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Mafia – Retrospettiva: un atipico racconto malavitoso

Autunno, 1930. Thomas Angelo, un giovane tassista, appoggiato all’auto si rilassa in attesa di un altro cliente. La serata è tranquilla, silenziosa, quasi estiva, ma uno sparo rompe quella pace dei sensi ed innesca nel giovane e innocente protagonista prima curiosità e poi paura.

Paulie e Sam, gli uomini più fidati di Don Salieri, stanno scappando da un gruppo di Gangster armati fino al collo, probabilmente a causa di un incarico andato male; fortuna – o sfortuna – vuole che un taxi sia fermo sul ciglio della strada. Qui comincia l’ascesa criminale di Tommy, un percorso piuttosto atipico ed originale che lo porterà a confrontarsi con enormi responsabilità. Un racconto malavitoso che merita senz’altro uno spazio all’interno della cornice dei Gangster Games, cornice che, diciamocelo, è sempre più scarna. Il mondo dei videogiochi da questo punto di vista è davvero a secco: universi criminali ben riusciti mancano da molto, forse dai tempi del primo Max Payne. E dico forse, proprio perché nonostante sia piaciuto poco, c’è in realtà Mafia III, un titolo con un grandissimo potenziale narrativo e per fortuna interamente espresso, un colossale ritorno del franchise dopo anni di assoluto silenzio. Certo, gli evidenti problemi strutturali e la monotonia che lo contraddistingue, non lo rendono di certo un inarrivabile capolavoro, ma nemmeno il disastro che molti hanno descritto, anzi.

Ciò detto, prima di rifare un tuffo nel passato, facciamone uno nel presente: questo settembre il primo Mafia torna sugli scaffali grazie ad un’operazione di restauro, un ritorno pericoloso ma allo stesso tempo prezioso. In attesa di raccontarvi nuovamente l’appassionante vicenda di Tommy, andiamo a rispolverare l’originale versione datata 2002 e uscita per PC, Xbox e PlayStation 2.

L’articolo contiene spoiler sul primo Mafia

Un mafioso atipico

A partire dall’aspetto, Tommy Angelo è tutto fuorché il classico mafioso: il suo linguaggio garbato, il volto innocente, l’aver affrontato una vita umile e lontana dai guai; è buono e lo si comprende da moltissimi aspetti. Eppure quest’uomo finisce per commettere atrocità ed inseguire il Dio denaro, apprezzando la bella vita e le auto veloci. Certo, nel corso della lunga campagna si farà non pochi problemi a completare gli incarichi più spietati, e a differenza di Paulie e Sam, entrambi cresciuti con il Don, Tommy non solo ha incontrato la malavita per pura casualità, ma si è anche visto costretto a farne parte. Infatti, quella sera, dopo aver aiutato i due scagnozzi di Salieri ha di fatto condannato la sua quiete: gli uomini di Morello da lì a poco lo cercheranno, e se non vuoi farti ammazzare ti conviene finire sotto l’ala protettiva di Salieri. Inoltre, sempre dopo quella serata, Tommy aprì la busta che Sam gli diede come segno di gratitudine e al suo interno trovò un mucchio di soldi, una cifra ben più alta di quella necessaria per mettere a posto il taxi. Avendo fiutato l’occasione di potersi sistemare per sempre ed essendo nel mirino di Morello, capisce che non c’è altra via.

Superati senza troppi problemi i primi incarichi, nella vita dell’ormai ex tassista fa irruzione Sarah, una giovane ragazza che vive con il padre e lo assiste a lavoro. Durante una di quelle serate da ricordare e incorniciare, Luigi chiede a Tommy di accompagnare Sarah a casa, poiché ultimamente il quartiere non è sicuro e quindi teme il peggio per lei. E infatti aveva ragione: proprio nel vicolo accanto ad attendere c’è un gruppo di malintenzionati. Superato il brusco incontro con qualche livido di troppo in corpo, i due arrivano finalmente a casa e in un gioco di sguardi capiscono di amarsi e decidono di mettersi insieme. A questo punto, il già atipico mafioso diventa ancor più debole e pieno di scrupoli, cominciando a ragionare e a far pesare molto le sue azioni.

Oltre alle tematiche malavitose e politiche, Mafia racconta anche l’amicizia, o meglio, il lato peggiore di essa. Nel corso degli anni Tommy ha sviluppato un bel legame con Paulie e Sam, ma durante quello che, almeno in apparenza, sembrava un comune e semplice incarico, il protagonista capisce di essere stato ingannato dal Don e decide, insieme a Paulie, di rapinare una banca e scappare il più lontano possibile. Ma “l’amicizia non vale un cazzo” ,e Sam, non appena viene a conoscenza dell’accaduto, lo confessa a Salieri, ammazza Paulie e si appresta a fare lo stesso con Tommy. Bugie e tradimenti alle spalle: le persone di cui pensi di fidarti in realtà ti pugnalano (e la rottura tra Paulie, Sam e Tommy non è nemmeno l’unica all’interno del racconto; succede lo stesso a Peppone, Salieri e Morello).

Risolto anche quest’ultimo problema, Tommy, avendo una moglie e una bambina, decide di intraprendere un percorso di redenzione: contatta un detective e gli racconta tutto il suo atipico cammino nella malavita, nella speranza di fare giustizia, lasciarsi il passato alle spalle e vivere sereno. Il passato, tuttavia, ti perseguita sempre, specie se hai avuto a che fare con organizzazioni mafiose. Nel bel mezzo di una comune mattinata, annaffiando i fiori, Tommy viene chiamato, si volta e un colpo di lupara dritto in faccia lo stende definitivamente.

Avendo capito di aver sbagliato e osato troppo, Tommy ci lascia così, con queste parole:

Sapete, il mondo non è governato da leggi scritte, ma dalle persone. Alcune seguono le leggi e altre no. Dipende da ciascun individuo come sarà il mondo, da come lo crea. E ci vuole anche un bel po’ di fortuna, per evitare che qualcuno ti renda la vita un inferno. Non è facile come ti insegnano alle elementari. Ma è giusto avere dei solidi valori e rispettarli. Nel matrimonio, nel crimine, in guerra, insomma sempre e dovunque. Io ho fallito. Come Paulie e Sam. Aspiravamo a una vita migliore, ma in fondo eravamo peggiori della maggior parte della gente. Sapete, credo che sia importante mantenere l’equilibrio. Già, l’equilibrio, è la parola giusta. Perché chi vuole troppo rischia di perdere assolutamente tutto. Certo, chi vuole troppo poco dalla vita, rischia di non ottenere assolutamente nulla.

Antitesi

Arrivati a questo punto, avrete sicuramente capito l’unicità che contraddistingue il racconto del primo Mafia, specie se paragonato al secondo capitolo. Mafia II, infatti, è esattamente l’opposto: siamo chiamati a vestire i panni di un siciliano con un passato militare alle spalle, un padre prima affogato dai debiti e poi morto, una famiglia povera e via discorrendo. Quanto di più visto e noto nella storia del cinema e non solo. Inoltre, ebbene sottolineare che la cornice open world, da ambo le parti dedita alla trama e sprovvista di opportunità di svago, nel primo capitolo risulti ben più affascinante: una cartolina incantevole dalla quale non vorresti mai distogliere lo sguardo. E poi, forse complici le tracce che accompagnano l’esplorazione, ti rimane proprio dentro. Succede che, mentre esplori, quasi non guardi più la mappa; tutto diventa familiare, come le viuzze del proprio quartiere.

Diversamente succede con il terzo capitolo del franchise, stavolta caratterizzato da un’ambientazione decisamente più ispirata, nonostante recuperi la medesima struttura. Non sarebbe infatti un azzardo sostenere che, in questo, il primo Mafia è stato davvero un gioco pionieristico: open world strutturati in questo modo e dediti alla narrazione, sono poi diventati ben cari a Rockstar Games e Red Dead Redemption (QUI la nostra recensione di Red Dead Redemption 2), sebbene l’interazione sia enormemente maggiore. In ogni caso, nonostante si porti dietro l’eredità dei precedenti, l’avventura di Lincoln Clay riesce laddove quella di Vito Scaletta fallisce: inscena nuovamente un racconto atipico, allontanandosi dalle più comuni pellicole malavitose; stesso dicasi per il protagonista, diverso dai canoni classici.

Grezzo e difficile

Nel primo Mafia si vestono i panni di un comune tassista, una scelta che, per forza di cose, cozza un po’ con le azioni che andremo a compiere nel corso del gioco. Chiaramente, all’epoca, la produzione non se ne preoccupava minimamente ma, ad oggi, considerata anche la mole di giochi che provano a risultare coerenti sia nelle scelte narrative che in quelle ludiche, infastidisce un po’. Vi ritroverete a sparare, piazzare ordigni esplosivi, nel mezzo di scazzottate e chi più ne ha, più ne metta. Tutte azioni che, tra l’altro, sempre pensandoci oggi, sono parecchio invecchiate. Dalle fasi shooting a quelle open world, Mafia è un gioco terribilmente vecchio e grezzo se affrontato oggi e senza un minimo di contestualizzazione, ma ciò sarebbe ingiusto: ogni cosa è figlia del suo periodo. È infatti stupido condannare il suo gameplay o le mancanze che lo caratterizzano. Interessante, però, notare come, complici anche questi limiti, Mafia sia in realtà un gioco difficilissimo. E non a caso, Hangar 13, le menti dietro Mafia III e al remake del primo, dicono di essere partiti proprio da questo punto. Anche nel remake, quindi, gli scontri saranno molto impegnativi, ma stavolta – sempre a detta del team – non a causa di evidenti limiti, ma per motivazioni basate sulla trama: Tommy è infatti un comune tassista, come dicevamo, per cui dovrebbe riscontrare molte difficoltà ad affrontare dei Gangster armati fino al collo. Ecco quindi che gli sviluppatori hanno reso il puntamento piuttosto difficile da gestire, specie con armi ad alto calibro.

Fanno il loro ritorno anche tutte quelle piccole cosette in grado di rendere realistico ed immersivo l’open world: ci riferiamo alle multe, la possibilità di fare benzina e via discorrendo.

Insomma, concludendo, vi invitiamo a guardare con interesse la versione originale, in assoluto preziosa pietra miliare per lo sviluppo della narrazione all’interno di contesti aperti.

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