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Game Division

I migliori giochi del 2019 per PC, Xbox, PS4 e Mobile

La lista de i migliori giochi del 2019 per PS4, Xbox, Switch, Mobile e PC aggiornata mese dopo mese. Controlla spesso quest'articolo per scoprire le novità.

Non volevamo aspettare la fine dell’anno per raccontarvi quali, secondo noi, sono i migliori giochi del 2019. D’altronde oggi come oggi il mondo videoludico gode di produzioni di grande livello, molte delle quali arrivano sul mercato mese dopo mese. Basti pensare al primo trimestre del 2018, ma anche per l’appunto dell’anno attualmente in corso.

Con l’obbiettivo quindi tenervi costantemente informati su quali siano i titoli assolutamente imperdibili, abbiamo deciso di creare un articolo che si aggiornerà costantemente, all’interno del quale troverete le migliori produzioni uscite fino a quel momento.

I migliori giochi del 2019 – in continuo aggiornamento

Attenzione, cercheremo di essere quanto più omogenei possibile, cercando di coinvolgere tutte le categorie e le piattaforme; qualora dovesse esserci uno squilibrio, questo sarà chiaramente influenzato dai gusti della redazione ma anche dal settore dei videogiochi.

Nel senso: se a settembre dovessero uscire quattro giochi pazzeschi per console, chiaramente li includeremo tutti, senza farci distrarre da eventuali polemiche su presunti favoritismi nei confronti di una piattaforma piuttosto che un’altra.

Insomma, lo avrete capito, proveremo ad essere quanto più oggettivi possibili (seppur chi scrive non sia un grande fan di questo termine) ma soprattutto c’impegneremo al massimo per consigliarvi tutti quei giochi che non dovreste assolutamente perdervi, sia che siate giocatori pc, console o mobile.

Tutto chiaro? Bene, partiamo quindi con l’elenco dei migliori giochi del 2019!

Resident Evil 2 – PlayStation 4, Xbox One, PC

Dopo l’ottimo settimo capitolo, Capcom torna sul mercato con il remake di quello che forse potremmo definire il più iconico capitolo della serie.

Resident Evil 2, che racconta le avventure di Leon e Claire, è un mix perfetto di azione, horror e dinamiche survival che vi lasceranno veramente senza fiato.

Inoltre, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, questo nuovo Resident Evil 2 non è un remake pigro; al contrario, rappresenta un ottimo esempio per tutti quegli studi di sviluppo che cercano lo formula ottimale per riproporre in chiave moderna produzioni cult.

Dal comparto grafico al gameplay, Capcom ha voluto modificare e migliorare quasi tutti gli aspetti della produzione, con lo scopo di rendere il prodotto più contemporaneo, senza però dimenticare le sue storiche origini.

Per farvi un’idea della qualità del titolo, vi consigliamo di leggere la nostra recensione, dalla quale abbiamo estrapolato quella che secondo noi è la frase che meglio spiega l’anima di Resident Evil 2.

Resident Evil 2 è la migliore operazione nostalgia e il più azzeccato rilancio di un franchise che stava iniziando a ristagnare prima dello sperimentale settimo capitolo. Dimostrando di aver compreso la sua dualità, fatta dell’eco che parla ai giocatori degli anni ’90 e di quella più moderna dall’animo action, Capcom dà nuova vita a Raccoon City. Chi ha giocato l’originale troverà note familiari ma sarà ugualmente spaesato come un novellino alle prime armi, vittima di quell’orrore alimentato dalla paura che, a sua volta, nasce dal fattore chiave dell’intera serie: l’imprevedibilità. Resident Evil 2 è un survival horror nella sua accezione più pura, arricchito da meccaniche fresche e un sound design impareggiabile, un’operazione il cui successo risente solo in minima parte della ripetitività dovuta al doppio scenario. Il ritorno a Raccoon City non è mai stato così terrificante.

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Apex Legends – PlayStation 4, Xbox One, PC

Con la serie Titanfall, Respawn Enterteinment ha sicuramente dimostrato di essere molto competente quando si parla di creare titoli sparattutto in prima persona di grande qualità.

Purtroppo però, il secondo capitolo del franchise non ha raccolto i risultati sperati, finendo per diventare quasi una vittima sacrificale nell’ultimo trimestre dell’anno che come da tradizione vede l’uscita sul mercato dei grandi blockbuster Call of Duty e Battlefield.

In gran silenzio, però, la software house ha lavorato a quello che potremmo tranquillamente definire il miglior battle royale attualmente sul mercato.

Apex Legends, appunto, che mischia sapientemente elementi tipici del genere a dinamiche invece molto familiari per chi ama i titoli Respawn.

Punti di forza del gioco sono sicuramente il gameplay, immediato, frenetico e divertente, il sistema di eroi e classi molto bilanciato e l’infrastruttura dei server che non ha praticamente mai causato problemi degni di nota.

Menzione di demerito invece per il sistema di loot che premia poco se non a fronte di tanti acquisti nello shop – si parla comunque di ricompense estetiche – e anche per il primo pass stagionale, un po’ fiacco nella proposta. Anche in questo caso, vi lasciamo con un estratto della nostra recensione.

Sarebbe poco corretto non premiare meritatamente un progetto come Apex Legends. Evitando faziose campagne pre-lancio e sorreggendosi solamente sui meriti del suo team di sviluppo, il nuovo Battle Royale di Respawn Entertainment si mostra al pubblico come un prodotto solido, ben confezionato e con un’identità personale e ben definita. La decisione degli sviluppatori di offrire un’alternativa differente dalla concorrenza, un gunplay già noto agli amanti del genere e un gameplay sapientemente stratificato, hanno permesso ad Apex Legends di ottenere i giusti riconoscimenti di pubblico e critica. Il futuro della nuova creatura di Respawn è ora in mano al team di sviluppo che dovrà sapientemente gestire questo immediato, e meritato successo.

The Division 2 – PlayStation 4, Xbox One, PC

Il mercato dei looter shooter negli ultimi anni ha sicuramente visto incrementarsi i prodotti di riferimento, basti pensare a Destiny (1 e 2), il primo The Division e il recente Anthem. Tutte questi giochi, nel bene o nel male, hanno vissuto di alti e bassi; nessuno di questi peraltro è riuscito a mettere d’accordo tutti sin dal giorno dell’uscita, scenario alquanto curioso se pensiamo al fatto che dopo la case history degli ultimi anni i vari publisher avevano materiale di riferimento sul quale lavorare.

Quest’anno però è arrivato The Division 2, forse troppo simile al suo predecessore per quanto riguarda look e gameplay, ma profondamente migliorato e perfezionato nelle dinamiche e per questo meritevole di essere considerato uno de i migliori giochi del 2019.

Sulle pagine di Game Division ve lo abbiamo descritto come il miglior looter shooter disponibile al momento, e anche in questa sede confermiamo questa nostra idea. Completo, profondo, ben appagante e stratificato, il titolo Massive gode di tutte le caratteristiche fondamentali per convincere critica e pubblica, forte anche di un supporto post lancio gratuito e ben congegnato. In attesa di Borderlands 3, The Division 2 insomma è il miglior titolo di questo genere che possiate giocare. Vi consigliamo di leggere la nostra recensione, della quale potete trovare un estratto qui di seguito.

La trama resta una delle note leggermente sottotono, ma viene compensata dal carisma e dalla cura nei dettagli dell’ambientazione che favoriscono un’immedesimazione maggiore rispetto a quanto non facciano filmati e personaggi. Il gameplay incoraggia strategie più tattiche elevando i combattimenti a scontri più ragionati in cui la sinergia tra i componenti del gruppo fa la differenza. L’ottima profondità di personalizzazione del proprio equipaggiamento incoraggia la prova di diversi stili di gioco a cui in fase di endgame si uniscono le Specializzazioni che contribuiscono a nuovi e ulteriori approcci di gioco. The Division 2 è il migliore lancio di uno shooter a mondo condiviso fortemente incentrato sul loot: è massiccio, appagante, completo e da qui può solo migliorare con nuovi contenuti.

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Sekiro: Shadows Die Twice – PlayStation 4, Xbox One, PC

Tra i migliori giochi del 2019 non poteva assolutamente mancare Sekiro, il nuovo action di From Software che dopo la serie Souls e in seguito a Bloodborne si cimenta con il Giappone Feudale, raccontando l’epopea di uno Shinobi intento a ritrovare e salvare il suo padrone.

Il gioco è diventato famoso per la sua estrema difficoltà, unita all’innegabile qualità del gameplay, della trama e del combat system. Tra gli argomenti più discussi, impossibile non menzionare la discussione relativa ai boss, da molti ritenuti troppo difficili; per aiutarvi a risolvere questo problema, vi consigliamo la nostra guida dedicata.

Le qualità di Sekiro è da ricercarsi nel valore che ha questa difficoltà all’interno del suo ecosistema ludico: imparare a padroneggiare il sistema di combattimento viaggi di pari passo con la crescita del giocatore, che proprio come lo Shinobi protagonista dell’avventura maturerà con il passare del tempo, fino a diventare una vera e propria macchina da guerra. Per avere il quadro completo, il suggerimento è di recuperare la nostra recensione, dalla quale abbiamo estrapolato un paragrafo secondo noi molto significativo.

Sekiro: Shadows Die Twice è molto più di un videogioco: è una filosofia da conoscere, assimilare e fare propria se lo si vuole scoprire nella sua interezza. Un percorso di vita in cui la crescita del personaggio va di pari passo con quella del giocatore e dove gli errori non vengono perdonati facilmente: questo lo rende il gioco più difficile e punitivo che From Software ci abbia proposto finora. Dimenticate l’esperienza accumulata con Dark Souls perché la formula ideata da Miyazaki questa volta, pur non rinnegando la difficoltà sopra le righe che ha contraddistinto gli ultimi giochi ma anzi amplificandola a tratti persino oltre il necessario, verte sul genere action e lo interpreta affidandosi a quella stessa filosofia che da anni troviamo nelle sue opere. Il ciclo di morte e rinascita, la consapevolezza del sé e dei propri limiti da sfidare e superare, l’idea che si possa sconfiggere la morte e trascendere, è tutto parte di un’esperienza che il giocatore deve riconoscere e dalla quale lasciarsi assorbire per capire fino in fondo le meccaniche che regolano il gioco. Sekiro: Shadows Die Twice è un gioco estremamente punitivo e complesso, una soglia che fa da discrimine fra chi non teme la sfida e chi invece preferisce un’esperienza sì impegnativa ma dove non perderci la testa. Perché questa è una cosa da mettere in chiaro: non siamo di fronte a un gioco per tutti e From Software non ha timore ad ammetterlo, facendosi mosca bianca in un periodo dove il videogioco è visto come un prodotto inclusivo di ogni genere di pubblico. Se volete avvicinarvi a Sekiro: Shadows Die Twice fatelo soprattutto con questa consapevolezza, o rischiereste di rovinarvi l’esperienza. Forte di un sistema di combattimento molto tecnico e stratificato, che ben si accompagna a scenari mozzafiato che fanno da cornice a una storia più lineare rispetto a quanto siamo stati abituati finora ma non per questo banale o scontata, il gioco pecca proprio nell’eccessiva difficoltà con cui si propone – figlia di un bilanciamento che avrebbe meritato qualche accortezza in più proprio in assenza di quella progressione da gioco di ruolo vista nei vari Souls e fino a Bloodborne. Al netto di questo aspetto e di una meccanica di resurrezione che avrebbe beneficiato anche qui di una gestione più dedicata, Sekiro: Shadows Die Twice esce a testa alta come l’ennesima ottima produzione di From Software. Lascia un segno nel panorama videoludico proprio in virtù di tutte quelle sensazioni che si susseguono e mescolano nel giocatore a ogni nuovo scontro, permettendogli di scoprire che la crescita dipende proprio dagli errori. Restare nel proprio amnio sicuro non porta alcun progresso mentre osare potrà sì essere punitivo ma estremamente soddisfacente quando se ne raccolgono i frutti. E di questo, di una maturazione interiore, il gioco non sarà mai avaro.

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Devil May Cry 5 – PlayStation 4, Xbox One, PC

Capcom è ancora protagonista della nostra lista de i migliori videogiochi del 2019, questa volta con Devil May Cry 5, nuovo capitolo della serie che finalmente ha regalato ai fan l’action violento e irriverente che tutti quanti stavano aspettando. Dal carisma del protagonista alla qualità dell’adrenalinico gameplay, DMC5 è veramente imperdibile se amate il genere, la saga ma anche un po’ di sano divertimento tutto a tema demoniaco.

Non sappiamo se questo quinto capitolo potrà rappresentare un nuovo punto di partenza, magari pensando appunto a nuovi giochi legati al brand in arrivo nei prossimi anni. Certamente, però, relativamente al primo trimestre dell’anno Devil May Cry 5 è assolutamente un gioco da non lasciarsi sfuggire. Vi lasciamo come al solito con la nostra recensione e un estratto tratto dalla stessa.

Devil May Cry 5 è chiaramente un gioco sviluppato per la fanbase, rivelatosi nel complesso un buon lavoro ma nato principalmente per far dimenticare uno spin-off ingiustamente criticato. Ed è proprio questo il suo maggior difetto: ci sono gli elementi per accontentare lo zoccolo duro degli appassionati (Trish, Lady e le tante strizzate d’occhio ai vecchi titoli), un gameplay sì profondamente stratificato ma al contempo semplice per attirare anche i nuovi giocatori e una rivalità ormai storica che è alla base delle avventure di Dante fin dal lontano 2001. Al di là di questo andiamo però a sbattere contro un art design rinunciatario, dal bestiario poco ispirato se non qualche rara eccezione, e un level design che avrebbe potuto essere più espanso ma soprattutto meno ripetitivo di quanto alla fine si è dimostrato: è un continuo riciclo di ambientazioni che già da poco dopo la metà del gioco iniziano a pesare sull’esperienza complessiva, venendo a noia. Devil May Cry 5 sembra voler fare ammenda per un supposto errore passato (ci riferiamo sempre a DMC), concentrando in un unico capitolo tutto ciò che potrebbe fare la felicità dei fan eppure sfruttando solamente a metà l’occasione di un eccellente rilancio della serie: la storia è piuttosto prevedibile ma l’intreccio delle trame è la fiamma che ravviva la curiosità, mentre l’introduzione di V è l’elemento più di spicco grazie a una componente strategica che mai si era vista prima nella serie. Che Nero sia destinato a diventare il successore di Dante era chiaro da tempo ma il gioco si tiene piuttosto indietro su questo aspetto, fra un detto e non detto che non sembra affatto voler chiudere il ciclo dei figli di Sparda. Devil May Cry 5 è un gioco che guarda al passato tenendo anche un occhio sul futuro, resta però l’amaro in bocca nel constatare che si sarebbe potuto fare di più.

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Kingdom Hearts 3 – PlayStation 4, Xbox One

Impossibile non inserire Kingdom Hearts 3 nella lista de i migliori giochi del 2019, soprattutto in virtù del fatto che parliamo di uno dei titoli più attesi dell’ultima decade e che gode di un fandom fedele, appassionato e soprattutto  entusiasta. Partorito dalla geniale mente di Testuya Nomura, il terzo capitolo dell’avventura di Sora, Pippo e Paperino è un misto di colori, gameplay travolgente e trama che finalmente chiudo un cerchio che iniziò ormai diversi anni fa.

Nonostante il suo innegabile valore, KH3 ha l’unico limite di essere strettamente legato alla narrazione per essere godibile, e visto il grande tessuto narrativo di cui è composto, alcuni giocatori potrebbero sentirsi scoraggiati. In realtà basta investire qualche ora del proprio tempo per arrivare preparati a questo capitolo finale dell’epopea di Square Enix, e qualora vogliate un aiuto, vi lasciamo un nostro articolo assolutamente dettagliato. Come al solito, infine, ecco un estratto della nostra recensione.

Kingdom Hearts 3 è l’esatta conclusione di una saga durata sedici anni. Una storia che porta a compimento l’eterna lotta tra Luce e Oscurità, e lo fa nel migliore dei modi. Dopo averci raccontato una vicenda puerile e partita da un atollo in mezzo al mare, con tre ragazzi protagonisti, il tutto si è chiuso con una vicenda molto più grande, che ha implicato attori e protagonisti molto più coinvolti di quanto potessimo aspettarci. Il gameplay è una delle parti migliori dell’intera avventura: dinamico, immediato, rapido, capace di tenerci impegnati per tutta la durata, che si attesta intorno alle 30 ore totali, orfane di grandi momenti di stanca. Sebbene il ritmo, quindi, vada un po’ a smorzare l’aspetto registico della vicenda e dimostri qualche lacuna dal punto di vista della direzione da parte di Tetsuya Nomura, non c’è molto da rimproverare a Kingdom Hearts 3. In attesa di un maggior approfondimento dell’endgame, che ci condurrà alle canoniche battaglie segrete e a intrattenerci con minigiochi e avventure in mezzo ai Caraibi, possiamo premiare lo sforzo compiuto da Square-Enix, che al netto di qualche imperfezione nel confezionare l’intero pacchetto ha saputo metterci tra le mani un’avventura degna della saga vissuta fino a oggi. In attesa anche dell’epilogo che arriverà il 30 gennaio prossimo.

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Metro Exodus – PlayStation 4, Xbox One, PC

Ancora un capitolo conclusivo, ancora una volta di una trilogia, in questo caso però parliamo ovviamente della serie Metro. Tratta dagli omonimi romanzi, racconta la storia di un gruppo di sopravvissuti che in seguito a un disastro nucleare tenta di trovare un nuovo posto abitabile dove provare a ricostruirsi una vita, lontano da mostri deformati e gruppi criminali di sciacalli pronti ad approfittare della terribile situazione in cui si trova quella che una volta era la società moderna. Rispetto ai capitoli precedenti, Exodus “si apre”, proponendo un gameplay sempre incentrato sulla sopravvivenza, questa volta però all’interno di un mondo open world diviso in quattro macro aree che rappresentano ognuna una singola stagione.

Nonostante questo cambio di rotta, Metro Exodus conserva le peculiarità della serie e propone anche ottimi momenti di trama, da sempre focus molto importante della produzione. Anche dal punto di vista tecnico il titolo non delude, soprattutto su PC, dove regala scorci veramente memorabili e ricchi di fascino. Se avete dunque amato le due precedenti iterazioni, Exodus è assolutamente imperdibile e per questo meritevole di far parte della lista de i migliori giochi del 2019. Ecco un estratto della nostra recensione.

Metro Exodus è un ottimo esempio di come sia possibile integrare elementi nuovi pur preservando e dando maggior spicco ai tratti più caratteristici di una serie. La novità delle sezioni liberamente esplorabili ha aggiunto quantità e varietà all’offerta, permettendo agli sviluppatori di studiare le parti più lineari dell’avventura senza compromessi in termini di intensità. Il viaggio di Artyom e dei suoi compagni a bordo dell’Aurora resta dunque fedele ai tratti somatici che abbiamo conosciuto nei giochi precedenti, arricchito nella sua formula base da elementi completamente inediti e da un comparto tecnico di alto profilo; insomma, dopo tanta metropolitana un po’ d’aria fresca era quello che ci voleva.

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Yoshi’s Crafted World – Nintendo Switch

Se siete fan dei platform, nello specifico quelli 2D, allora l’esclusiva per Switch è il gioco che stavate cercando. La prima produzione per Nintendo a finire nella lista de i migliori giochi del 2019 è Yoshi’s Crafted World, titolo dell’anima sicuramente scanzonata ma non per questo poco incisiva. Al contrario, il level design unito all’estetica del mondo di gioco contribuiscono a creare un quadro sicuramente degno di nota, finendo per incantare e regalare ore di gameplay molto divertenti, senza però dimenticare il giusto grado di difficoltà.

Nintendo negli ultimi anni ha sfornato grandi esclusive per Switch, e questa nuova avventura di Yoshi si unisce ai vari Mario, Zelda e il potenziale nuovo capitolo Pokémon che promette faville. Se cercate dunque divertimento di qualità correlato ad un grande gioco platform, Yoshi’s Crafted World deve essere nella vostra libreria di videogiochi. Vi lasciamo con un breve estratto della nostra recensione.

Yoshi’s Crafted World è una vera e propria carezza, un soave gesto d’amore che Good-Feel ha riservato ai fan di Yoshi e agli amanti del platform 2D. Un titolo semplice, leggero e mai banale; il videogioco perfetto per rilassarsi e per svagarsi senza troppe frustrazioni, anche grazie a uno stile davvero fuori dal comune che regala un aspetto estetico unico e affascinante, peccato solo per una colonna sonora un po’ ripetitiva sul lungo periodo. La sua varietà e la possibilità di giocare in due l’avventura, completano un quadro di assoluta qualità che indirizzano il titolo Good-Feel nella classifica dei migliori platform 2D degli ultimi anni che non può fare a meno di farci riscoprire la spensieratezza e la semplicità di quello che definiamo comunemente “videogioco” e che, al giorno d’oggi, spesso dimentichiamo.

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Tetris 99 – Nintendo Switch

Tetris 99, nonostante la semplicità insita nel classico puzzle Nintendo, è sicuramente uno de i migliori giochi del 2019. Il videogioco coinvolge ben 99 sfidanti online i quali, attraverso una classica partita con i tetramini, dovranno cercare di eliminare gli altri concorrenti per arrivare all’ambito primo posto. Un “battle royale” in piena regola, che segue i dettami classici del celebre videogame, inserendo una piccola ma fondamentale variante: la possibilità di attaccare gli avversari (a nostra scelta, casualmente o in base alla posizione) con il completamento delle file di blocchi.

Maggiori le combo, maggiori i danni al concorrente, che si esplicano nella formazione, nel quadrante della vittima, di blocchi grigi inamovibili. La bellezza del gioco è evidente: un classico degli arcade, reso accattivante da dinamiche competitive tangibili, immediate e soddisfacenti, il tutto senza sacrificare tempo, ma anzi con i pregi della portabilità di Switch. Un must have, tra l’altro garantito a tutti gli abbonati al Nintendo Online.

Baba is You – Nintendo Switch, PC

Il pluripremiato Baba Is You è uscito su Nintendo Switch, trovando nell’ibrida console della casa di Kyoto una dimensione ideale per esprimersi al meglio. L’opera prodotta dal finlandese “Hempuli” basa il suo successo su delle meccaniche di gameplay tanto assurde quanto geniali in grado di demolire ogni nostra capacità deduttiva portandoci a giocare con le parole, e i loro significati, in una maniera del tutto inaspettata. La dove Typoman riusciva a miscelare meccaniche da platform-game a enigmi legati al corretto uso delle parole, Baba Is You basa il suo gameplay su una letterale tridimensionalità della sintassi dove le parole presenti a schermo hanno la stessa valenza degli oggetti e viceversa, avvolgendo il giocatore in un incantevole, e stratificato, impianto di gioco in grado di spremere al massimo ogni capacità di deduzione e pensiero convergente per arrivare alla soluzione degli enigmi più complessi. Per questi motivi, ma non solo, Baba is You merito un posto nella lista de i migliori giochi del 2019.

La Pixel Art essenziale, l’onirica colonna sonora e il tenero Baba si rivelano dei semplici pretesti per attirare il giocatore in un esperienza davvero difficile da esprimere con delle semplici parole per quanto, proprio su di esse faccia vertere l’intero concept del titolo, portando il giocatore a manipolare costantemente la struttura stessa dei livelli alla ricerca di una soluzione per risolvere gli enigmi proposti. Baba Is You è chiaramente uno di quei rari esempi in cui l’ottima realizzazione di un idea originale, e innovativa, riesca a sopperire alla mancanza di un budget da produzione mainstream a sorreggerne le fondamenta conquistando il giocatore con l’essenza più pura del media videoludico

Blood & Truth – PSVR

Il mondo della realtà virtuale è in continuo aggiornamento: parliamo, in fin dei conti, di una tecnologia ad oggi sperimentale, sia dal punto di vista hardware che software. Fra i vari dispositivi ad oggi disponibili, anche il panorama console ha il suo rappresentante. Parliamo ovviamente di PlayStation VR, compatibile con PS4 e PS4 Pro. Negli ultimi anni, pochi giochi sono stati in grado di rappresentare una vera killer application per l’hardware – un esempio può essere Resident Evil 7 – ma nel 2019, London Studio, pubblica in esclusiva per PSVR Blood & Truth, un action in prima persona che ha lo scopo di metterci nei panni di un classico eroe dei blockbuster d’azione americani.

Il risultato è strabiliante, e potrebbe elevarsi addirittura e benchmark per qualsiasi altra produzione futura, in attesa magari di una versione aggiornata del VR per PlayStation 5.

In buona sostanza, Blood & Truth è il perfetto esempio di come un videogioco sviluppato per una specifica piattaforma dovrebbe essere: cucito sulla pelle di quest’ultima, con uno scopo ben preciso e capace di scegliere un preciso target di riferimento. Nel caso in cui vogliate approfondire, qui potete trovare la nostra recensione. Di seguito invece un piccolo estratto della stessa.

Blood & Truth è un prodotto solido, che gode del lavoro di un team di sviluppo conscio delle potenzialità dell’hardware e con un obbiettivo ben chiaro: realizzare un’esperienza PSVR d’impatto e rifinita. Il risultato finale è un action vario, completo e impreziosito da un livello tecnico e di scrittura che immergono il giocatore in un contesto di qualità, reso ancor più travolgente da un gameplay dinamico e molto divertente. Il futuro di PSVR insomma passa anche da produzioni di questo livello: se siete in possesso della periferica per PS4, Blood & Truth è uno di quei titoli che non potete assolutamente perdere.

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A Plague Tale Innocence – PS4, Xbox One, PC

Nel 2019, Asobo Studio e Focus Home Interactive arrivano finalmente sul mercato con A Plague Tale Innocence, titolo indipendente ambientato nella prima metà del 1300 che racconta la storia di due fratelli, Amicia e Hugo, in fuga dalla tirannia dell’Inquisizione la quale, involontariamente, porterà proprio i due protagonisti su un percorso fatto di crescita e rivelazioni.

I grandi pregi di questa coraggiosa produzioni sono sicuramente la cura per il dettaglio, la grande caratterizzazione dell’ambiente e del contesto storico, il gameplay per certi versi innovativo e la trama, ficcante e capace di toccare le giuste corde emotive.

Se vogliamo, possiamo definire A Plague Tale Innocence una vera sorpresa e un colpo di fulmine; per questo motivo secondo noi è meritevole di rientrare nella lista de i migliori giochi del 2019.

Un gioco che ha molto da raccontare e che v’invitiamo a provare: potete scoprirne ogni dettaglio nella nostra esaustiva recensione, della quale trovate un estratto qui di seguito.

A Plague Tale: Innocence segna il punto di svolta per Asobo Studio, fino adesso impegnata con progetti tie-in Disney e Microsoft, e apre le porte a una produzione molto matura, consapevole, che non mostra il fianco a nulla. La narrazione e le atmosfere sono il suo punto di forza, accompagnandosi a un gameplay semplice nella struttura (fatto di stealth, azione, puzzle solving) ma funzionale e profondamente interconnesso in tutte le sue parti. Non è un gioco di per sé complesso, come del resto non lo è nessuno che punti alla storia come elemento principale, tuttavia la bravura degli sviluppatori è proprio quella di prendere un’esperienza semplice e trasformarla in qualcosa di memorabile, capace di superare persino le aspettative più rosee nonché i limiti stessi di una produzione piccola solo all’apparenza. Non si scade mai nella ripetizione o nella noia perché, proprio come Amicia e Hugo, si cresce passo passo imparando ad affrontare i pericoli che la Francia medievale – vittima tanto della guerra quanto della peste – comporta per due bambini sperduti. Nelle quindici ore circa di gioco scopriremo sempre qualcosa di nuovo, facendo nostre le regole di un mondo spietato e capendo come ripagarlo con la stessa moneta senza tuttavia scadere in una violenza gratuita che il contesto giustificherebbe. Al contrario verremo avvolti dalla sua atmosfera a tratti cupa, misteriosa ma al tempo stesso affascinante, complice un comparto audiovisivo di indubbia qualità. Non abbiate paura di approcciare A Plague Tale: Innocence, se siete in cerca di un gioco che sappia soddisfarvi dal punto di vista narrativo e tenere viva la vostra attenzione con un gameplay in continua evoluzione: corrisponde esattamente a questo profilo.

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Crash Team Racing Nitro-Fueled – PS4, Xbox One, Switch

Dopo i due fantastici esperimenti – Crash e Spyro – di Activision, lo stesso publisher commissiona a Beenox il remake di Crash Team Racing, storico capitolo del brand che emozionò e fece innamorare letteralmente milioni di fan. Quest’operazione è stata una delle più richieste da parte del pubblico e della community, che dopo aver visto i due remake di cui parlavamo poco fa, ha iniziato ad accarezzare l’idea di poter rimettere le mani anche su uno dei racing game più amati di sempre.

Il risultato, anche in questo caso, è estremamente apprezzabile, sia per quanto riguarda il rifacimento grafico che per quanto concerne invece qualche piccola aggiunta al gameplay.

Se avete dunque apprezzato la storica prima versione, questo remake vi renderà felici sotto tutti i punti di vista. Il feeling, pad alla mano, vi sembrerà lo stesso, ma al contempo avrete la sensazione di giocare a qualcosa di nuovo ed estremamente accattivante. Insomma, una produzione ottima, imperdibile per i fan del genere e non. Come al solito, qui trovate la nostra recensione, mentre di seguito un estratto della stessa.

Il saggio incrocio tra rispetto per l’originale e nuovi contenuti rende Crash Team Racing Nitro-Fueled un titolo perfetto non solo per chi vuole cedere ai ricordi dell’infanzia, ma anche per chi è in cerca di un valido passatempo da (ri)scoprire, sia in solitaria, grazie all’alto grado di sfida e alla personalizzazione del proprio stile, sia in compagnia, per la varietà di contenuti in termini di prove, personaggi e tracciati. Un titolo in grado di coinvolgere i giocatori di diverse generazioni, tra nuove accortezze (estetiche e contenutistiche) ed elementi tradizionali.

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