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Life is Strange 2, le nostre impressioni sul secondo episodio, Rules

Quando la neve cade e soffiano i bianchi venti dell’inverno, il lupo solitario muore ma il branco sopravvive.

Può sembrare una citazione fin troppo epica da associare a una storia più semplice come quella di Life is Strange 2, ma è stato difficile non pensare proprio alle parole di Sansa Stark nel momento in cui – a distanza di tre mesi dal primo episodio – ci siamo ritrovati catapultati nelle disavventure dei fratelli Diaz. Dopo un inizio piuttosto lento che solo verso le fasi finali era riuscito a prendere un po’ più di ritmo (una lentezza che comunque abbiamo apprezzato e trovato conforme alla narrativa di Life is Strange), Sean e Daniel affrontano uno degli avversari più temibili quando si è solo due ragazzini in fuga da qualcosa di troppo grande per loro: l’inverno. I due giovani lupi, nel bellissimo parallelismo creato dagli sviluppatori, sono soli ma si sostengono a vicenda: il maggiore si è fatto carico di diventare capo di un branco spezzato, ma adesso il cucciolo che cammina al suo fianco è tutto il suo mondo e non c’è spinta più forte del difendere il branco per imparare a crescere.

Accusati ingiustamente di un crimine che non hanno commesso, e senza un posto dove andare, i due si lanciano in una corsa disperata per raggiungere il Messico: abbiamo già osservato nella disamina del primo episodio come in questo caso Dontnod abbia mosso una critica sociale molto più marcata rispetto al suo precedente lavoro, una di quelle che oltrepassa lo schermo per andare a toccare temi molto attuali e altrettanto delicati. In questo secondo episodio emerge meno, ma rimane comunque un sottotesto sempre presente, un monito per i giovani Diaz ma anche un velato messaggio rivolto al giocatore, messo questa volta nei panni del più debole. Dopo un riassunto degli eventi sotto forma di una fiaba disegnata che vede protagonisti due giovani lupi, un espediente molto interessante e ben implementato, siamo pronti a seguire Sean e Daniel nel proseguo del loro viaggio.

Il secondo episodio, Rules, inizia nell’innevata Willamette National Forest in Oregon. Sono passati diversi giorni da quando Daniel ha appreso la tragica verità dietro la loro improvvisa fuga da Seattle e la conseguente scoperta dei suoi poteri telecinetici. Guidato dal fratello Sean, che si prende cura di tutte le questioni più materiali legate alla loro sopravvivenza, impara lentamente come gestire il proprio potenziale mentre segue le titolari regole imposte dal fratello. Come nell’originale Life is Strange, l’elemento sovrannaturale aggiunge una nuova dimensione al gameplay: non saremo forse in grado di ritrattare le nostre decisioni come quando vestivamo i panni di Max, ma siamo di fronte alla possibilità di manipolare gli oggetti quasi a nostro piacimento – e chissà che i poteri di Daniel non si limitino a questo.

Nascondi i tuoi poteri

Più interessante, tuttavia, è il difficile equilibrio che bisogna mantenere nell’incoraggiare o meno Daniel sull’utilizzo dei suoi poteri: il rischio di essere scoperti è altissimo, ma al contempo – ed è lui stesso a dirlo – potrebbero trarre d’impiccio in alcune situazioni. In questo secondo episodio le scelte hanno un impatto morale molto più forte su noi giocatori rispetto al precedente ed è spesso difficile decidere se usare la testa o il cuore, consapevoli di come la stabilità emotiva di Daniel è sempre molto altalenante. Il fattore giocoso tra i due fratelli è a sua volta ridotto in favore di una maggiore cautela, come abbiamo detto, nell’utilizzo delle abilità sovrannaturali. O repressione.

Inoltre, e lo noterete giocando più volte, emerge con maggior evidenza il fatto di non poter far tenere a Sean un atteggiamento sgradevole perché lui per primo non lo è come persona: nel caso scegliate di essere un po’ più cattivi del solito, il ragazzo finirà comunque per scusarsi. Questo è un passaggio interessante nel ricordarci che i due protagonisti sono “esseri umani” e non delle semplici marionette.

Nonostante alcuni momenti di tensione, la trama prosegue con un ritmo più lento rispetto all’episodio precedente: si discute un po’ della famiglia Diaz e vengono messe in scena le difficoltà logistiche su come i due fratelli devono gestire la propria sopravvivenza. La scelta sulla meta successiva ricade su Beaver Creek, un posto che dovrebbe suonare familiare a molti perché è proprio qui che hanno preso vita le avventure del piccolo episodio prequel di Life is Strange 2. Captain Spirit, o Chris che dir si voglia, torna e viene sfruttato in maniera molto intelligente per portare allo scoperto alcuni lati di Sean e Daniel. Permette a quest’ultimo di ostentare la sua creatività infantile diventando il suo compagno di giochi, mentre dall’altro lato eleva Sean a una figura di confidente cui chiedere consiglio o semplicemente sfogarsi in merito alla sua complicata situazione domestica.

L’ottima scrittura che ha caratterizzato l’episodio pilota permane anche qui, rendendo ogni conversazione naturale e riconoscibile all’istante, aiutando anche i nuovi personaggi a non scadere nella banalità del cliché. Nonostante la loro ben riuscita caratterizzazione, però, non hanno quel tocco particolare e unico che ha caratterizzato personaggi come Lyla o Brody, dando la sensazione di non essere stati utilizzati nel loro pieno potenziale.

Verdetto

Il ritmo compassato e il relativo comfort che abbracciano le vicende di questo secondo episodio non devono tuttavia farci dimenticare che non siamo nemmeno a metà strada: c’è la consapevolezza che prima o poi l’idillio di Daniel e Sean sarà di nuovo spezzato, ma nel frattempo percepiamo il senso di speranza, di un nuovo futuro da percorrere, che anima i due fratelli, assieme al loro incondizionato affetto. Perché sono solo in due ma rappresentano uno il branco dell’altro – e nulla conta di più per un lupo.

Se ancora non hai giocato Life is Strange e Before the Storm, forse è arrivato il momento di recuperarli!