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NieR Automata arriva su Xbox Game Pass: ecco perché dovresti giocarlo

Il 22 aprile di quest’anno, NieR festeggerà 10 anni e per celebrare una saga che è riuscita a ritagliarsi un posto speciale nel cuore di molti, sono svariate le iniziative che il publisher Square Enix ha in programma. Qualche giorno fa è arrivato l’annuncio dello sviluppo di una versione remastered di NieR Replicant – titolo nato come spin-off dell’action-rpg Drakengard – e di NieR Reincarnation, gioco in sviluppo per dispositivi iOS e Android. Oltre alle novità però, il 2 aprile Nier Automata è stato aggiunto ai titoli giocabili su Xbox One tramite sottoscrizione al servizio Game Pass, trasformandosi nella migliore occasione per recuperare un’opera davvero particolare. Anche se sono passati 3 anni dall’uscita del gioco di ruolo firmato Platinum Games, Nier Automata rimane uno degli RPG più sorprendenti di questa generazione che nessun appassionato dovrebbe lasciarsi sfuggire.

Il mondo di gioco: lore e fascino

Sebbene Nier Automata sia un seguito di NieR, non è necessario aver giocato il predecessore per comprenderne la storia, tuttavia alcune sfumature e riferimenti vengono meglio colti conoscendo l’universo da cui è tratto il gioco. Si tratta di un progetto molto articolato che si espande ben oltre il mezzo videoludico e che, se avrete voglia di approfondirlo, vi regalerà alcuni spunti interessanti e vi proietterà in un racconto denso e profondo. Noi – per l’impostazione di questo articolo – possiamo darvi giusto una traccia temporale e instillarvi un po’ di curiosità. La genesi di Nier, e Nier Automata di conseguenza, ha origini ben più complesse e risale addirittura al 2003, anno in cui la defunta software house Cavia pubblicava la serie hack ‘n slash Drakengard sotto la direzione di Yoko Taro.

Lo storico gioco per PlayStation 2 presentava diversi finali e dal quinto di questi si è sviluppata la linea temporale che ha poi originato NieR. Nel finale E, i protagonisti sono costretti ad affrontare un mostro chiamato Bestia Madre ma a causa di una distorsione spazio-temporale si ritrovano teletrasportati nella moderna Tokyo. La sconfitta del nemico non porta pace e tranquillità, anzi pone le basi per una terribile epidemia che si manifesta nella “sindrome da clorurazione bianca”. La maggior parte di coloro che hanno contratto la malattia si sono gradualmente trasformati in statue bianche di sale; i più aggressivi si sono trasformati in mostri chiamati Legione. Per contrastare l’avanzata della malattia nacque il Progetto Gestalt, il cui scopo era estrarre le anime dai corpi infetti per trasferirle un giorno all’interno di cloni chiamati “Replicanti”. È in questo scenario che prendono vita i fatti di Nier e la sua lunga ricerca per curare la sorella malata Yonah. Il tempo trascorso tra l’effettiva attivazione ufficiale del progetto Gestalt e il suo susseguente sviluppo fu piuttosto cospicuo e in questo lasso di tempo i cloni iniziarono a sviluppare una propria coscienza.

Nel finale D del gioco del 2010, canonico per l’evolversi della trama di Nier Automata, Nier sacrificò sé stesso scomparendo dal mondo e dalla memoria di tutti, compresa quella della sorella Yonah. Questo gesto, insieme all’uccisione di un antagonista chiave, finisce inevitabilmente per condannare l’umanità all’annichilazione. Facendo un grande salto temporale, all’incirca negli anni 5000, il pianeta Terra viene invaso dagli alieni. Queste forme di vita inviarono delle Biomacchine sul pianeta e, a quanto si evince da alcuni racconti, si riuscì a stabilire anche un periodo di convivenza pacifica, interrotto però successivamente da numerose guerre. Durante il quattordicesimo conflitto, la razza umana fu costretta a fuggire sulla Luna e inviare delle unità da combattimento chiamate YoRHa per contrastare le biomacchine. È in questo punto che la storia di Nier: Automata inizia a svilupparsi ed è qui che inizia a prendere forma un racconto che è più di ciò che può apparire distrattamente la prima volta che lo si gioca.

Nier Automata è una sorpresa continua

Uno dei più grandi pregi di Nier è il modo in cui riesce a raccontare una storia connettendola profondamente al gameplay. Molti giochi si limitano ad estendere la propria rigiocabilità proponendo una nuova partita più difficile, con poche novità rilevanti, mentre Nier Automata propone ben 26 finali, tre di questi basati su altri personaggi, con nuove meccaniche di gioco e che fanno avanzare il racconto da un diverso punto di vista. Ogni elemento è un tassello che compone una narrazione più grande, la quale può essere approfondita solo scegliendo di continuare a giocare dopo il primo finale. Quella raccontata da Yoko Taro è una storia di grande effetto, il cui cambio di personaggi ci mette in altri panni e fa riflettere su quanto abbiamo già giocato. Ci viene mostrato come ogni personaggio compia un suo percorso introspettivo alle cui domande sarà il giocatore a dover rispondere.

Anche le macchine sono forme di vita? Provano sentimenti? Quali sono le differenze con gli umani? Le vediamo acquisire l’autodeterminazione e persino tentare di costruire una società o una famiglia sviluppando attaccamento per i propri figli, cercando l’amore. Le vediamo interrogarsi sui grandi temi esistenziali, sulla morte e il fato. Non c’è mai nulla di banale in Nier Automata e al tempo stesso molti temi sono veicolati senza un’eccessiva pesantezza, senza annoiare, grazie alla presenza di personaggi a volte buffi e sopra le righe. L’ago della bilancia in Nier si trova in perfetto equilibrio e ciò lo deve anche al suo umorismo. Tra i luoghi più caratteristici che ho amato visitare in Nier Automata c’è un vecchio parco dei divertimenti con biomacchine festanti vestite da giullari, fuochi d’artificio e palloncini colorati in cielo che sembrano richiamare il clima magico di Disneyland, anche se appare un po’ più oscuro nei toni.

La verità è che Nier Automata è capace di stupire in ogni frangente anche per i suoi repentini cambi di gameplay. È come se fosse un contenitore di diversi generi e ogni tanto venisse shakerato per non farci abituare troppo. Si passa da un action-rpg in terza persona a un gioco a scorrimento orizzontale, un salto più in là e si è finiti in uno shoot ‘em up o in un adrenalinico bullet hell. Tutto si incastra alla perfezione nell’ottimo lavoro svolto da Platinum Games, una delle software house più poliedriche e originali degli ultimi 10 anni quando si parla di genere action.

Stili di gioco diversi

Un buon action deve anche avere un buon sistema di combattimento e Nier Automata non delude neanche sotto questo punto di vista. I combattimenti sono dinamici, fluidi e nel caso di 2B si basano principalmente sulle combo, mentre i combattimenti con 9S sono più legati a dei mini-giochi da fare con l’hacking. 2B, ad esempio, è in grado di trasportare due diverse armi contemporaneamente per attacchi leggeri o pesanti. Ad accompagnare la protagonista ci sarà un Pod che ha la capacità di sparare contro i nemici mentre noi utilizziamo attacchi in mischia. Può farlo con diverse modalità di fuoco che includono anche laser o missili a ricerca.

La progressione del personaggio, inoltre, riflette la sua natura di androide. In Nier Automata, invece del classico albero delle abilità, i potenziamenti vengono attivati inserendo dei chip direttamente nella scheda madre di 2B. I chip sono l’elemento che ha il maggiore impatto sul proprio stile di gioco e permettono quindi di personalizzare l’esperienza non solo durante il combattimento ma anche durante l’esplorazione. Esistono cinque tipi di chip: attacco, difesa, supporto, hacking e sistema che influisce sulle modifiche all’HUD. Tutti i chip hanno un costo che si traduce in quantità di spazio occupato quando sono equipaggiati in memoria: è necessario fare qualche attento calcolo per ottimizzare la propria build e prendere confidenza con la meccanica di fusione dei chip dello stesso tipo e grado per crearne di nuovi e più forti.

Boss fight incredibili

Il miglior modo per mettere alla prova un sistema di combattimento brillante? È senza dubbio durante gli scontri contro i boss. I giochi Platinum non mancano mai di porci di fronte a degli scontri ben congegnati, dove ogni nemico è unico e testa le nostre abilità apprese fino a quel momento. Nier Automata fa anche qualcosa in più e riesce non solo a confezionare degli avversari di tutto rispetto, ma anche a veicolare messaggi più profondi proprio attraverso le meccaniche di ingaggio. Uno tra gli scontri più spettacolari e memorabili di tutto il gioco prevede che la prospettiva del giocatore venga costantemente scambiata così da entrare ancora più in sintonia con i personaggi e facendoci provare emozioni a volte contrastanti.

Un gioco che sa valorizzare ogni suo momento fa molto affidamento anche sulla musica e sul sonoro, non soltanto su una cura estetica e un gameplay efficace. La musica è uno strumento potente con il quale vengono comunicate emozioni e intenzioni dei personaggi. Quando un gioco può avere tantissime letture come Nier Automata, allora è essenziale che la musica rifletta questi mutamenti e li trasmetta con le sue note a volte calme e tristi, altre volte più energiche e ritmiche. Il trionfo di questa sinergia è per me rappresentato quando una battaglia diventa un’opera lirica, dove lo scenario si fa palcoscenico per una macchina che esprime sé stessa con una danza mortale ma ipnotica e con un canto che è espressione della sua individualità. Nier Automata è un gioco completo e curato sotto ogni aspetto: ha una profondità che va ben oltre l’efficienza del combattimento, l’estetica dei personaggi e delle ambientazioni o l’incastro delle meccaniche.

Se vuoi acquistare Nier Automata, la migliore versione disponibile è la Game of the YoRHa Edition per PS4, PC o in versione Become as Gods Edition per Xbox One.