fortemente ai suoi risultati.

Halo infinite

Vuoi per la sua sempre dilungata assenza dalle scene, ma vuoi anche perché ora l’attenzione del pubblico sull’orizzonte 2021-2022 è spalmata su più prodotti, concreti, e anche se Halo non rispettasse le premesse, la sua utenza può contare su Starfield & co., può contare su Xbox Game Pass, può contare su una visione a breve termine che è pronta ad andare incontro a qualunque palato con la sua offerta.

La strada è ancora lunga. Non basta certo anche una proposta così ricca e ben composta per cambiare una storia recente così travagliata nel breve periodo, non basta nemmeno a raggiungere nell’immediato i risultati che Gamepass deve riuscire ad ottenere per consolidarsi definitivamente come strumento totalmente redditizio per la compagnia, ma questi sono altri discorsi, queste sono altre storie.

Xbox

La storia, ora, su cui vale la pensa concentrarsi, ci parla di una Microsoft incredibilmente matura, già più in piedi di quanto forse era lecito aspettarsi nel breve periodo, tanto che nessuno forse se n’era ancora davvero accorto. E invece siamo qui, sta avvenendo proprio ora, le ombre nere che avevano assorbito la X verde sono parte del passato, possiamo iniziare a celebrare questo passaggio importante a lungo atteso che sta avvenendo proprio sotto i nostri occhi. Dopo anni di vagabondaggio e sperimentazioni siamo finalmente nell’anno 1 della nuova storia di Xbox. Microsoft è uscita finalmente dalla sua versione beta. Microsoft è finalmente tornata a casa.