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Non era poi così colossale

Pagina 2: Non era poi così colossale

Abbiamo ultimato la campagna di Wolfentein II: The New Colossus a difficoltà media (3 su 6, 7 se contate quella extra per masochisti) in poco più di una decina di ore, metà delle quali spese in filmati e sequenze a bordo del Martello di Eva, ma nelle restanti si è sparato, eccome se si è sparato.

La formula di gioco inaugurata da The New Order funziona ancora a meraviglia: il gunplay è frenetico e divertentissimo, lo stealth proposto e mai imposto, l'IA reattiva e piuttosto sveglia, il tutto impreziosito da un level design che consente di sfruttare appieno il potenziale dell'arsenale di B.J. Le location sono enormi e premiano i giocatori eclettici, fornendo numerose soluzioni per approcciare i combattimenti e angoli più o meno nascosti in cui raccattare risorse e collezionabili.

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Guai a piantarsi dietro una copertura o a fermarsi per prendere la mira, l'opera MachineGames non perdona la staticità, agevolando ingaggi in stile FPS Arena, senza momenti di stanca e in barba alla conservazione della specie (munizioni e armatura non mancano di certo).

Detto questo, sul versante ludico The New Colossus brilla perlopiù di luce riflessa, adottando la medesima filosofia e riciclando un sacco degli asset che hanno reso grande The New Order, ma di suo ci mette ben poco. Stesse armi (anzi ci hanno privato dei fuciloni laser), stessi nemici (se escludiamo un paio di robot abbastanza dimenticabili) e che fine hanno fatto le boss fight!? Troppe orde, troppi comandanti con i loro dannati allarmi, che rendono l'azione (per quanto magnifica) inevitabilmente pedante.

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E dire che sarebbe bastato approfondire il sistema dei talenti, oppure offrire un ventaglio più ampio di modifiche per le armi, o ancora amalgamare meglio gli innesti robotici, sfruttati a malapena – più volte dimenticavamo di averli. Intendiamoci, è un problema che sorge di rado durante le prime sessioni, ma quando si visita per la seconda o la terza un livello si inizia davvero a desiderare un po' di varietà extra.

Per quanto riguarda il lato tecnico invece Wolfenstein II: The New Order è a dir poco impressionante. L'abbiamo provato su PS4 (il modello base) e nonostante il frequente uso di effetti particellari e luci volumetriche all'interno di ambienti ricchi di dettagli, e la mole di corpi, sangue, proiettili ed esplosioni a schermo, il titolo viaggia a una risoluzione nativa in Full HD mantenendo saldamente (o quasi) i 60 fotogrammi al secondo, ideali per una produzione del genere.

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Le intricate strutture naziste hanno mantenuto quel look a cavallo tra lo steampunk e la fantascienza anni '60 / '70 e sono claustrofobiche al punto giusto, contrariamente alle strade delle cittadine americane, ridotte a un cumulo di macerie in balia di radiazioni e coccodrilli. Un campionario di location niente male insomma, che convince pur non riservando particolari sorprese. Ottimi i filmati prerenderizzati che enfatizzano gli attimi topici della vicenda, meno quelli in-game, complici le "facce da triglia" dal tocco squisitamente Bethesda; dovrebbero lavorarci un po' se hanno intenzione di continuare su questa strada.

Buono il doppiaggio in italiano, almeno per quanto riguarda i personaggi principali; fiacche le comparse. Per il resto, colonna sonora di grande atmosfera e tanta cura riservata all'effettistica audio. Raramente impallinare qualcuno è così galvanizzante.

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Wolfenstein II: The New Colossus è un titolo di transizione: MachineGames ha imbastito la tavola per un glorioso (si spera) terzo capitolo, lasciando però ben poco da spartire alla sua ultima fatica. Il gioco funziona, ci mancherebbe, ma alterna momenti di grande intrattenimento ad altri che osiamo quasi definire fuori luogo, rovinando un sacco di scene altrimenti pregevoli. 

The New Colossus è un ponte che unisce l'inizio e la fine di questa distopia nazista, si appoggia a un argine esistente per permettere di raggiungerne uno ancora in cantiere. Sotto di sé il vuoto, colmato parando a destra e a manca per accontentare un po' tutti: fan dell'azione ostentata hollywoodiana, delle storie di crescita interiore, del trash tarantiniano, del netto spaccato tra bene e male rappresentato in una vicenda dai canoni tradizionali e al tempo stesso l'esatto opposto… Chiunque più o meno può aggrapparsi a qualcosa giocando a Wolfenstein II, ma difficilmente vedrà la sua visione trovare compimento.

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Se non altro con una premessa del genere è difficile annoiarsi e l'eccellente formula di gioco completa il tutto con un'esperienza gradevole, ma quel senso di deja vu ogni qual volta si preme il grilletto e l'impressione che si poteva fare molto di più rimangono. Forse ne sapremo di più al prossimo appuntamento con B.J. Blazkowicz e la sua sgangherata cricca.

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