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PGA Tour 2K21 | Recensione: il grande ritorno della simulazione di golf


PGA Tour 2K21 – PS4
Genere
Simulazione
Piattaforma
PlayStation 4, Xbox One, PC
Sviluppatore
2K Sports
Editore
2K
Data di Uscita
20/08/2020

In origine fu Tiger Woods, il campione per antonomasia dello sport del golf, lo sportivo che per anni è stato tra i più pagati in assoluto, grazie ai numerosi sponsor e premi ottenuti al PGA Tour, la competizione più importante del green. Poi le problematiche personali spinsero la tigre dello swing in una caduta vorticosa che lentamente lo fece scivolare sempre di più quasi nel dimenticatoio: riportato in auge da quelle che sono state le vicende più recenti, tra cui la medaglia presidenziale della libertà conferitagli da Donald Trump come più alta onorificenza ottenibile negli Stati Uniti d’America, il suo rapporto con Electronic Arts era oramai corroso.

La famosissima saga Tiger Woods PGA Tour, sviluppata da EA Sport fino al 2013, vide la propria interruzione con l’edizione numero 14, che aprì la strada a un altro grande campione del green, Rory Mcllory, eterno rivale di Woods: il brand non ebbe un revamp sperato e dall’edizione del 2015 non si è più parlato di simulazione golfista. Fino a ora, perché con PGA Tour 2K21, grazie al lavoro svolto da 2K, si può finalmente tornare a parlare di boogey, par, birdie e di green.

2K sale in cattedra

PGA Tour 2K21 non si affida a nessun brand, a nessuno sportivo: tutti nella calca della verde erba del field, pronti a lanciarsi alla rincorsa della qualificazione al tour più importante del golf e alla successiva vittoria. La nostra esperienza con la sacca in spalla e la mazza tra le mani parte un facile e immediato tutorial, che ci permette di apprendere le meccaniche basilari di quella che è l’offerta ludica del titolo, che di gara in gara riuscirà a dimostrarsi più profondo di quanto aveva fatto EA Sports negli anni. Si parte con le basilari azioni di colpo, forza, traiettoria, gestione del vento e scelta della mazza, che solitamente avviene in automatico in fase di rincorsa al PAR.

Foto generiche

Il tutto è gestito comodamente tra levette analogiche, tasti direzionali e tasti azione: tra le più grandi novità che si possono apprezzare troviamo due interventi arcade su quella che mira a essere una simulazione. La prima riguarda la possibilità di gestire il punto di impatto tra il ferro e la pallina, andando ad agire di conseguenza sulla traiettoria: nel caso in cui vi doveste impantanare nella sabbia a causa di un colpo mal calibrato, potrebbe essere più che utile tentare un loop per uscirne quasi del tutto illesi ed evitare di colpire a vuoto il terriccio circostante. Difficile, invece, che vi ritroviate a dover colpire la pallina sull’emisfero superiore, ma nel caso avrete anche quella possibilità.

Il secondo aiuto arriva in fase di putt, quando sarete a pochi yard dalla buca e dovrete quindi calcolare la traiettoria migliore: non fatevi ingannare dalle distanze, perché è il colpo del putt il momento più difficile del golf, quello in cui si vedono i golfisti in grado di calcolare bene la direzione del vento, la pendenza del terreno e di conseguenza come gestire il colpo migliore. Avrete a disposizione una sola linea di simulazione, che vi mostrerà dove finirà il vostro colpo nel caso in cui doveste tirare nella posizione in cui vi trovate: la linea vi mostrerà la pendenza e tutto il tratto della pallina, basandosi su un colpo perfetto, quindi nel punto centrale della pallina, con una linea retta e senza deviazioni causate da un colpo sbilenco sulla levetta analogica sinistra.

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Una volta ottenuta la linea di simulazione dovrete andare a posizionarvi nel modo secondo voi più congeniale a indovinare la buca, ma senza poter richiedere nuovamente l’aiuto: un’aggiunta più che gradita, soprattutto perché troppe volte ci si ritrovava a compiere dei putt, soprattutto nelle prime fasi di gioco, insensati. La possibilità di non abusare di tale aiuto è ottima per evitare, poi, che si perda il contatto con la simulazione e si sposti tutta l’attenzione prettamente sull’arcade.

Vento, acqua e sabbia: i nemici del golfista

Come prevedibile, PGA Tour 2K21 si basa molto sugli aspetti ambientali, invitandovi a più riprese a fare attenzione alla direzione del vento, sempre adeguatamente segnalato grazie all’icona posta in cima allo schermo. Allo stesso modo, però, va a eliminare qualsiasi tipo di simulazione di tiro in fase di swing, così da impedirvi di arrivare a calcolare al millimetro l’errore: tutto è lasciato alle vostre competenze e al vostro approccio sul green, così da poter ricevere una sorpresa gradita o sgradita anche a seconda del rimbalzo della pallina.

Quello che ci ha fatto storcere il naso nel corso delle nostre sfide è l’onniscienza dei telecronisti. I veri appassionati di golf, quelli che si sono dilettati negli anni a seguire le cronache di Mario Camicia su Sky, ricorderanno quanto fosse importante la presenza di un cronista in grado, con voce flebile e sussurrata, di accompagnare il pathos del golf, uno sport fatto di silenzi, ragionamenti e di riflessione. Nulla da contestare da questo punto di vista a Rich Beem, ex golfista professionista, e Luke Elvy, commentatore professionista dello sport: entrambi tengono benissimo alta l’attenzione e ci accompagnano in questa avventura riflessiva, rispondendo in maniera più che adeguata alle nostre azioni.

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Ciò che però andava meglio calibrato è il loro costante anticipare l’esito dei nostri colpi: nel caso in cui dovessimo effettuare uno swing perfetto, state pur certi che Elvy ve lo dirà non appena andrete a impattare la pallina, senza nemmeno aspettare la caduta sul field o nella sabbia. Stessa cosa per il contrario, con entrambi pronti ad annunciare la disfatta sin da subito: tale aspetto non fa altro che potenziare di molto la natura videoludica del titolo, annullando i tentativi di raggiungere una simulazione. Eliso quest’aspetto dall’equazione, il risultato ribadiamo essere gradevole, a patto che siate ben avvezzi all’inglese, dato che entrambi non sono stati localizzati e mantengono le voci originali. Molto validi anche i riferimenti pop, con Elvy che dinanzi a un nostro boogey che ci ha portato a perdere la testa della leardboard ha citato Bruce Springsteen e la sua “I’m Goin’ Down“.

Una personalizzazione meticolosa

Dal punto di vista della giocabilità e delle modalità proposte, PGA Tour 2K21 ci offre tre diverse difficoltà in fase iniziale, che poi potremo andare a cambiare non appena diventati più esperti o nel caso in cui dovessimo renderci conto di aver avuto troppa fiducia nelle nostre abilità di golfisti. Una volta decisa la nostra direzione potremo andare a confezionare il nostro avatar, con un livello di dettaglio talmente alto che potremo anche decidere quante zampe di gallina (sic!) mettergli in volto.

Tutti i cosmetici, però, dovranno essere acquistati in un secondo momento, non appena andremo ad accumulare un po’ di valuta in-game, sbloccabile vincendo i trofei e le sfide proposte di buca in buca: si tratta solo di migliorie estetiche e non alle skill, cosa che invece accade nel momento in cui andremo a cambiare le mazze nella nostra sacca. Avremmo sicuramente gradito una progressione nell’abilità del nostro golfista, ma intanto ci accontentiamo del fatto che tutta la progressione sarà nelle nostre mani e nel nostro migliorare come golfisti.

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Pronti per mettere piede sul fairway potremo andare a sfidare tutti gli altri golfisti a disposizione di PGA Tour 2K21 con l’obiettivo di qualificarci al tanto ambito PGA Tour, partendo dalle competizioni meno importanti. Le richieste per l’obiettivo finale verranno indicate inizialmente, mentre le sfide secondarie compariranno di volta in volta che riuscirete a soddisfarle, ma sono solitamente orientate verso il raggiungimento di un determinato quantitativo di yard coperti con un tiro o all’arrivo a una determinata buca con un equal o comunque senza punti positivi nella vostra leaderboard. D’altronde ricordate che il golf è lo sport in cui vince chi ha il punteggio più negativo tra tutti. Ciò detto, la varie gare prevederanno la nostra esclusiva presenza sul green, senza farci vedere il movimento degli altri golfisti né le loro gare, il che può essere letto come un evitare di volerci fornire dei suggerimenti sulla strada da percorrere e da come gestire i nostri colpi.

Dall’altro lato c’è da sottolineare anche la non contemporaneità delle buche, il che significherà ritrovarci con una classifica che riporta il primo in classifica già saldamente in testa, con le 18 buche terminate: in tutta onestà questo aspetto non ci ha danneggiato mai, anzi ci ha permesso di settare l’obiettivo da raggiungere, ma poter procedere in contemporanea con i grandi campioni poteva avere un senso tutto suo. Tra una competizione e l’altra, infine, per rendere più realistica l’esperienza, 2K ha deciso di inserire delle dichiarazioni da parte del nostro alter ego che si dice soddisfatto o affranto dell’obiettivo a seconda di come vi sarete posizionati in classifica: sotto il 50esimo posto si va a casa, sappiatelo.

Il fascino del fairway

Tecnicamente PGA Tour 2K21 non pretende di presentarvi un altissimo dettaglio grafico, eppure la resa è gradevole e l’avatar viene creato in maniera molto minuziosa. Il campo è il migliore che abbiamo mai potuto avere in un titolo del genere, anche a favore del fatto che le proposte si erano fermate a qualche anno fa, senza voler contare il puramente arcade Everybody’s Golf. Le animazioni del nostro giocatore sono impeccabili, ma soprattutto vi ritroverete a imprecare insieme a lui per un putt sbagliato di qualche centimetro, condividendo in tutto e per tutto le sue reazioni, e lui le vostre.

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Totalmente marginale la presenza del pubblico ai bordi del green, invece, con il solito dettaglio molto scarno e poco ispirato: resta un aspetto, per l’appunto, marginale, dato che non vi capiterà di guardarli quasi mai essendo concentrati su quello che è il movimento della pallina. Dal punto di vista fisico è apprezzabile l’utilizzo che 2K ha voluto fare di tutte le componenti ambientali, dalle pendenze all’intervento del vento, fino agli effetti sonori della pallina incagliata tra le frasche o i rami di un albero, arrivando anche al “plop” all’interno di una pozza d’acqua. Tutti elementi che aiutano a confezionare un prodotto che replica in maniera ottima il golf e uno sport bistrattato dai più, amato da pochissimi, ma che esprime tutta l’eleganza possibile della flemmatica attesa dell’atterraggio di una pallina dopo un poderoso colpo di ferro.

PGA Tour 2K21 – PS4

PGA Tour 2K21 è il nuovo titolo di simulazione sportiva del golf, sviluppato da 2K e di ritorno dopo i fasti della saga dedicata a Tiger Woods pubblicata da Electronic Arts fino al 2014.

8.5
8.5

Verdetto

PGA Tour 2K21 si rivolge a quella stessa nicchia alla quale Tiger Woods ha parlato per una vita intera. Il golf, almeno in Italia, resta uno sport poco seguito, che negli anni ha perso molto del proprio appeal proprio per la caduta di alcuni mostri sacri e idoli, a partire dallo stesso Tiger Woods. Resta però il grande fascino di uno sport che fa della precisione, della flemma e del calcolo del vento le proprie basi. Se vi è mancato il golf in questi sei lunghissimi anni, è il momento di tornare sul green e inseguire quel birdie che dà solo gioie, per diventare ancora una volta i campioni del PGA Tour. Perché tra qualche innovazione molto arcade e un supporto che vi aiuterà a comprendere meglio le dinamiche del golf, siamo dinanzi alla miglior iterazione possibile della simulazione golfistica.

Pro

+ Ottima personalizzazione del proprio avatar
+ Simulazione ottima, compresi gli aiuti arcade
+ Ottima riproduzione dell'ambiente

Contro

- A volte la telecronaca anticipa il risultato del colpo
- Le classifiche del PGA Tour non sono real time