PlayStation

No Straight Roads | Recensione: la rivincita del Rock!


No Straight Roads – PlayStation 4
Genere
Action/Platform
Piattaforma
PlayStation 4
Sviluppatore
Soldout
Editore
Koch Media
Data di Uscita
25 Agosto 2020

L’ultima decade ha visto una graduale sparizione della musica Rock da quasi tutti i canali mainstream. Sembrano un lontano ricordo gli anni in cui i Rammstein incendiavano il palco degli MTV Music Awards con i loro lanciafiamme da bocca, così come molti ricordano come un sogno i riff di protesta dei Rage Against The Machine, i Blink 182 che scalano le classifiche estive assieme ai Korn, e coesistendo pacificamente con Britney Spears e Justin Timberlake, e quel mix di riff, space rock e atmosfere da Radiohead che facevano entrare a spallate i Muse nello showbiz. Le motivazioni dietro a questa sparizione della musica rock sono molteplici, e non basterebbe un intero articolo di analisi per approfondirle tutte, ma gli sviluppatori di No Straight Roads ci vengono in aiuto, proponendoci, attraverso una storia originale, irriverente e pungente, la loro personale risposta dietro a questo, si spera momentaneo, decesso dell’anima rock nella musica commerciale contemporanea. Quello che ne è venuto fuori, ve lo anticipiamo subito, è una delle produzioni più fresche e ispirate di questo 2020.

Lunga vita al Rock!

No Straight Roads narra la storia di un giovane duo, Zuke e Mayday, che in cerca di uno sbocco per raggiungere il grande pubblico decidono di presentarsi alle audizioni del NSR Lights Up, celebre talent show di Vinyl City, per riuscire a riportare in auge la musica rock, da troppo tempo dimenticata e occultata da generi musicali totalmente omogeneizzati a uno stile commerciale che poco valorizza le band musicali. Giunti al provino, i Bunk Bed Junction, questo il nome del duo, ricevono una fredda accoglienza da parte dei giudici proprio per la loro forte volontà di riportare in auge il Rock. La peculiare audizione si svolge in un’arena dove i musicisti devono affrontare, in un mix di botte e musica, diversi androidi prima di poter attivare degli amplificatori e potersi esibire in una performance al fulmicotone. 

Per quanto il duo riesca superare tutte le prove e a estasiare il pubblico con la loro esibizione, si scontrano con un rifiuto categorico da parte dei giudici, che li ritengono totalmente privi di talento e attaccati a un genere musicale per il quale non c’è più spazio nel mercato odierno. Le accese proteste, velatamente minacciose, da parte di Mayday portano solo al bando della musica rock in tutta Vinyl City da parte di Tatiana, la presidente della NSR, a favore dell’unico genere musicale considerato legale nella città: l’EDM. Trattasi di un collettivo di stili, parecchio affini tra loro, che ricopre i generi che negli ultimi anni hanno spopolato nelle chart mondiali. Si passa dalla dance, al pop delle boyband, passando per idol, bambine prodigio, rap e l’immancabile reggaeton, il tutto con messaggi tutti uguali e votati all’alienazione delle menti degli ascoltatori.

Infatti, mentre tornano sconsolati verso il loro rifugio nelle fogne, Zuke e Mayday scoprono non solo che la loro audizione è stata truccata ma che la NSR, attraverso la diffusione del EDM, aliena realmente gli ascoltatori, inebetendoli con una pletora di messaggi commerciali, e stili di vita decisi a tavolino dalla stessa compagnia, e risucchiandone l’energia per alimentare le zone di Vinyl City dove abitano le persone più abbienti e facoltose. Se tutto questo vi sembra un minestrone fra 1984, le teorie sul Nuovo Ordine Mondiale e uno spaccato dell’attuale situazione dello Showbiz musicale… la vostra intuizione è corretta. No Straight Roads, però, riesce a confezionare un messaggio di protesta sociale così complesso, utilizzando una narrazione scanzonata, dettata da tempi comici ben definiti e che riesce, senza prendersi mai sul serio, nel suo obiettivo di intrattenere con intelligenza e riuscire a trasmettere una visione della società che, passata l’euforia data dalle situazioni assurde proposte dal titolo, sedimenta sotto-pelle nel giocatore.

La città che non dorme mai

Vinyl City ricopre, in No Straight Roads, il canonico ruolo della mappa principale da cui accedere ai vari livelli. Agli inizi dell’avventura vi saranno poche parti liberamente esplorabili ma, progredendo con la storia, si potranno sbloccare nuove aree tematiche attraverso l’utilizzo dei “Dischi Di Platino” che andremmo a rubare ai vari artisti di punta della NSR. All’interno della città, Zuke e Mayday potranno compiere ben poche azioni particolari ma tutto è posizionato in maniera efficiente per garantire un’esplorazione minimale ma degnamente soddisfacente. In Vinyl City, difatti, oltre ai vari NPC con i quali potremmo scambiare qualche simpatica linea di dialogo, troveremo numerosi collezionabili nascosti, una miriade di unità di Mini Qwasa (la valuta di gioco principale) e un nutrito numero di aree segrete che potremmo sbloccare proseguendo nell’avventura.

I Mini Qwasa, inoltre, fungeranno da energia per poter alimentare tutta una serie di strutture prive di corrente e che, una volta accese, permetteranno di aumentare il numero di fan dei Bunk Bed Junction. Alcuni, ispiratissimi, mini giochi si adoperano nel rinvigorire una struttura esplorativa eccessivamente semplice e lineare che, seppur soddisfacente nelle prime ore di gioco, mostra con il passare del tempo lo scarso budget a disposizione degli sviluppatori per poter stratificare degnamente le numerose idee proposte all’interno della città.

Stilisticamente, però, Vinyl City mantiene l’elevato stile artistico che contraddistingue No Straight Roads. Ogni distretto si rivela diverso ma sempre coerente con l’atmosfera generale dettata dal gioco, gli abitanti assuefatti dall’EDM si mostreranno come amebe monocromatiche intente a ondeggiare la testa a tempo di musica dance e i vari NPC saranno gli unici personaggi, al di fuori di Zuke e Mayday, a essere colorati e animati in maniera esasperata. Il piacer di girovagare fra i vari ambienti di gioco, però, viene presto affossato da un sistema di controllo, che andremo ad analizzare approfonditamente nel paragrafo seguente, poco preciso e che mostrerà il fianco sovente quando si dovrà cominciare a districarsi con doppi salti e schivate aeree per raggiungere determinati collezionabili sparsi per i vari distretti. 

Infuochiamo la pista da ballo!

Le fasi esplorative di No Straight Roads, però, fungono solo da stiloso collante fra le varie boss fight che andremo ad affrontare. La struttura di gioco, difatti, si scompone in quattro parti ben precise: potenziamento dei personaggi nel loro covo, raggiungimento di un punto preciso della città per iniziare un nuovo livello, sezioni hack ’n’ slash pre-boss e, ovviamente, le boss fight con i vari artisti della NSR. Questa ciclicità degli eventi, andrà ad accompagnare il giocatore per tutta la durata del gioco mostrando, purtroppo, sovente i limiti di una produzione con tante idee e poco budget per metterle in atto in maniera adeguata. 

Le fasi che anticipano le battaglie con i boss di No Straights road, purtroppo, fanno parte di queste porzioni dell’avventura meno convincenti. Trattasi, infatti, di una serie di piccole arene dove verrà richiesto al giocatore di eliminare i vari nemici, raccogliere i Mini Qwasa e usare l’abilità dedita a trasformare l’ambiente, per poter accedere all’area seguente. Questa formula andrà ripetuta una decina di volte prima di potersi cimentare nello scontro con il boss dell’area. Il problema di queste sezioni risiede tutto nella loro eccessiva ridondanza, in un sistema di controllo poco preciso e in un tasso di sfida che va a vanificare completamente la componente di No Straight Roads dedicata al potenziamento dei personaggi. 

Proprio in merito ai personaggi abbiamo apprezzato come gli sviluppatori abbiano voluto dargli un ruolo specifico all’interno del gioco. Zuke, il batterista, è il classico personaggio agile che può inanellare combo veloci per massimizzare le offensive in brevi lassi di tempo. Mayday, la giovane chitarrista del duo, è dotata, invece, di pesanti attacchi melee che compiono ingenti danni andando, però, a inficiare sulla velocità d’esecuzione. Entrambi i personaggi, inoltre, avranno a disposizione un paio di abilità speciali, selezionabili da un nutrito ventaglio di mosse differenti, oltre alla possibilità di schivare, sparare note contro i nemici fuori portata e compiere delle potenti mosse in duo.

Il problema, però, nasce nel momento in cui il tasso di sfida offerto dalle sezioni maggiormente action risulta talmente basso da non necessitare uno studio di qualsivoglia strategia di attacco, riducendo tutta la parte puramente ludica, alla pressione esasperata del pulsante d’attacco in attesa di passare alla sezione successiva. A rendere maggiormente tediose queste parti intervengono un sistema di controllo con hitbox poco precise, brevissime sezioni platform che accusano una gestione dei salti poco calibrata e un level design che, seppur artisticamente ispirato, pecca nel versante della diversificazione, andando ad offrire sempre la stessa formula semplicemente con un’estetica diversa. 

Diametralmente opposto, invece, il discorso da fare in merito alle boss fight, vero fiore all’occhiello di No Straight Roads. Ognuno di questi scontri si rivela ispiratissimo nel level design e nelle sue fasi, adornato da un comparto artistico ispiratissimo e accompagnato da una serie di brani eccellenti. Ognuno dei vari artisti della NSR rappresenterà gli stili musicali maggiormente in voga in questa seconda decade degli anni 2000. Troviamo, infatti, il canonico DJ, la Idol giapponese, la bambina prodigio che ammalia i social network, la boy band di “bellocci” e così via. Ognuno di questi artisti è caratterizzato in maniera esasperata, mostrando una versione parodistica di tutte quelle celebrità che quotidianamente possiamo intravedere sui vari media che ci accompagnano durante le nostre giornate.

Ognuna di queste boss fight è suddivisa in diverse fasi e, per quanto le meccaniche offensive si assomiglino nei vari scontri, viene richiesto al giocatore un mix di riflessi, senso ritmico e preparazione dei personaggi, per poter ottenere le valutazioni più alte. Ogni pattern di attacco seguirà il ritmo della melodia che accompagnerà la battaglia, permettendo al giocatore di evitare, attraverso input audio e video, le varie offensive. Nel mentre che Zuke e Mayday saranno impegnati a evitare i vari attacchi, dovranno raccogliere note da scagliare contro i giganteschi boss, spaccare Flight Case per recuperare energia vitale e trasformare i vari oggetti presenti nell’arena per poter creare dei diversivi che vadano a distrarre gli avversari. Una volta abbattute le difese dei boss si passerà a delle brevi fasi di attacco fisico dove una buona concatenazione delle abilità speciali permetterà al duo di massimizzare il danno inflitto e passare alle fasi successive degli scontri.

Ogni battaglia ha una durata variabile tra i dieci e i quindici minuti, alternando alle due fasi analizzate poc’anzi alcune micro-sezioni che, stilisticamente, riportano alla mente i titoli endless runner. La difficoltà delle boss fight presenti in No Straight Roads è molto più bilanciata e appagante rispetto alle fasi preliminari agli scontri e richiederà una buona gestione dei due personaggi, intercambiabili rapidamente attraverso la pressione di uno dei bumper, per evitare di incappare soventi in un Game Over. Le valutazioni finali si baseranno su numerosi fattori, richiedendo al giocatore di padroneggiare tutte le abilità dei protagonisti per poter ottenere il voto più alto. Al termine delle varie boss fight Zuke e Mayday otterranno, oltre al disco di platino utile per accedere ai nuovi distretti di Vinyl City, alcune abilità speciali ispirate allo stile musicale dell’artista appena annientato e che potranno essere equipaggiati una volta ritornati al loro covo. 

Dalle fogne con furore!

Nel sottosuolo di Vinyl City si trova il covo di Zuke e Mayday… più precisamente nell’intricato labirinto fognario posto sotto alla città. Qui, con il proseguire dell’avventura, i Bunk Bed Junction potranno dilettarsi con numerose attività collaterali che gli permetteranno di prepararsi degnamente allo scontro successivo. Nella sala principale si potranno consultare i vari collezionabili raccolti durante l’avventura (dei cimeli appartenuti agli artisti annientati e che verranno esposti in bella vista come un trofeo di caccia) o passare qualche minuto giocando a un titolo arcade, in 8 bit, che mischia rythm game e side scrolling shooter. Nella Pirate Radio si potranno rilasciare interviste per aumentare il numero di proseliti a seguito della band. Nella sala concerti sarà possibile migliorare le abilità passive dei protagonisti così come nell’officina si potranno applicare sticker temporanei che altro non sono che buff provvisori atti a migliorare alcune caratteristiche specifiche dei nostri eroi. 

Ci saranno anche altre sezioni dedicate al briefing pre missione o all’accudire un cucciolo di alligatore ma, in sostanza, tutte le parti dedicate alle fogne trasudano stile da ogni poro digitale, mostrando la passione verso il Rock da parte degli sviluppatori. Le citazioni si sprecano e capiterà sovente di riconoscere alcune cover celebri in qualche sticker che andremo ad applicare ai nostri strumenti così come Mayday si prodigherà in frasi celebri, lievemente riadattate, durante le interviste radiofoniche. Abbiamo particolarmente apprezzato la gestione dei punti esperienza basata sul numero di fan al seguito di Zuke e Mayday. In pratica invece di avere i classici punti da spendere, ogni abilità avra un costo in “seguito”. Maggiore sarà il numero di seguaci che il duo avrà e maggiori saranno le abilità che si potranno sbloccare. Un’idea semplice, ispirata e con una vena gestionale davvero inaspettata.

Le uniche sbavature che possiamo appuntare alle sezioni “fognarie” di No Straight Roads sono riconducibili a una eccessiva stratificazione nella gestione dei personaggi che, come accennavamo poc’anzi, non riesce mai realmente a esprimersi nelle fasi dedicate all’azione e una localizzazione italiana che, purtroppo, non traduce sempre in maniera corretta le numerose citazioni al panorama musicale che, invece, per chi comprende la lingua inglese sono immediatamente riconducibili a celebri dichiarazioni di artisti famosi. Rimaniamo comunque fermi nel dire che se collegato a una struttura ludica maggiormente appagante, le sezioni d’intermezzo di No Straight Roads sarebbero state una delle parti più ispirate dell’intera produzione.

No Straight Roads e l’arte

Fermi tutti! Non vogliamo assolutamente ricominciare l’eterna diatriba sul fatto che i videogiochi siano da considerare arte. Il titolo di questo paragrafo si rifà allo splendido comparto artistico di No Straight Roads, in grado di ammaliare qualsivoglia appassionato di musica con uno stile ispirato, originale e che riporta alla mente i primi anni 2000 della scena pop rock globale. Il design dei personaggi è un mix che riporta alla mente, immediatamente, la matita che ha dato vita ai Gorillaz unita allo stile Urban della scena Pop Punk di inizio anni 2000. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, iconici e si amalgamano perfettamente allo stile futuristico delle ambientazioni. Vinyl City è un concentrato di paesaggi differenti interconnessi da uno stile architettonico moderno e ricolmo di luci al neon. I negozi presenti nella cittadina, così come le strade e i vicoletti di periferia, sono pregni di dettagli e citazioni alla musica rock, e alla cultura pop attuale, in una miscela che non potrà che fare la gioia degli appassionati.

Le linee di dialogo sono sempre azzeccate, ricolme di battute pungenti e frasi celebri, la protesta costante all’attuale panorama musicale non è mai esasperato attraverso profonde riflessioni ma si può percepire attraverso un’attenta costruzione delle atmosfere di gioco e attraverso una narrazione che non si distacca mai dalla sua ironia al limite del demenziale. Menzione d’onore alla colonna sonora che offre una lista di composizioni davvero belle e arrangiate in stili differenti per accompagnare alla perfezione le sezioni di gioco. Percepire i cambiamenti di arrangiamento dello stesso brano in base alla posizione dello stilometro, durante le boss fight, mostra una cura generale del comparto artistico che molte produzioni più acclamate dovrebbero prendere d’esempio. Il doppiaggio in inglese è ben recitato, i dialoghi, come già detto in più riprese, sono scritti in maniera convincente e la localizzazione dei testi in italiano, a esclusione di alcune sbavature, si presenta ben confezionata e in grado di restituire lo stesso vibe del doppiaggio originale.

8

No Straight Roads – PlayStation 4


Il compito di un recensore può essere paragonato a quello di uno dei temibili giudici presenti in No Straight Roads: analizzare pregi e difetti di un’opera e valutare anni di lavoro attraverso una mera numerazione. Noi, però, a differenza dei temibili artisti della NSR diamo una particolare importanza al valore intrinseco di un’opera, al suo essere capace di annientare ogni difetto presente attraverso il suo stile e la sua capacità di far passare un messaggio nella maniera più originale possibile. Per questo motivo abbiamo deciso di premiare No Straight Roads, accantonarne i difetti di gioventù (comunque analizzati nella nostra recensione) ed enfatizzarne i molteplici pregi, primo fra tutti la capacità di divertire. Per una volta chiediamo lo stesso a voi lettori. Andate oltre le apparenze, gli stilemi della società e le fredde numerazioni e se amate la musica Rock, oltre che agli action game pregni di stile... non lasciatevi sfuggire No Straight Roads per nessuna ragione.

Pro

  • Tematiche originali e trama disimpegnata ma contenutisticamente profonda.
  • Comparto artistico ispirato e ricco di citazioni.
  • Boss fight stratificate e appaganti.
  • Gestione dei personaggi originale ben confezionata.

Contro

  • Ridondanza eccessiva delle fasi esplorative.
  • Fasi pre-boss eccessivamente simili fra loro e poco appaganti.
  • Controlli non sempre precisi e affidabili.
8